10. I Cavalieri

 

Sulle colline a sud di Vicenza, ancor oggi sorge l'antica Commenda dei Cavalieri di Malta. Si tratta di un edificio piuttosto massiccio, sulla sommità d'un piccolo colle, affondato nel verde dei resti d'un parco che un tempo doveva essere molto più vasto.

Il Sovrano Ordine Militare di Malta, o Gerosolimitano, o di S. Giovanni in Gerusalemme, o degli Ospitalieri, ebbe origine nel sec. XI da un ospizio per pellegrini istituito a Gerusalemme dagli Amalfitani: non a caso lo stemma dei Cavalieri conserva la croce a otto punte di Amalfi. Dopo il 1059, l'Ordine, retto prima dalle regole benedettine, pur mantenendo la funzione ospedaliera acquisì e sviluppò il carattere militare: si trattava infatti di difendere in Terrasanta  le istituzioni cristiane dai musulmani:  Ospizi, conventi, ospedali, castelli, case, terre e città. I membri di quest'ordine dovevano provenire esclusivamente dalle Nobili famiglie della Cristianità.

Stemma dei Cavalieri di Malta: conserva la croce di Amalfi.

 Tutti i regnanti d'Europa avevano colmato di favori e privilegi la Benemerita Istituzione che annoverava ovunque numerosi beni. D'altra parte ai Cavalieri doveva andare la perenne riconoscenza delle nazioni cristiane perché essi - non altri - avevano votato sé stessi per difendere i diritti cristiani in Palestina e vi morirono a migliaia.

Cavalieri Crociati dei vari Ordini (Wikipedia)

Nel 1309 venne soppresso l'Ordine dei Cavalieri Templari - l'Ordine Militare-Religioso più potente d'allora - mediante un colossale complotto ordito da Filippo il Bello, col consenso del Papa, da lui plagiato.

Stemmi dei vari Ordini Militari Cavallereschi

I Templari (crociato di centro nella figura) che non vollero sottomettersi  furono  eliminati   letteralmente.  

Sterminati a centinaia e centinaia, in Francia ed altrove, in un blitz di pochi giorni, con le accuse assurde di sodomia, eresia, bestemmia, sacrilegio etc. Gli accusati, sottoposti a tortura, divennero confessi e con quelle accuse logicamente non poteva seguire se non lo sterminio. In realtà, l'Ordine del Tempio era troppo indipendente e soprattutto troppo ricco: Filippo non poteva tollerarlo.

Tutti i regnanti d'Europa avevano colmato di favori e privilegi la Benemerita Istituzione che annoverava ovunque numerosi beni. D'altra parte ai Cavalieri doveva andare la perenne riconoscenza delle nazioni cristiane perché essi - non altri - avevano votato sé stessi per difendere i diritti cristiani in Palestina e vi morirono a migliaia.I possedimenti dei Templari che non furono confiscati passarono in buona parte ai Cavalieri di S. Giovanni in Gerusalemme che, con questa sopravvenienza attiva dilatarono enormemente il loro potere. Perduta che fu la Terrasanta al mondo occidentale, l'avamposto Cristiano dei Cavalieri passò a Rodi e quindi a Malta, concessa ai Cavalieri nel 1530 da Carlo V.

I Cavalieri di Grazia non professavano voti, mentre quelli di Giustizia professavano i tre voti di povertà, castità e obbedienza, consueti negli ordini monastici, ma vi aggiungevano anche quello assai più impegnativo di morire con le armi in pugno, anziché cedere agl'infedeli. Godevano delle prerogative degli appartenenti a Stato sovrano e come tali erano intoccabili. Protetti e rispettati dovunque, nel 1765 Luigi XVI decise che

......les abitants des iles sous la domination de l'Ordre seraient tenus pour régnicoles dans le Royame de France...

Vestire l'abito dei Cavalieri voleva dire, anche nel '700, per un giovane Cadetto, acquisire quel prestigio, quell'indipendenza che molti avrebbero desiderato.

