13. Il Dossier (A.S.Ve. Inquisitori di Stato 1251-382)

 

Giuseppe Fontana di Lorenzo, nativo di Rovereto esercitava a Vicenza, da cinque anni, la sua professione di sarto. Nella sua bottega ed altrove, nelle osterie e nei vari ambienti che frequentava fu udito da orecchi sensibili far discorsi tipo:
... S.Marco non ha forze da spedir contro Bergamo e Brescia ribellate a meno che non si rivolga al Remondini....(Bassanese, Comandante delle Cernide più agguerrite del Territorio vicentino,n.d.r.)

Prosegue il rapporto:
...all'arrivo del Gen. Buona Parte ultimamente questa compagnia... andò fuor della Porta del Castello a fargli incontro trattando degli Ufficiali e Soldati Francesi con Rum, Caffè e simili ... La compagnia è costituita oltre che dal Fontana anche
....dal Conte Luigi Muzan, Brunoro, suo fratello, Gian Battista Rossi, Pietro Pavoni, Pietro Bressan, Attilio Romanello, Antenore Balzi, Enrico Bissari, quattro o cinque suoi fratelli..ed altri...

che qui sarebbe prolisso dettagliare.
Gli zelanti poliziotti, da una citazione cavano fuori quanto c' è da cavare e l'inchiesta s'allarga a macchia d'olio.
Vengono convocati testimoni su testimoni e saltano fuori sempre nuovi nomi che ritroveremo tra coloro che poi collaborareranno coi Francesi.

Primi testi citati, i garzoni di bottega del Fontana. Giuseppe Cremisin dirà:

...il Fontana fa il Sarte con Bottega ed io ero suo Lavorante. Con la opportunità di star nella Bottega, vedevo la gente che capitava, e sentivo li discorsi che si facevano. Quindi quando capitarono qui li Francesi vennero molti di essi in seguito di tempo ad impiegar il Fontana in farsi de' vestiti. Essi venivano in Bottega, e lui fatti li lavori li portava ov'erano di alloggio. Premetterò ch'esso Fontana si dimostrava sempre affezionato al partito Francese con lode delle sue azioni.
Con dir ch'erano la gran brava gente, che li Tedeschi erano Pattatruchi e simili, alesando, compiacenza ed allegrezza per le loro vittorie e standone in brama delle notizie, su di che sempre si facevano in Bottega discorsi, con li parimenti geniali che capitavano solitamente per essere della compagnia del Fontana suddetto ......Fuori poi della Bottega io non saprei rifferir li discorsi se non in un solo incontro che ci son stato... Questo fu giorni sono, cio è l'ultima volta che venne il Gen.l Buonaparte ... da essi geniali chiamato il Dio della Guerra ed io quella notte fui col Fontana e colli prenominati ...e alle guardie Francesi che ivi lo aveano preceduto, dicevano li predetti, con il sig. K.r Enrico Bissari della Porta del Castello, che volevano vedere quel Dio della Guerra ....
Siamo poi andati in casa del Sig.K. Bissaro predetto, il quale con gli altri suoi fratelli che sono quattro o cinque è geniale ancor lui dei Francesi ed ivi...ci trattò a Rum ed altro e ne mandò alle Guardie Francesi ch'erano abbasso in istrada, avendo anzi fatto venir di sopra una di esse Guardie che attendeva il Buonaparte con delle lettere...
Interrogato: se sappia che dai prenominati in qualche luogo e incontro venissero altre osservabili espressioni specialmente riguardanti lo Stato Veneto?

R.e:... Le espressioni che io ho inteso sono presso a poco queste......Li Francesi erano nel modo già a tutti visibile entrati nello Stato, ed era impossibile lo scacciarli più ; che avevano fatto male li Veneziani a lasciarli entrare perché non avevano certo modi di scacciarli; che quella Nazione era tanto brava che conquistava il mondo...Si aggiunse ancora che li Veneziani armavano per le insorgenze di Bergamo e Brescia...e il Fontana disse che cosa mai volevasi che armassero se non avevano cinquecento soldati a cavallo in tutti...Ecco li discorsi che io intesi ...e null'altro ...

L'altro garzone interrogato sull'argomento, con molta prudenza dice: ...Niente di male ...Tutti con animo grande verso il nostro Principe, e pur il Fontana ...

