1798 uno        

 

           segue il  Giornale di Ottavia Negri Velo

 

Trascrizione di Mirto Sardo

[con aggiunta delle date esatte tra parentesi quadre]

 

      

P.mo [gennaro 1798]

Oggi sono partiti 70 carri d’artiglieria, cosa non indifferente e per la spesa, e per il significato di vicina evacuazione.

L’altro giorno sono passati i Cispadani padovani in numero di 370 con qualche benestante; erano stanchissimi, non però tanto quanto i Veneziani. Comincieranno adesso a conoscer cos’è fatica.

L’abate  Fortis ritornato da Parigi osserva che noi siamo stati trattati da veri fratelli dai Francesi, mentre in Francia dettratto Parigi, dove regna un lusso immenso, tutte le provincie presentano il quadro della più commovente desolazione.

Si vocifera che Ferrara sia stata posta sul momento sotto il dominio immediato dei Francesi. Si arguisce da ciò che possa venir data all’imperatore. Molti vogliono che la  Cisalpina venghi smembrata per servir ai compensi della pace del Continente. Ciò pare incredibile, ma tutto è fattibile in questi tempi.

Si dice che a Padova tutta quella divisione abbia avuto la marcia sul momento per Ferrara. A Venezia certo si vede imminente l’ingresso dei Tedeschi. Quanto a noi siamo ridotti a non ricercar più nulla, tanto sono le contradittorie notizie.

2 [gennaro 1798]

Continua a partire l’artiglieria con un diavolo di mulattieri; partono degli ufficiali ma tutto all’improvviso.

Il general Beillard fece sapere al centrale di far schiantar in tempo di notte il famoso albero della libertà; ma questo obbiettò di temer di farlo per il fermento che potrebbe succeder nel popolo, e che però esso pregava il generale a farlo eseguire dai suoi soldati. Non si sa il risultato.

Si teme che il general Beillard di già partito alla volta di Montebello non ritorni più, e che noi dobbiamo passare al comando dei successivi generali, che potessero per qui transitare; ciò apporterebbe dei sommi danni, mentre si sottostarebbe ai capricci delle richieste. Si spera però che molta truppa anderà per la parte di Legnago.

Sembra per verità che la libertà sen vada a precipizio lungi da noi a felicitare però dei nuovi neofiti, che nelle future età esulteranno di averla acquistata, essa è preziosa assai, mentre dopo di averci tanto costata, non abbiamo potuto aver la gloria di fissarla in queste danneggiatissime regioni.

Si può liberarsi da pensionatici, decime, livelli, purché si paghi tutto è facilitato; contrassegno di rovina, ma però profittabile. Le persone però si vanno esentando con prudenza per timore dell’avvenire.

 

3 [gennaro 1798]

È partito tutto l’intero parco d’artiglieria, e non è rimasta che quella della Division Joubert.

Tutto è in moto: gli ufficiali dicono che la marcia può venire da un’ora all’altra. Non si vede che bagagli, acquisti di sterzi, e non si sente che delle ruberie di mobili nelle case.

Si son schiantati gli alberi di libertà nel territorio: si fa requisizione d’un carro per asportar questa famosa insegna dei capiluoghi.

Le giornate sono bellissime da un mese e più, e questo procura il bene che molta truppa vadi per Legnago.

Pare a Venezia ci dovrebbero essere giunti i Tedeschi, ma non ne arriva notizia.

Di Magonza né di Palma[nova] nulla si sa, si credon cedute, ma niente lo asserisce.

Pare che per i 17 del corrente saremo sciolti, ma molti temono sino al mese venturo.

La truppa accantonata nel territorio non viene ad onta che sia passata la decade, in fondo non si sa mai nulla.

 

4 [gennaro 1798]

Una scrive da Palma che gli Austriaci devon prendere il possesso il 1° del corrente. Un ufficiale Francese scrive poi che essendo essi pronti alla partenza hanno avuto un pressante contrordine.

Un democratico asserì che gli Austriaci arrivati sino a Palma hanno ritrovate le porte troppo anguste, e si sono ritirati.

Noi intanto seguitiamo a esser il gioco degli avvenimenti. Tutto è incerto, oneroso, e di molta angustia.

Si vuole che per Magonza venghi fatto delle difficoltà, e che da ciò dipendi il ritardo della cessione di Palma.

Si dice che fino all’arrivo da Parigi a Rastadt di Bonaparte le cose restino come sono.

Non si parla che di ospiti Francesi che avendo preso l’ultimo congedo han pensato di provvedersi di ciò che hanno potuto nelle case.

Molti credono che Beillard più non ritornerà.

Li nostri monasteri ricchi son tassati di 10 e 15 mille ducati per sovvenire la patria, vendendo a loro piacere i proprj stabili.

Dio voglia terminare tante calamità, tante spese, e tante incertezze; ma veramente non si può vivere che di speranza, mentre ogni argomento si distrugge, e ogni buona notizia non ha fino a quest’ora avuto il vanto di contarne una seconda di seguito.

Non si vede cosa che comprovi l’evacuazione Francese, se non l’atterramento degli alberi della libertà, per il resto l’anderivieni loro è naturale.

Saranno partiti in questi giorni da 2000 cavalli, con tutto ciò il commissario francese ai foraggi non ha minorato le razioni di fieno che per 60 bocche. In tal forma vien triplicatamente dilapidato tutto.

 

5 [gennaro 1798]

Si sta qui sperando, ascoltando, ma niente dilucida il gran mistero d’un ritardo tanto rovinoso. Sembra che tutto sia in moto, che la piazza di Palma debba esser ceduta, che gli Austriaci debbano da un’ora all’altra far il loro ingresso a Venezia, poi si ricade nel solito letargo di dubbiezze e d’incertezze. Oh affare che non ha mai fine e che stanca la pazienza del galantuomo, perché il respinger dal porto è ancora più doloroso per averlo contemplato come un certo oggetto di salute.