Enrico Bissari accarezzava da tempo quest'idea, tanto più che poteva contare su di un discreto appoggio interno all'Ordine, dato che un Conti, prozio materno, professava da lungo tempo con onore tra i Cavalieri ed aveva già aiutato Camillo Bissari a divenir Cavaliera di Grazia e poi Commendatore. La cosa non era né semplice né breve, poiché solo pochi riuscivano nell'intento. Enrico evidentemente dovette imboccare il sentiero giusto. Fu indirizzato al Cav. Fra Antonio Micallef di Verona e s’informò di tutto "bellamente", per usare il linguaggio dei Cavalieri. La posizione di Enrico,in famiglia era quella di secondogenito. Divenire Cavaliere voleva dire rinunciare ad ogni suo diritto eventuale alla successione. Forse questa rinunzia ad ogni bene, da produrre all'Ordine gli frenò dapprima l'entusiasmo, ma il buon Micallef lo istruì per bene, e gli scrisse da Verona il 6 ottobre 1786:

"... Vi spedisco la formula che siamo soliti tenere nelle rinunzie, quando facciamo professione nell'Ordine Nostro.Vedrete che fatta nella maniera presente non si resta mai pregiudicati in niente. Tenetela presso di voi che me la darete quando passerò di Costì. Vi consiglierei di sollecitare pure Voi la Professione, mentre è sempre meglio più presto che si può e per il numero di quelli che hanno voce nelle Assemblee e che possono aver commissioni.Alla mia venuta parleremo benché dubito di fermarmi pochi momenti. Salutatemi quelli della casa. Amatemi in Dio,

V. Pf. Cugino A.M."

Enrico fu ammesso al Noviziato.Vestire l'abito di Malta esigeva un tirocinio preventivo di navigazione che Enrico svolse regolarmente nelle galere dell'Ordine per compiere la sua carovana; chiese inoltre ed ottenne l'incarico di " visitare" - a sue spese - il patrimonio immobiliare dello stesso nelle zone vicino a Vicenza, per constatarne lo stato di manutenzione ed eventualmente porvi rimedio. Era il caso della Commenda e di Longara; insomma si rese utile ed acquistò le sue brave benemerenze: poteva ormai divenire professo. Infatti il 12 maggio 1786, in casa di Giambattista Fusinieri, in vico delle Beccariette, secondo la formula inviatagli da Micallef, Enrico fa davanti al Notaio la rinunzia

...di tutti e singoli suoi beni presenti e venturi,.. in contemplazione della ridetta Professione, non seguendo la quale abbiasi a ritenere non fatta la presente rinunzia e non sia di veruna forza ed efficacia.. e che tale donazione,.. debba sortire effetto... seguito l'obito di detto donante... e fa donazione,... Perché non deceda intestato da questo secolo. Il donante si riserva l'usufrutto vita sua natural durante. Mancato poi esso di vita, il predetto usufrutto consolidato con la proprietà delli predetti beni pervenir debba alli suddetti Donatari...

ed inoltre...in qualunque tempo finché resti tra gli umani possa moderare correggere o riformare ... (questa rinunzia,n.d.r)

Si sono voluti riportare un po' più per esteso questi documenti perché offrono l'occasione per alcune importanti riflessioni. L'atto appena visto è il testamento di uno che va alla guerra, ed era ben giustificato per i Cavalieri che centinaia d'anni prima s'imbarcavano per le loro missioni in Terrasanta. Nel 1786 invece, non v'era più alcuna necessità di morire per la Fede in Palestina e quindi tale formula legale diveniva un espediente raffinato per non rinunziare a nulla.

Il nome di G.Btta Fusinieri non viene poi riportato per pignoleria: lo troveremo ancora, più avanti: egli era proprio uno di quei fratelli Fusinieri, intellettuali, studiosi, aperti alle nuove idee che venivano dalla Francia, e che per questo saranno poi perseguitati dagli Austriaci.

Dietro l'esempio di Enrico, ecco anche i fratelli frequentare il tirocinio sulle galere di Malta: Pietro, Luigi, Mario e Francesco.Eccoli di volta in volta scrivere da Livorno, Napoli, Messina, Palermo, da Malta stessa. Talvolta si teme di dover subire un attacco dei pirati che infestano i mari; talaltra si narra di una perquisizione degl'Inglesi a bordo. In una sosta a Napoli Enrico e Francesco fanno visita all'Abate Monti. Sono incantati dalla città e la descrivono bella e "..con un bel passeggio..."

Anche Francesco, già ufficiale di Sardegna prese parte ad uno di questi viaggi. Fu in un suo congedo per malattia durato circa un anno.Congedo che tra l'altro gli costerà il ruolo, poiché non verrà più accettato al reggimento di Casale, nonostante il certificato medico. Ci resta di quest'esperienza di viaggio, un breve diario - un po' sgrammaticato, a dire il vero - grazie al quale sappiamo che fu colpito dai begli occhi di una ragazza di sedici anni e cosucce del genere. In una lettera di Francesco è scritto anche che ha "visto la bella Miladi Hamilton moglie del ministro del Re". (Fu l'amante di Nelson. Dal ritratto qui riportato non ci meravigliamo del fascino immenso della donna).