Il terzo garzone si rende conto più degli altri che la cosa è piuttosto seria e testimonia che i rapporti coi Francesi furono solo di lavoro, e che il padrone diceva:
...sarebbe stato bene per noi che fossero andati via tutti dallo stato, ma però che erano bravi, e di spirito non si poteva negarlo...
Richiesto poi se conosceva gli altri, quando gli fanno i nomi risponde: ....li conosco tutti perché sono avventori di Bottega...
Circa i discorsi compromettenti:. Niente davvero.. .Nulla di questo ... Niente certamente...
Il quarto teste è il servo del Fontana e si comporta anch'egli scagionando il padrone. Se non che aggiunge che egli è amico di ...varj del Paese ed in specialità mi ricordo il sig. Co Muzan, di cui non so il nome, il Co.Bissari Cavalier di Malta, che anzi questo venne qualche volta a ritrovarlo...

Ce n'è abbastanza per sospettare - diremmo noi - un'associazione sovversiva.

Il 26 marzo interrogano il Fontana stesso, arrestato il giorno prima.Vale la pena di riportare la sua descrizione nel rapporto, non solo come fatto di costume, ma piuttosto pensandola come surrogato settecentesco ai nostri documenti personali con fotografia...

...Un uomo di statura mediocre, corporatura scarna, capelli a coda, castagni, di carnagion bianca, poca barba, vestito con camicia bianca, velada panno verde, camisolin bianco, Bragoni panno cenerini, Gaban di panno bleu foderato di....bianco a mosche rosse, calze bianche, Bombace, scarpe pelle nere, dell'età per quanto dice e dimostra di anni ventiquattro...

Ovviamente egli sostiene che: ...alla Bottega da Gallo (il Caffè più frequentato da loro N.d.r.)... qualche volta sentivo a discorrer, ma veramente io non facevo proposito se non se ascoltando e nulla più...Ne ho servito molti di Francesi per abiti, ma non ebbi a far discorsi, e trattar con essi sennonse per il mio mestiere ... e nei discorsi non ebbi a dire sennonse quello che dicevano tanti altri, cio è che li Tedeschi erano poltroni a lasciarsi a dar sempre, e che li Francesi erano ben valorosi, che l'Imperatore era tradito e simili cose ... Interrogato se alla venuta dei Francesi fosse andato loro incontro e con chi, risponde:....siamo andati ivi per curiosità... Ritrovassimo colà alla Bottega (del Caffe) diversi Signori Vicentini, mi ricordo solo il Kr.di Malta Sr. Co.Enrico Bissaro...il Sig.Antenore Balzi. Né mi sovvengono altri in dieci o dodici erano certo. Il K.re ci invitò a bere il Rum da lui, ed in fatto siamo andati tutti a berlo. Ne mandò al ...Capitano dei Francesi che attendeva il Buonaparte, che non ne voleva, ma poi lo bevette, vi era in casa del Bissaro un Ussaro Francese, che aveva delle lettere per Buonaparte e ne bevette ancor lui e si fecero dei Eviva toccandosi li Bichieri e dicendo eviva Buonaparte il soldato Ussaro, né io sentj dicessero altro, quando poi viddi che la cosa andava in lungo io venni via e andai a casa a dormire senza più aspettare, e questa è la storia di tale affare...

Un altro teste, Tomaso Subiotti, mercante da Ferro, fa nomi anch'egli e cita tra gli altri Enrico e Leonardo Bissari Colonnello.

Ma l'usignolo di questo fascicolo è certo il Conte Camillo Sesso, il quale interrogato il 15 aprile, se conosca ...persone che dimostrino tendenze ad innovazioni e torbidi... sembra quasi che si rimbocchi le maniche, si faccia dare una sedia per star più comodo, magari chieda un bicchier di vino e comincia la sua delazione:

L'argomento è tanto interessante che io ingenuamente ne farò la deposizione di tutto ciò che mi è noto.Saranno undici giorni circa ch'essendo io di passaggio sulla porta dell'Ostaria detta delli Tre Scallini – [la quale esiste ancora e con lo stesso nome, presso Povolaro, proprio di faccia ai resti dell'Abbazia Benedettina,- in Ciuppese - e della chiesa detta - non si sa perché - di S.M. Etiopissa, (??)] - fuori della Porta di S. Bartolamio, che ritornavo dalla campagna, cio è dall'esser stato fuori, sono stato ricercato dall'oste Gio Batta, che non so meglio individuarlo, quali erano le novità correnti in Vicenza dissi che pur troppo vi erano delle disgrazie, rifferindomi alle cose di Brescia, [rivolta anti veneziana di Bergamo e Brescia, N.d.r.] e che Iddio proveda, e la mano del Sovrano.
Frattanto a questo discorso sopragiunse Pietro Ronzan da Sarcedo cavallaro, uomo ordinario, ma che per esser sempre in giro sui mercati è svelto, e ne sa di città e di campagna, e disse: - Pur troppo Sig.Conte vi è del male nelle ville, perché nell'incontro di andar a Tiene di tratto in tratto, tra le altre cose dippendenti da ciarle, poco calcolabili, nella Bottega delli Frattelli Saggini vendi Ferro, che sono negozianti ricchi di quel Paese - uno dei quali Fratteli ha per Moglie una Bologna di Schio, che vive, e fa la letterata, - udii delle gran cose, che credevano ch'io non intendessi.A questo cenno generico, mi sono impennatp , e gli dissi, che si facevano discorsi su tali argomenti da tutti, ma lui mi soggiunse che sapeva che in una casa di Tiene aveano preparato l'Arbore della Libertà.
Non intesi da quest'uomo di più perché venne il momento di dover io partire, e sono partito, ma riflettei che quest' uomo aveva in detta Bottega sentite e ritratte delle importanti notizie in tale proposito.

Accennarò...per lume che in detta Bottega e Casa Saggini vi pratticano persone diverse di Tiene e di Vicenza, e fra quelle che io conosco sono di Tiene il Sig.Gio Batta Fabretti, il giovine che fa la corte alla Sig.a Saggini predetta, ed il Nob. S.r Co: Girolamo Pajello di S.Francesco di questa Città, a me benissimo noti.
Rapporto al primo dirò che io non ho inteso da lui alcun discorso individuo, sennonse rimarcato gli ho un particolar genio per li Francesi, e per le loro azioni e innovazioni.

Il Pajello poi è trasportatissimo per questi, ed in modo che nella ritirata dell'Alvintzi, egli leggeva un'elegia in depressione di lui, della casa d'Austria, ed in modo che metteva all'apice della gloria il valor Francese, e li Francesi, e tantocché leggendola egli stesso, ed essendo molto elegante e superba, si teneva che non l'avesse fatta lui, ma bensì supponevo, che l'avesse composta e corretta certamente l'Abbate Velo ch'è di cognome Garducci sedicente Velo, di cui non so il nome, che stà nelle Canove della Città nel Teatro Olimpico; anziché stando questo Abbate presso la Casa di quel Custode, potrebbe l'Abbate stesso - che non lo so di certo - aver il comodo di collocar, e servirsi per la Casa di esso Custode de' sotterranei del Teatro Olimpico stesso, mentre di tal sorta di gente, ed in tali affari, tutto deve temersi, sebbene io non abbia dato alcuno che ciò mi indichi: qual composizione lesse il Pajello, che ha del talento molto, ma non poi di tanta eccellenza quanta compariva da quella carta, a diverse persone, ma specialmente alla Sig.a Bettina Guzzan di questa Città, e tant'altri che non saprei addesso individuarli e non è difficile anzi probabile, che l'abbia fatta pervenir alla Sig.a Saggin pred.a.