Oggi si sparge la morte dell’Elettore di Baviera, e che in conseguenza questa venghi assicurata dai Francesi all’imperatore, e ch’egli dia ad essi in concambio come balloni da vento questi ex Stati Veneti. Tutti i democratici lo scrivono. Vedremo l’esito e dove la fatalità condurrà il nostro sempre incerto destino.

Si ha sentito lo sbarro continuato del cannone e della moschetteria verso la parte di Rivoli. Si spera affare di rejovissances.

Alli tre alberi di libertà che sono in città viene fatta la guardia dai Francesi a scanso di disordini, per il territorio sono atterati e bruciati.

 

6 [gennaro 1798]

Le nuove d’oggi sono al solito contradittorie e rattristanti. Si assicura che ai 21 del passato i Tedeschi avevano la marcia per Palma, e che essendovi quasi alle porte, ebbero un contrordine che li fecero far alto. Questo provenne a quel che si dice per il cangiamento di scena che produrrebbe la morte dell’Elettor Bavaro. Si trema anche su questo di nuovo.

Si dice anche che per la cession di Magonza ci sieno delle difficoltà per conto dell’Impero, insomma questo imbroglio politico conserva il suo carattere d’interminabilità, e di rovina nostra particolare. I patriotti mostrano di già una scintilla d’esultanza maligna e i nostri mali s’aggravano ben spesso da quegli stessi che dovrebbero esserne egualmente penetrati. Ma la cattiveria, e l’opinione sono due gran demoni.

Beillard di già ritornato scrive una lettera al centrale, e s’esprime così: io ho dovuto prender delle misure per far atterrare gli alberi di libertà per il territorio, acciò all’arrivo di nuove truppe e di un nuovo governo, questo non dia un pretesto si sussurro, e non ne derivi qualche danno ai patriotti. Desidero cittadini di poter in seguito piantarvene uno che sia stabile. Bella purichinellata: ma questo complimento ha fatto sensazione in tutte le viste, mentre in fatto non si è sicuri di nulla.

 

7 [gennaro 1798]

Oggi si tien per falsa la notizia della morte dell’Elettor Bavaro, perché non comprovata né da lettere, né da fogli.

S’aspetta le divisioni Bernadotte e Bareguay d’Hilliers. La nostra si va scemando visibilmente, e sembra che tutto si stabilisca alla partenza. Dei Tedeschi nulla si sà, né si può mai né ricercare, e quasi mostrar di pensarvi.

Nulla si sa di Bonaparte ch’è a Parigi, ma si dice che senza di lui non si determinino le cose a Rastadt.

Si sente che Roma ad onta delle sue paci coi Francesi e Cisalpini abbia soggiaciuto ai ragiri con cui sono caduti tanti miseri paesi. Qualsia per esser l’esito d’un caos di questa natura non è ciò a portata di chi si sia; mentre fallisce qualunque ragionamento quando non v’è più alcuna base onde formarlo. Chi stima questa nuova occupazione un maggior ingrandimento della Cisalpina, chi opina che tutto venghi posto nell’urna dei cambi, per sistemarsi al Congresso di Rastadt, e chi vede apertamente che la fatalità raggira questo misero globo. Qual bene possa nascere da tanti mali Dio solo lo sà.

 

8 [gennaro 1798]

In mezzo alle dubbiezze sulla nuova di già sparsa artifiziosamente della morte dell’Elettor Bavaro, che cangiava faccia alla nostra situazione, e a quella realmente certa del ritardo della discesa austriaca, si sente improvvisamente che Berthier al presente comandante in capite dell’armata d’Italia, ordina che la sua truppa stazionata nell’ex Stato Veneto debba partire in 5 giorni, che ai 24 nivoso corrisponderebbe ai 12 del corrente. Si dice che questa truppa abbia la marcia per Rennes in 60 giorni e solo 6 di riposo.

Intanto giunse sulla sera una brigata di 3000 uomini di Delmas, e si dice che proseguirà a passar gente tutti questi giorni dovendo dar ad essi doppia razione, mentre il giorno dopo debbono rimettersi in viaggio. A me sembra impossibile che si possa ciò eseguire in soli cinque giorni. Si dice però che tutta la division Joubert sia in moto, e che Beillard, e il comandante incomodissimo della piazza Guillot partiranno li 14.

Qual cangiamento di scena perpetuo, quando si crede una cosa è certamente un’altra, e niuno che abbia buon senso non può più credere quasi ai suoi occhi.

Si dice che Magonza sia in mano de’ Francesi, onde Palma dovrebbe esser in quella dei Tedeschi.

Dio feliciti il terminar di una catastrofe resa luttuosa in tutte le guise, e di somma pena nei ultimi istanti, ci riserveremo a sperar nel seguito quei compensi che meritano tante angustie, e tante rovine, se una sorda voce non avvelenasse tal lusinga, stante che i tempi presenti non comportano più certa tal qual felicità. Vado lusingandomi della calma sulla stanchezza universale, ma tante passioni svegliate mi fanno timore.

Un centrale che fu il primo ad andare incontro ai Francesi, ora è a Venezia a brigare una commenda: ecco una delle solite contraddizioni. Se tutti gli uomini fossero contenti, non vi sarebbero rivoluzioni.

Si conta che a Bassano venne fatta imprudentemente una bandiera coll’aquila in segno di giubilo, e che i Francesi la vogliono oppure un compenso di 20 mille lire. Si dice che il [Governo] centrale obblighi a pagar questo sciocco capriccio quei particolari che l’hanno ordinata, e non il pubblico che non ne ha colpa. Si ha bisogno anche di questa scene per dar pretesti, e per sagrificar quel poco che resta!