Milady Hamilton in veste di Circe nel ritratto di George Romney (Wikipedia)

In questi viaggi, che - non dimentichiamolo - allora erano imprese ed imprese costose, (il viaggio di 3 persone da Napoli a Malta costò 12 zecchini, e durò 6 giorni) le osservazioni sulla vita, gli incontri con le persone, le esperienze che i fratelli vissero nel mondo esterno a Vicenza, crediamo abbiano contribuito non poco a maturare le loro menti in senso politico. Il confronto con altre realtà fece loro toccare con mano che l'universo non era solo Vicenza caput mundi, turris eburnea, beata, protetta dalle ali del Leone di S. Marco, ma ben altre genti, altre idee, altri modi di vita costituivano la realtà dell'uomo europeo di fine settecento.

Eppoi, proprio in quegli anni fervevano sempre più energicamente gli enzimi illuministici nelle decisioni degli stati e dei popoli. L'esempio americano dell'autodecisione era già maturato, e per non parlar dell'Inghilterra, la riunione degli Stati Generali indetta da Luigi XVI aveva fatto ormai intravvedere, agli occhi più aperti, che qualcosa stava cambiando anche in Francia. La constatazione che a Vicenza si viveva fuori del tempo - eravamo nel giugno 1796- non tardò a rendersi palese agli occhi dei fratelli Cavalieri.

Insomma:proprio questi loro rapporti con il mondo esterno, proprio i contrasti ch'essi vivevano giorno per giorno, in quei lunghi viaggi di mesi e mesi, pensiamo siano stati decisivi per avvicinarli a quello che sarebbe stato il loro destino di Giacobini.Anzitutto essi non avevano alcuna speranza, in patria, di raggiungere una posizione qualsiasi. Erano forse cent'anni che un Bissari non ricopriva delle cariche veramente importanti e sostanziose nel Consiglio della Città. Nessuno di essi poteva vantarsi scrivendo nelle sue memorie: - Oggi sono stato rieletto... come i Tornieri padre e figlio ormai facevano da decenni. E ben si sa come le cariche importanti possano fruttarne altre lucrative per sé e per i famigliari...

Un Nobile con pochi beni contava poco e la rispettabilità era - ed è ancora - proporzionale alle sostanze. Il palazzo Bissari sul Corso abbisognava di un urgente restauro tanto necessario quanto impossibile. Del resto, all'altro palazzo Bissari - quello di fronte al Vescovado - proprio qualche anno prima era caduto il tetto, seppellendo il Nobile Parmenione Trissino, bibliotecario, assai più spiantato di loro, che fu tirato fuori dalle macerie, miracolosamente illeso, dopo due giorni. E almeno essi fossero stati nelle grazie dei Veneziani! Ma era proprio questo il loro punto debole. Nell'ossequiente conformismo del potere cittadino, evidentemente il loro tradizionale "esser contro" sanzionava ancor più la loro esclusione.

Il palazzo Bissari sul Corso (F.d. A.)

I fratelli Bissari non erano affatto sprovveduti intellettualmente. La formazione squisitamente classica di Enrico si accompagnava negli altri fratelli a discipline più pratiche: giurisprudenza, agraria, scienze naturali. Erano uomini preparati: desideravano un ruolo adatto alle loro capacità. A farla breve: in varia misura, i fratelli Bissari incarnavano il substrato dell'intellettualità più aperta al nuovo modo di pensare, molto più vicino a quello dei borghesi che a quello dei nobili. La loro adesione all'intellettualismo illuministico, forse anche snobistica, dilettantesca, di colui che ha viaggiato, e perciò stesso si picca di pensarla in modo diverso dal solito, valeva nei fratelli Bissari anche come desiderio, diciamo pure velleità, di adeguare al corso delle nuove esigenze la società in cui essi si trovavano a vivere tutti i giorni: Vicenza, e quindi la società veneta, e, inevitabilmente, la Repubblica Veneta. Ora che altri valori di vita si affacciavano prepotenti a chiedere spazio, pareva loro assurdo il perpetuarsi nella Serenissima di un conservatorismo retrivo dismesso ormai da tempo perfino dalla Prussia.

Alla luce di queste considerazioni si capisce meglio come i Bissari osservassero da lontano, con stupore sì, ma anche con una certa simpatia, gli avvenimenti che maturavano oltre le Alpi.

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