Rapporto poi a detta composizione, accennavo che le persone alle quali esso Pajello può ed è naturale, che abbia comunicata detta Composizione, sono del genio stesso che lui e sono il Comendator Trissino da Ponte Furo di cui non so il nome, il K.r. di Malta Enrico Bissaro, il K.r. Pietro suo Frattello, questi son quelli che sociano con lui, e che sono del genio suo, perché parlano con imprudenza tanta in rapporto alla genialità loro per i Francesi, e che io intesi benissimo sovvenendomi che quando vennero le n[u]ove che il P.tà di Crema era stato congedato... il Pajello in Bottega di Pigozzo disse che per causa di costoro avressimo anche noi delle cattive conseguenze ond' è ch'io considerai quel Costoro [sottolineato nel rapporto,N.d.r.] perché prima ci fu una qualche parola circa l'armarsi de' Veneziani.
… Aggiungerò che il villico Ronzan nel momento che a Tiene mi disse le preanunciate parole, mi accennò, che aveva in que' propositi tenuto discorso con D.n Vicenzo Marini nativo di Sarcedo, credo ora abiti a Padova, ma viene a Vicenza e villeggia a Sarcedo, il qual'è un uomo piuttosto discolo... ed ha un Frattello, ch'è un buon Religioso, di nome Antonio, credo occupato in Scuole Pub.e di quella Città,... di che il Ronzan renderà conto de' discorsi tenuti......

Come possiamo constatare, per essere uno che si teneva in disparte e che non era della compagnia il nostro bravo Co: Sesso ne sapeva più d'una serva abituata ad origliare dietro le porte. Con la sua deposizione egli ha ulteriormente compromesso l' Abate Velo che in fondo aveva poi composto soltanto una poesia. Ma secoli e secoli di sudditanza facevano considerare reato anche soltanto l'opinione diversa, né è il caso di meravigliarsene, dato che anche ai nostri giorni talvolta...

Si noti poi, nella testimonianza apparentemente distaccata del Conte Sesso, come emerga evidente il rifiuto della Casta nobiliare verso il trasgressore delle regole, verso l'intruso che rivendica a sé stesso l'appartenenza a quella stessa casta: il Velo.
Probabilmente il Sesso s'era infervorato nella sua parte e non doveva certamente veder di buon occhio i Bissari, che già da tempo erano tenuti in disparte dagli altri. Ma non era ancor sufficiente ciò che egli aveva già spifferato.
La sua "cantata" prosegue dettagliando illazioni e supposizioni in un manicheismo ipocrita che divide il mondo vicentino in buoni e cattivi ed ovviamente anche per lui i cattivi erano sempre gli altri.

...Non so poi decisam.te se esso Abate Marini sia della Casa Saggini, ma bensì so che il Ronzan stà in una sua casa, onde può aver benissimo tenuto dèdiscorsi nel proposito, anche per l'incontro di andar a Padova a portargli della robba. Detto ciò aggiungerò un'importante particolare. Nella mattina che giunse il N.H. Erizzo Pod.à e K.o tutti li buoni della Città erano in esultanza, e dicevano tutti ch'era giunto a tempo d'impedir li gran mali che anche qui si temevano circa la rivoluzione.
Un tal Antonio Zanella che stà a Lisiera Fattor della Co: Velo, ma che vien in Città, tre giorni per settimana, ed affittual de' N.N. H.H. Valmarana sulla strada dei Droghieri Bonaccioli, credendo naturalmente a me piucché ad altri, si spiegò con la stessa esultanza, e mi disse, che sperava certo che fosse giunto in tempo di impedir li disordini, e mi significò, che anche qui v'era del gran male, e che v'erano de' baroni, volendo indicar li rivoluzionari.
Mi aggiunse che erano preparati li tre soggetti che oveano far il complimento di Congedo al Pred.o Rapp.nte senza nominarmeli. Questo è uomo, che non è fanatico, ch'è un buon uomo, negoziante, che gira continuamente in affari, onde non dovrebbe aver parlato a caso, e tantoppiù che essendo stati alloggiati a Lisiera li principali delli Francesi può con tal incontro aver anche delle cognizioni, o per aver veduto persone, o per aver sentito parole.....

Non contento di aver egli stesso suggerito per ben due volte semplici possibilità di reato all'efficientissimo Lavagnolo, che non aveva certamente bisogno di tali consigli, prosegue imperterrito compromettendo ulteriormente:

....il Fioccardo...quel Professor Ceretti...il Pajello...il Comm. Trissino da Ponte Furo ...Antonio Salvi...Carlo Vicentini...un Gentiluomo Sale che sta ai Carmini...il Co: Andrea Toso...il Sig. Felice Piovene Nodaro di Collegio......Aggiungerò ancora che li congressi e relazioni del Fioccardo avevano per rapporto il racconto delle novità dei fatti fra Francesi e Tedeschi al Coll.o Bissaro, (Qui si tratta di Leonardo Bissari, Colonnello delle Milizie Venete, il Libero Muratore) alli Fratelli Zamboni,..all'Abate Canton...al Sig. Filippo Ciron...Al Co:Luigi Muzan...al Sig. Bortolan... ...un tal Gaspari di Thiene ammogliato con la Chilesotta ...Francesco Crosara ch' è di Valdagno.... D.Francesco del Gin che è Capellano di S.E.Cap.io... Co: Brunoro Muzan.....il secondogenito del Co: Anzolo ..Vecchia....Ve ne saranno tant'altri... ma non li ho presenti.