 

9 [gennaro 1798]

Oggi è sortito un solito superbo ed eroico manifesto del general Beillard alla sua truppa dicendo l’ordre du depart est arrivè. Voi vi dovete portare a dirittura sulle coste dell’Inghilterra, e la vostra buona condotta nei paesi conquistati (di cui noi ne siamo i veri giudici) mi garantisce quella che avrete in futuro e vi farà chiamare degni soldati del vostro capo Joubert.

Indi si spiccò un altro manifesto al buon popolo vicentino-bassanese esaltante il bene della tranquillità, esprimendo il rammarico di lasciarci, e un elogio decisamente scritto dai centrali sulla loro esimia condotta, di cui si prosegue un solo scarso numero d’intoleranti può criticarla.

Siamo forse nel mondo della luna in tutti i sensi? Veramente non v’è né senso comune né orgoglio italiano che basti a delucidarci la vera posizione delle nostre circostanze, e frenar la collera che meritano; ma in verità vi possono essere pochi uomini non offuscati che possano comprender le cose, e non combinar ancor essi col caos delle cose attuali. Ecco in mezzo ai nostri mali la bella risorsa di spirito che ci resta.

Si sta temendo questi ultimi periodi di felicità. Pare che le cose siano combinate bene dal buon senso generale, ma si teme di tutto.

La brigata giunta jeri è partita per tempo questa mattina. Oggi non son venute che le brigate del territorio, che subito si porranno in marcia per le coste dell’Inghilterra.

Il soldato semplice è creditore di 4 mesi di paga. La condotta antirepublicana degli ufficiali in materia di lusso, e di contegno fa un gran contrasto col semplice soldato, e coll’opinione degli entusiasti. Molti entusiasti però non si dilungano dallo spirito della cosa, mentre vien detto che cercano a più potere di aver cariche anche presso agli Austriaci: oh abominio! Sinché si ha potuto inalzarsi sulle rovine altrui si esagerava quelle virtù che non si aveva. Adesso si levano la maschera in altro senso. Il quadro che presenta gli uomini attualmente è il più osservabile, e veritiero che si abbia mai veduto. Alcuni spiegano delle qualità che li rendono maggiormente stimabili anche attesa la loro rarità. La riflessione ha un vasto campo onde pascersi, e qualche volta le ore sono momenti, tanto la diversità, e la complicazione delle cose rende occupato il pensiero.

Tutto il nostro battaglione cispadano che ci ha costato 100 mille ducati si é disperso all’annunzio che loro fecero i Cisalpini di andar a Roma, e alla mancanza di paga, sicché ritorneremo a riacquistare i nostri birbanti.

Piovesan e Basso a dispetto della publica voce e fama sono il primo alle provvision militari, l’altro attualmente presidente del Centrale. Vero trionfo per questi galantuomini moderni.

I Francesi han minacciato che al loro partire vogliono abbrucciar il convento dei Cappuccini: quei religiosi vi vegliano tutte le notti per ovviare una tal prova di riconoscenza dai loro ospiti.

 

10 [gennaro 1798]

Altri 24 prigionieri sono fuggiti per godere della libertà moderna di far male; si pretendono assistiti com’è di ragione dai loro degni protettori.

Ieri è partita la brigata 63 oggi la 4, domani la 21. Gran gente, ma però quanto basta tranquilla. Si teme ogni notte il foco per negligenza, e le persone che camminano sulla sera, non possono assicurarsi del tabarro.

Si dice che in otto giorni sarà determinato il passaggio, e l’ingresso dei Tedeschi. Questi giorni però sembrano secoli, tanto l’inquietudine li fa parer tali.

I Francesi partono, ma giammai proferiscono di aver ceduti questi paesi. Sembrano tutti d’accordo nel dire che ritorneranno, ed hanno giurato di costernarci sino al fine. Ma già e di Co: gno e di parole e di manifesti, siamo documentati abbastanza.

I nostri politici sono disorientati e per verità il silenzio e l’osservazione dovrebbe anche attesa la nostra posizione essere il partaggio d’un uomo di buon senso.

 

11 [gennaro 1798]

Questa mattina è passata la cavalleria di 400 uomini, ma già i commissarj Francesi han voluto la razione per mille, come il solito.

Tutto sfila, e il territorio è di già liberato, e oggi anche Bassano. Si sta in attenzione se gli Austriaci vengano di mano in mano; mentre si teme che atteso il sistema francese questi partano col dire: chi vuol occupar questi paesi lo faccia. Vedremo la direzione.

Non si sente che tamburi per la venuta, per la rassegna, e per la partenza. Ho letto l’itinerario francese fino a Rennes, e quello austriaco che li fa entrar a Vicenza ai 19 del corrente. Sin adesso però non succede gran disordini, ma si teme continuamente.

Tutti sono ansiosi, e in curiosità del nuovo governo; io desidero la calma, per il resto credo che a lungo andare tutti si rassomiglino, mentre l’anarchia sofferta non si può calcolare in tal numero. Se questa avesse dovuto fatalmente continuare, la Siberia stessa sarebbe stata più sopportabile.

Non si vedono più patriotti, ovvero il loro umore contrassegna il loro avvilimento. Se arrivano a proferir parola non si sente che speranze future di nuove calamità, che il Cielo voglia piuttosto far cadere solo sopra chi le desidera. Tra due anni alla più lunga s’aspettano di nuovo altra combustione. Sembrano scellerati, e totalmente imbeccili nel loro ragionamento. Ma i tempi presenti pur troppo fanno temer tutto e non se ne condanna che la lusinga.

Se la felicità universale potesse stabilirsi, chi sarebbe quel pazzo che non la bramasse. Ma a forza di chimere siamo rovinati e di sostanze e di sensibilità. L’esperienza fatta istruisce molto la gente onesta e ragionevole.

 

12 [gennaro 1798]

Oggi è partito il nostro tesoriere conte  Sergent da Dunkerke che fu qui dai 16 maggio. Dice di lasciare il servizio dell’armata. Uomo vivace, mercante ricco, e di niun pensiero per noi in confronto de’ suoi simili. Era arrabbiato per i tradimenti fatti dal governo romano in cambio di arrossire dei propri. In simili garbugli tutti i Francesi sembrano di aversi data la parola per parlar egualmente.

A Bassano sono entrati gli Austriaci ma vi fu l’imbarazzo di aver tutta la notte improvvisamente la division Dalmas che i generali si scordarono forsi nella penna, ma che perciò fu arrestato quel comandante della piazza.

Il paese di Bolzano soffre tutto il passaggio della truppa, attesa l’indicazione francese.

Domani ch’era giornata senza arrivi verrà la dimenticata division Delmas.

Partirà pure domani la brigata 69, poi domenica l’85, che sarà l’ultima del general Joubert, di cui non si cessa di lodarsi in paragone di quel che ha sofferto le altre città contigue. Indi continuerà a passare i ressidui sempre onerosi di Bernadotte, Delmas, Baraguay d’Hilliers, e altri diavoli che seguono come sanguissughe le armate, e se sarà vero li 19 corrente verranno le nuove truppe a prender possesso di questi ceduti, rovinati paesi.

Si sente che gli ospiti francesi si prevalgono di mobili, e cercano pretesti di aver perduto qualche cosa, o cavalli rovinati nelle stalle per farsi risarcire dai poveri padroni di casa. In pien però tutto succede con somma tranquillità.

 

13 [gennaro 1798]

Questa notte la truppa francese con solennità militare, e silenzio, ha atterrato l’albero della libertà nella nostra piazza. Oggi tutti levano le coccarde, e così termina la trista comedia; per verità questi alberi formavano un libero bosco di ladri, e di birbanti. Un tocco di legno con su un straccio di beretta spogliava di tutto stante la generosità della gran nazione. Non so quale sarebbe stata l’organizzazione futura, a cui s’appigliano sempre i democrati, ma l’abozzo avuto non somministrava gran speranza.

L’esultanza è generale, e Brunoro Muzzan ricevette varie ingiurie dal popolo per la coccarda o cappello alla terrorista, oltre degli epitteti assai significanti.

Oggi è partita la brigata 69 di Bassano, non si sa ancor nulla del cerimoniale coi Tedeschi.

La cavalleria di Delmas è partita oggi subito.

Si teme che Bernadotte voglia far alloggiare tutti i suoi soldati, attesa l’eguaglianza e voracità nelle case. Questi ospiti formidabili alla proprietà non piacciono con tutto ciò trattandosi di due sole notti, e per l’ultima Furlana [=per l'ultima ballata] si soffrirà tutto con piacere.

Si ha letto l’organizzazione fatta 6 mesi dopo della Dalmazia ora imperiale, e per verità tutte le organizzazioni innamorano quando si leggono, speriamo però di vederla possibilmente eseguita. Questo è tutto quello che comporta la società umana, di cui si ha fatto qualche trista e debole esperienza in questi ultimi tempi.

Mi ha raccontato un democratico gentiluomo che veniva da Venezia che se gli ha ristretto il cuore nell’approssimarsi a quella capitale una volta famosa, e ripiena di famiglie cospicue, e decorate di onori principeschi. Il veder disse la piazza di San Marco una volta priva anche di qualunque indizio di difesa con 6 cannoni colla miccia accesa. La facciata della chiesa senza dei 4 cavalli di bronzo. L’arsenale spoglio di tutto, e sparsi e venduti tutti i legnami singolarmente, il bucintoro, di cui venduto il legno si vendeva la cenere per il metallo di cui era arricchita. Il paese che prendeva fiato nel sospirare i liberatori dei suoi liberatori. Gli arsenalotti alla mendicità, con dei piatelli a ricercar l’elemosina, varie colette fatte da delle pie persone per i Bernabotti, che non hanno più pane da gettarsi in bocca. Il Foro disperso, e miserabile. Per verità il quadro di Venezia deve contristare chiunque ne aveva conoscenza. Del resto poi gran gioco d’azzardo, buoni teatri e la speranza futura.

 

14 [gennaro 1798]

Oggi è partita la brigata 85 ultima di Joubert, la quale ha consegnata la piazza alla division Bernadotte sopraggiunta senza generale; ha però esso dato l’ordine che i suoi soldati alloggiassero tutti indistintamente nelle case dicendo di poter compromettersi di essi, non essendo simili a quelli dell’armata d’Italia. Infatti tutti si vantavano di non esserlo, furono tranquilli educati, e non dando del cittadino a niuno.

Brunoro Muzan fece della sincerazioni a ognuno di non aver sofferte le contumelie della piazza. Panozzi le asserì per vere, dicendo tanto è vero ch’io non mi vergogno di confessare quello che mi successe, così dovrebbero far gli altri. Sono passato da un beccaro [=macellaio] il quale mi strappazzò, e disse: Va’ adesso a predicare nell’istruzion publica la libertà, eguaglianza e ora noi ti daremo le lezioni che ti convengono. Aspettai di esser lontano 20 passi per dirgli che tacesse, ma esso continuava. Qual esosa condotta di simili republicani! Si ha almeno avuto sempre il bene di vederli nemici tra di loro, ma acerrimi come devono essere le persone di tal carattere.