Il fascicolo a questo punto annoiava. La sua lettura era difficile, e per la scrittura, per così dire originale, ma specie perché l'inchiostro traspariva vistosamente dall'altro lato del foglio creando tutta una serie di geroglifici di difficile interpretazione. Tanto più che si trattava di nomi e pettegolezzi da parte di uno spione.

Lo lasciammo pensando:- Anche allora non è che la carta usata negli uffici pubblici fosse particolarmente pregiata! -

Molto tempo dopo ci venne desiderio di saper cosa diceva il seguito. Buon per noi perché ci trovammo dinanzi - con piacevole sorpresa - tanto interessante quanto totalmente insospettata, la deposizione del Zanella, fattore della nostra Ottavia Negri di Velo. I Negri infatti possedevano una grossa tenuta tra Lisiera ed Ospedaletto: Casa Latina).

La villa di Ottavia nella tenuta di Ospedaletto: Casa Latina

Egli disse: .... giorni sono, che il preciso non mi ricordo, nato già l'affare di Brescia (allude alla ribellione di Brescia ai francesi; N.d.A.), quandoché mi portai dalla Contessa Negri, mia Padrona. Ivi, essa, sola con me, mi disse confidenzialmente che vi erano queste novità che la adoloravano; che molto temeva anco per Vicenza , ed era in apprensione di novità, ancor qui.
Soggiunsi, come mai poteva ciò succedere, se vi era qui un territorio tanto fedele al Principe che ognuno avrebbe preso le armi, e diffesa la giusta causa comune. Mi replicò che pur nonnostante temeva perché sapeva, che vi erano dei baroni ancor qui che avrebbero tentate delle innovazioni. Io trasportato dal zelo, e dalla fede verso il Principe, dissi come mai potevano pochi baroni azzardarsi, quandoché solamente dalla mia parte di Villa mi prendevo impegno di condur diecimila uomini, e sebben non giovine, sarei venuto coi miei Figli alla testa a massacrar tutti costoro che non avrebbero sortito il loro intento.
E per verità io parlavo col cuore, e colla determinazione di così eseguire se ne avessi avuto libertà, ed impulso dal Pub.o (Rappresentante, N.d.R.)
Mi replicò li suoi timori ed io replicai le stesse proteste fatte...di diffendere il Principe e la causa comune; e seguitando in discorso mi accennò che sapeva che vi erano dei baroni mal'intenzionati, che aspettavano l'esito di Verona, e non mi nominò in confidenza che il Co: Fioccardo, un tal Balzi nobile ancor lui, che ha un frattello relegato, e Muzan pur nobile e Conte di cui non fecemi il nome, indicandomeli come quelli, ch'erano di mala intenzione per l'innovazione. Io replicai le proteste che saressimo venuti con gente in Città, e che li avressimo massacrati costoro. .
..

Senza dubbio Ottavia mostra al suo fattore di essere benissimo informata, persino in argomenti così delicati e riceve conforto e solidarietà dalle parole del buon Zanella, ad onor del vero piuttosto spaccone e certamente non proprio buon matematico.

Le bellicose intenzioni dello Zanella sono però utili a spiegarci l'attaccamento notevolissimo del popolo al Governo Veneto.
Comunque, l'episodio ci manifesta ampiamente l'assoluto, ignorante conservatorismo del contadino, che prosegue riferendo come Ottavia abbia descritto
...li tre sud.ti come innovatori, mi disse in via di discorso che questi tre medesimi sarebbero li capaci di presentarsi per congedar il Rapp.nte al Capo della Rivoluzione, che per quanto diceva essa, teneva benissimo, e calcolava li sud.ti capaci di tal azione ...... la Dama pred.a per quanto io posso comprendere pratticando al Caffè detto della Cioccolata ossia la Banca, dove vi è del concorso di questa gente sospetta, come sarebbe quel Ciron, che fu anche costretto per tali acuse; bisogna che ivi abbia ritratte delle cognizioni in tali propositi. Né posso poi fuor della voce dir altro, che tutta la Piazza fà di questa classe di mal'intenzionati il Colonnello Bissaro, il quale non so se prattichi in quella bottega, ma la pub.ca voce della Città lo marca per tale; né io posso aggiunger di più...