Il general Delmas passato giorni sono da Vicenza proveniente da Udine, fu a visitar il general Beillard; il quale ricercandogli come egli se l’era passata in quella provincia scarsa di provvisioni perché sterile, egli rispose: J’accerto generale che l’abbiamo passata benissimo, gran buona gente, e sì t’assicuro che li abbiamo rovinati, ma propriamente rovinati, tanto e tanto t’assicuro ch’essi piangevano alla nostra partenza. Cordellina presente soggiunse: effetto delle loro buone maniere. Oh che orrori! Oh che commedie!

Ogni giorno si sente qualche ingresso di Austriaci in qualche città con esultanza e tedeum nella chiesa. Si attende qui li 19 con ansietà: quantunque le cose succedano con tranquillità, non se ne può più, e tutti fanno li generosi trattandosi dell’ultima volta.

Sono ordinate gran boarie, ma niuno vuol venire per timore di perderle o ammalarle, sicché fu dato degli ordini militari, e la requisizione dei cavalli da carrozza. Siamo rassegnati a tutto purché termini.

 

15 [gennaro 1798]

Arriva verso sera come al solito una brigata di Bernadotte, la quale vuol alloggiar assolutamente nelle case. Quella d’oggi si distinse per il sussurro, l’esigere cinque o sei colazioni, lo strapazzare l’abate Calini di San Felice, e nel lasciare in tutti un vero timore che la novità degli alloggi indichi di peggio. Bernadotte passò nella notte, alloggiando allo Scudo di Francia, ma tutto il suo seguito da Cordellina, tutti non ne possono più. Ancora 4 giorni, ma sono lunghi e lunghi assai.

I patrioti si vedono, e ancor questi non fanno piacere perché si temono d’accordo con qualche bricconata propria della loro conosciuta cattiveria. Questi soldati di Bernadotte [vantandosi] di non esser né forusciti, né Savoiardi, né Corsi, come tutti quelli dell’armata d’Italia, ma veri Francesi, disturbano più degli altri nelle case. Non vi fu però sommi disordini.

Sono partiti 4. fra Centrali e Municipalisti per la parte di Gorizia ò [sic] Castelfranco per incontrar li Austriaci e combinar le cose, mentre il Gen.e che è già a Bassano, e noi [evidentemente manca qualche parola] che per l’itinerario ci vuol 4. giorni niente affatto. Si crede che i Francesi che dicono ancora d’essere in moltissimi, sieno pochi, e che a questi succedino gli Austriaci acciò gli ultimi Francesi non eccitino qualche bisbiglio presso dei popoli, a cui vanno fuori degli occhi.

 

16 [gennaro 1798]

Gran sussurri coi soldati che vengono sempre sulla sera, vogliono di tutto, sono malissimo distribuiti. Non si ha che la consolazione di vederli a partire tutte le mattine susseguenti.

Gran giornate pesanti che sono queste; sembra che l’arrivar del venerdì non possa accader mai.

Hanno oggi incominciato a sfilare le brigate di Baraguay d’Hilliers di cui l’ultima ai 19. deve consegnar la piazza agli Austriaci. Non si sa però nulla affatto di essi, se non per l’itinerario che non ha ancora fallato.

I deputati del Centrale sono andati a Venezia per intendersela col Co:  Pellegrini fiorentino che ha carica austriaca.

Dodeci di cavalleria francese sono andati per la coltura a costringere la gente per le boarie. Tutti temono di perderle, e per l’epizozia di ammalarle. Tutti i cavalli sono in requisizione, ma non bastano alle tante spoglie del veneto Stato.

Sulle voci della morte dell’Elettor di Baviera già una decade, ormai di tutta falsità i nostri energici patriotti si vivificarono. Pietro Bissaro al famoso Caffè di Gallo disse: Coraggio cittadini, energia, siamo a tempo ancora e abbiamo il vantaggio di aver smascherati gli aristocratici, verso i quali non bisogna aver più pietà.

Si dice inoltre che il centrale stesso abbia scritto al suo commissario Spessato a Bassano siate avveduto, se si presenta a voi un commissario austriaco, mentre non può essere che un impostore atteso che noi abbiamo riscontri certi di esser Cisalpini.

Si sente l’esultanza di Udine e di Bassano di già in potere austriaco, e si spera bene: mentre mai di peggio potrà accadere.

Alcuni dicono che il governo veneto non era tirannico, e la prova è le spese immense che ci profligavano da due anni, e non sono ancora esaurite le provincie; a ciò vien risposto che del 1783 eravamo men ricchi di adesso attesa la carestia e mancanza di numerario, e che la nostra buona situazione la dobbiamo alla guerra attuale. Mi fa male il sentir sempre invettive contro l’ex governo veneto, mentre ad onta di molti disordini eravamo certamente felici.

 

17 [gennaro 1798]

Continua a sfilare le brigate di Baraguay d’Hilliers, vengono la sera a 24 ore, imbarazzano tutti i cittadini, come ha posto in uso Bernadotte, poi partono la mattina, lasciando un picchetto col comandante che rinunzia la piazza a chi sopravviene, poi se ne partono subito per Montebello.

Si sta prendendo lingua di quello che hanno fatto a Udine e a Bassano per l’ingresso dei Austriaci e di quel che faranno Treviso e Verona per regolarsi.

Scrivono da Venezia che in quel paese lo squallore e l’avvilimento è giunto al sommo, e che i Francesi hanno abbrucciato anche la foresta perché non rimanga niente di intatto. Gli Austriaci devono entrare domani a Venezia, ma per noi non si ha altra norma che l’esattezza con cui si eseguisce l’itinerario. Alcuni Francesi hanno detto: voi parlerete la lingua del diavolo, ma sarete i popoli i più felici dell’Italia.

Non si vedono più patriotti, suppongo che ancor per essi questi ultimi giorni siano oltremodo pesanti, almeno alla loro immaginazione, avendosi per conscienza di sé stessi di già premuniti contro il resto.

 

18 [gennaro 1798]

Oggi Roberti di Bassano ha ottenuto la sua dimissione dal Centrale.

A 23 ore si ha veduto improvvisamente affisso sui cantoni un proclama di tre righe concepito in questi termini: Domani mattina devono partire tutti i Francesi alle 7 a suon di tromba, e non potrà rimanere che quelli o impiegati, o ammalati, che saranno noti al comandante. Quest’ordine unico diffuse per la piazza molta esultanza.

Giunse poi il Capitanio Tedesco Lazare portato dalla plebe con trasporto al Centrale.

Giunse molta cavalleria francese; alloggiato il tutto nelle case, come si ha fatalmente incominciato.

Oggi Venezia, dopo 14 secoli ha cessato di esser Republica avendovi fatto il loro ingresso le Truppe Imperiali.

Si ha riscontri dei moti tenuti dalle altre città, e da noi si canterà il Tedeum, s’illuminerà la Città, e il Teatro.

Si manderà domani 2. Centrali a incontrar gli Austriaci, che sono soltanto di passaggio.

Quando saranno per arrivar le truppe, del nostro presidio anderanno a San Pier Engù [Oggi S. Pietro in Gù] quattro deputati per il clero il canonico Branzo, per la nobiltà il Co:  Luigi Porto, per i mercanti il sig. Giovanni Franceschini, per i cittadini il sig. Francesco Testa.

Qui si teme l’ultimo addio de’ Francesi, e le ore sembrano anni: contuttociò il contegno publico denota il buon senso di questo paese, giammai sovvertito nelle più ardue occasioni.

 

19 [gennaro 1798]

Questa mattina, avanti lo spuntar del giorno li Tamburi, e le Trombe assordarono, e le Truppe Francesi se ne partirono. L’esultanza generale fu l’encomio della loro condotta. Tutte le botteghe rimasero chiuse per festeggiar la giornata. Arrivarono due Gen.li Austriaci in mezzo alle acclamazioni, e molti soldati si framischiarono nella piazza che rimbomba di evviva. La plebe insorse alla Municipalità, e gettò ogni cosa dalle fenestre. Vi fu chi giudicò che ciò succedesse per occultare il restante delle carte. Niun Giacobino può in oggi girar per le strade senza pericolo.

Il quadro delle nostre passate disgrazie non è descrivibile. Chi più, chi meno tutti i Galantuomini furono rovinati con ingiustizia e orrore: per essi né la roba, né la fama, né la vita erano sicure. Alcuni sedicenti patriotti trionfavano momentaneamente, ed assorbivano tutta l’autorità e le sostanze. I Francesi approfittavano dei nuovi esaltati, e tutti uniti formarono l’eccidio di questi paesi.

Sono fuggiti altri 16 prigionieri, effetti del preventivo sistema, che ancora spirando infesta la gente.

Il giubilo generale non è descrivibile, ed ad onta di una grandissima pioggia, la folla era immensa.

Il Popolo fu a tutte le case Nobili a gridare evviva e vi fu qualche bisbiglio per una coccarda d’un agente di Milana, e contro Lodovico Baldini ex Cavalier Cittadino di Comun. Non c’era più quasi nissun Francese, sicché si temeva qualche sconcerto, facendosi molto attendere i Tedeschi; arrivarono essi finalmente a 22 ore fra un popolo e delle acclamazioni infinite; gran bandiere, coccarde, aquile, berettoni, e quasi maledizioni a tutto il passato fermento. Preghiamo il Cielo che tutto debba camminar bene, e senza che venghi contaminata la gioia da qualsisia rimembranza, la qual potrebbe minorare il bene della tranquillità in dei popoli veramente ora rigenerati.

La pioggia continuò molto, sicché la Cavalleria Austriaca dovette sull’Isola attender per ore la Fanteria.

Questo giorno fu per la Casa Chiericato [casata notoriamente filo austriaca] un giorno di vero trionfo attese le passate vicende. Avanti le 24 ore tutta la città era superbamente illuminata: la gioja, i mortaletti, i fochi d’artifizio, gli evviva, i bisbigli un poco troppo forti per Francesco Vicentini che il popolo costrinse ad acclamar Francesco II, ed ancora per Enrico Bissari, ed altri non creduti dell’opinione attuale, formavano un contrasto al tempo che continuava ad esser molesto, non però bastante ad alterare il concorso e l’esultanza. I Giacobini benedivano la pioggia che li ha salvati da maggiori insulti.

Il Teatro fu illuminato, ed il maggiore Harrat ricevette applausi, acclamazioni, e tutto quel sussurro proprio a coronar una tal giornata.

Tutta la truppa venne alloggiata nelle case per mancanza di caserme. I Francesi han tutto distrutto.

Vi fu un bel Proclama di Pedrazza e del famoso Basso, per la calma e tranquilità, ingiungendo a nome dell’imperatore, come a loro amicissimo, a tutti i cittadini di stare a casa propria, ed essi che dovevano farlo per tutte le ragioni, lo consigliarono agli altri, ma furono obbediti eccessivamente al contrario.