E neppure noi continuiamo.
Fin qui il fattore Zanella. Ottavia avrebbe dovuto essere poi interrogata come persona informata dei fatti - diremmo noi. Il suo nome compare infatti nel fascicolo. Non se ne fece poi nulla perché arrivarono I francesi.

Pagina del dossier con la citazione di Ottavia N.V. da parte del suo fattore Zanella nel dossier.(la freccia è nostra aggiunta)


Possiamo comunque notare come Ottavia non abbia nominato i Fratelli Bissari. Non è però da dimenticare ch'ella è vicinissima, anche se non tanto intima in quelle circostanze, ai suoi cugini.
Le prove di questa dimestichezza ce le fornisce lei stessa nelle sue lettere, quando bambinetta riceve visite di Teresa Capra-Bissari ed Enrico, di Teresa e Giovanni, ed in seguito, infinite altre volte nel suo Giornale. Nessuna meraviglia che di tali argomenti così dettagliati e compromettenti le abbia parlato addirittura Enrico Bissari o Francesco, col quale soprattutto, in seguito manterrà cordialissime relazioni. La solidarietà di classe imponeva ad Ottavia di non parlare al suo fattore negativamente dei cugini che frequentava spessissimo in città, e che a Lisiera possedevano terre confinanti con le sue di Casa Latina, e certo erano ben conosciuti dallo Zanella!


I cospiratori s'erano dunque accordati non appena l'occasione si fosse dimostrata favorevole, per costituire il nuovo Governo della Città, in sostituzione del Veneto Rappresentante e del Consigli. Avevano addirittura stabilito alcuni dei nomi di coloro che formalmente avrebbero dovuto esautorare l'Autorità Veneta.

Abbiamo indugiato su molti dettagli di questo fascicolo: essi non sono dettagli marginali, poiché questi nomi, queste persone li ritroveremo puntualmente dopo. Tutto conferma quindi l'esistenza di un, sia pur piccolo, partito filofrancese che non attese l'occupazione per organizzarsi, ma si diede da fare prima.
Stupisce, però, come discorsi così eversivi e pericolosi venissero fatti nei Caffè, ove chiunque li poteva sentire, come infatti accadde. Incoscienza, imprudenza, o non piuttosto la sensazione diffusa ormai dovunque che S. Marco non contava più nulla?
Probabilmente tutto questo ed altro ancora.

- A noi basta - come abbiamo detto - confrontare i nomi degli elenchi della polizia veneta con quelli dei Liberi Muratori e dei successivi Municipalisti per accorgerci che sono gli stessi o gli amici degli stessi, e vi figurano le personalità più eminenti della cultura del tempo. Non ancora classe coscientemente organizzata da interessi comuni, ma certamente nucleo di persone convinte della necessità imperiosa di un cambiamento d'istituzioni in senso moderno.
- A noi basta leggere le altre cronache dell'epoca per trovare, come detto, ulteriori conferme delle vaste relazioni che questi uomini tenevano.In ogni centro un po' importante del Territorio essi - pochissimi - erano presenti: Nobili, Medici, Avvocati, Religiosi, Mercanti, Artigiani, accomunati dalla stessa convinzione ideologica e/o utilitaristica.
- A noi basta sapere che alla venuta dei Francesi essi erano pronti a gettarsi allo sbaraglio - come poi fecero - in una irripetibile scommessa con la Storia disposti ad affrontare un'avventura rivelatasi poi molto più grande di quanto la loro coscienza potesse allora immaginare...

Interesse, ripicca, odio a Venezia, repressi sentimenti di rivalsa, certamente furono presenti in essi: ma anche - almeno in alcuni - fiducia nei loro ideali.
Ed un po' di buona fede.

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