 

20 [gennaro 1798]

La più vera esultanza è sparsa in tutti, e il maggiore Harrach ha di già fatto un proclama ad istigazione dei Centrali per raccomandar sé stessi alla calma, e che non si sbarri mascoli, ma ciò non venne per oggi eseguito. Vennero le truppe del reggimento di Giulay, e si portarono subito al Duomo ove alla porta c’era il Vescovo a ricever il Colonello Wuscakovich e il maggiore Harrach e si cantò subito un solenne tedeum indi lo Stato Maggiore in carrozza si portarono ai respettivi alloggi.

Gli ufficiali Tedeschi furono a Monte per veder se si poteva fare di Vicenza un’intera caserma e scelsero per ora San Lorenzo, San Biagio, e San Francesco.

La città tutta in gioia s’illuminò la sera e lo stesso al Teatro di commedia. Francesco Vicentini dopo di aver abiurato fu per forza costretto dal popolo a gridar Viva l’Imperatore.

Un certo detto Vescovo, capopolo, incontrando Brunoro Muzzan gli disse: Di grazia Co:  Brunoro, avrebbe per accidente in saccoccia il famoso libro della republica grande o piccola, che adesso mi sottoscriverei con tutto il piacere. Il Muzzani si riscaldò, ma ebbe la peggio e il ridicolo.

Tutti questi curiosi Democratici sono costretti a nascondersi, ma alcuni fanno i sfacciati e ne riportano molta confusione.

Enrico Bissari voleva col centrale portar le chiavi della città ai Tedeschi, ma il popolo gridò: non vogliamo che tu che le hai date ai Francesi abbi quest’incarico adesso, troveremo ben noi chi potrà presentarle più degnamente. Ma non essendo la nostra città piazza d’armi, non ne seguì la cerimonia.

Sembra questo paese un mondo nuovo, tutti esultano, tutti sono tranquilli. Si scorda perfino le passate amare vicende. Sembra a ognuno di esser rinato, e divenuto finalmente padrone del proprio, non è costretto a inghiottir tutto, e di veder il danno universale con tremore e politica. Infine se il governo proteggerà i buoni e nessun entusiasta si consoleremo ben presto. Già i cattivi per fortuna son pochi, e notati a dito. Non si finirebbe mai l’elogio che si deve al nostro buon popolo per la sua pazienza, buon senso, e vero animo religioso, cordiale e sincero.

Niente si parla di notizie pubbliche, solo gli Austriaci dicono che questa guerra è stata un gioco di faraone, in cui chi ha perduto molto, chi ha guadagnato assai, senza poter render la ragione di questo azzardo, che l’Imperatore lascia il gioco per rimettersi poi per recuperar il suo, e con molta stima dei Francesi e somma moderazione, di cui gli aristocrati falsamente fremono.

Si spera dopo il Congresso di Rastadt di sentire altre novità consolanti, per vieppiù consolidare la nostra incominciata carriera.

Si attende il nostro generale Kray in questa settimana, ma tutti i generali sono a Venezia per concertar le cose, e anche divertirsi.

 

21 [gennaro 1798]

Oggi è passata della Truppa che domani si porta a Lazise per formar il cordone della demarcazione, anche a scanso della diserzione.

Sembra di respirare una nuova vita. Vi è l’allegria la più pura e sincera. Gran Teatro tutte le sere ad onta di una pessima comedia. In pien però si sente il lagno degli alloggi, i quali con più politezza e riverenze sono penosi quanto lo erano presso i Francesi. Si spera credo in vano nel riattamento delle caserme. Il non esser più padroni delle proprie case riesce a noi insoffribile. Li Tedeschi che sono i più colti fra l’ufficialità sono scioltissimi nelle loro massime, e ci parlano di democrazia più dei Francesi stessi, i quali non ci hanno mai occultato ch’essa era loro un pretesto per rubare. Se presso gli Austriaci ciò provenga dalle lezioni avute, o da una prossima alleanza, o da un tarlo universale, io non lo so, so bene che tutto è possibile in questi tempi, e che poche cose collimano a farci sperare una permanente tranquillità.

Vien sparso che a momenti Mantova sarà restituita all'Imperatore. Ma gli ufficiali rispondono: Io non lo credo così presto.

Il Congresso di Rastadt fisserà il destino dell’Italia, il cui quadro si dice appena abbozzato.

Il nostro generale Kray è a Venezia, e verrà con comodo.

Gira tutta la notte pattuglie di Fanteria, e di Cavalleria, e per verità si gode una somma quiete. Girano sonetti e versi sui presenti avvenimenti, già la materia è abbondantissima.

A Venezia l’ingresso degli Austriaci è stato accolto esuberantemente dal popolo. La nobiltà alla Festa degli Orfei se la passava fra di essa, né per niente si accostava ai nuovi padroni, come se non vi fossero. Ci vuole dell’educazione avanti di accostumarsi a dei simili cambiamenti, e dei principi maggiormente in quelli che sono nel caso di aver perduta una sovranità.

Sussiste il [Governo] Centrale col nome di Reggenza, mentre i precipizi sono passati di cambiar tutto sul momento, vien gridato però assai di veder cangiata ogni cosa, che ricordi il passato regime, e non si vuol persuadersi che l’attual agenzia sarà assai subordinata.

Si dice che nei Sette Comuni non si rissenti gran giubilo del peranche nuovo cambiamento, e che San Marco, e i loro privilegi loro stieno più a cuore di tutto.

 

22 [gennaro 1798]

Questa mattina lo Stato maggiore colla Nobiltà han fatta una visita al Vescovo, ed è ben ora che gli venghi tributato alla sua virtù, prudenza e generosità, quegli omaggi che merita la sua non mai abbastanza commendabile condotta.

Questa mattina Enrico Bissari andò al centrale colla Croce di Malta, prova evidente della inconseguenza, e vanità della condotta degli uomini.

In vari luoghi particolarmente a Castelgomberto convenne spedir dei picchetti di soldati per tener tranquillo il popolo che si è suscitato contro i suoi Municipalisti, e Giacobini.

Si dice che questi torbidi vengano fomentati da alcuni, e ancora non si vuol conoscere la verità delle cose, ma veramente si vede in fatto che tutto il mondo è felice, e che unanimemente si detesta tutto quello che ricorda il Democratico nostro passato Governo. Si dice però che questo sussista fino all’organizzazione futura. Tutti vorrebbero annientarlo. Ma ora facciamo adagio quel che una volta si faceva dannosamente con sollecitudine.

Gli ufficiali sono pulitissimi, e i soldati disciplinati; i primi però dicono che invece di tanti evviva, e di tante cere per illuminare converrebbe in cambio saziar la truppa e goder di alloggiarla. Il fatto è che sono trattati benone, e che il tutto vien mantenuto dalla nostra esausta provincia. Si dice però che la cosa non andrà troppo in lungo, e ciò soddisfa i bene intenzionati.

Il Comitato alla Provision Militare aveva 20 milla razioni di pane, ammuffito, avvanzato dai Francesi, ed esso lo porse con piacere ai buoni soldati tedeschi; ciò va male, ma il povero Governo Democratico conviene che sfoghi il suo dolore in qualche conto. Fin che dura se ne deve vedere, e sentire di belle.

Adesso non si sente più tanti evviva, che a forza di spontanee offerte stancò gli offerenti; regna invece la più lieta calma, che con una moderata condotta verso ognuno fa stimar beati, questi primi giorni di sospirata tranquillità.

Domani comincia il Triduo nel Duomo in rendimento di grazie per il nostro evento.

Non si sa quando arrivi Kray, ma questo non servirà che per l’oggetto del militare; l’organizzazione della Dalmazia non fu fatta che dopo 6 mesi.

L’Erizzo scrive da Trieste che fu quasi per rompersi la pace di Campo Formio attesa l’indignazione che rissentì l’imperatore per le depredazioni e spogli dello Stato Veneto fatte dai Francesi dopo segnata la pace.

 

23 [gennaro 1798]

Continuano a passar truppe sempre in minor numero di quel che si diceva, ma però bastante a render agli abitanti molto incomoda la moda di doverli alloggiare.

Corre nell’armata delle cedule dai 5 fiorini sino ai 100. Si dice che ciò serve per comodo, ma tal novità nei nostri paesi non piace, e si teme di vederla bel bello universalizzata.

C’è una vera babilonia di lingue latina, tedesca, francese ed altre. Gli Ungaresi che sono in molto numero son colti, e sarebbero analoghi agli Italiani se fossero meno orgogliosi, e più sociabili. I Tedeschi son freddi, ma buoni. Gli altri sembrano più bestie che uomini. Infine noi sentiamo il massimo bene della tranquillità, ma andiamo sempre più comprendendo cos’è un cambiamento di governo, e la differenza pesante dei caratteri nazionali. Sarà quel che sarà è il ritornello che pronunzia spesso la persona di buon senso, e l’avvilito italiano che deve vivere alla giornata attesa la sua posizione.

Niente si sa ne dell’arrivo dei generali, ne dell’organizzazione, ma è certo che nei paesi vicini si ha confermato il Provvisorio Governo Centrale con altra denominazione di Distrettuale Aulico Regio etc.

Non si vedono più patrioti, i quali sogliono trovar bene il male, e male il bene, si sente però che la gioia di queste giornate gli è loro riuscita pesante, che spesso esclamano. Gran giornate!

Bisogna peraltro confessare che gli uomini si abbattono, ed esultano qualche volta senza sapere la positiva ragione per cui rissentono simili sentimenti. Semprepiù l’uomo diventa inesplicabile, e il gioco degli avvenimenti confonde ogni cosa. Come il caos delle attuali circostanze debba terminare non credo che vi sia intendimento umano capace di travvederlo. Si sente, si vede, si prova, e tutto serve a maggiormente imbrogliar le idee.

 

24 [gennaro 1798]

Oggi è arrivato il generale Teller da Bassano per momenti, dovendo in seguito stabilirsi qui.

La Municipalità non vuol più ne feste, ne illuminazioni attesa la povertà dell’erario, ciò va bene: ma tutto quello ch’essa può adesso risparmiare lo fa con più cuore del passato, in cui sembrava che la robba fosse del diavolo, tanto si si compiaceva che tutto andasse in fumo. Vien essa accusata ancora in proposito degli alloggi, per non averli scansati, o distribuendoli male. Tutto ciò che può minorare la felicità presente sembra ch’essa se ne faccia un piacere. Se ne vede però qualche volta evidentemente la necessità, e se ne conosce la colpa da tutti i versi. Conviene ricordarsi che abbiamo cangiato, e che i beni, e i mali passati devono cangiar solamente di forma. Credo però che se avremo la pace non istaremo tanto male.

Gli ufficiali mostrano una vera manìa per imparar la nostra lingua, molto differenti in ciò dai Francesi, che disprezzavano ogni cosa.

La città intera sembra che abbia cangiato aspetto, l’ilarità, e la sicurezza anima quasi tutte le fisonomie. Si scorda persino li mali, e la miseria de’ tempi passati. Senza alcune teste riscaldate che vengono disprezzate dal buon senso d’ogni partito si viverebbe perfettamente felici: ma si vede che natura umana non comporta felicità intera. Non si può a meno ancora di pensare all’avvenire, e ciò conturba molto. Vari anni di pace se fosse fattibile, ridurrebbero questi paesi tanti giardini, fiorirebbe il commercio, le finanze aumenterebbero, il militare si riabiliterebbe in forze e in coraggio, mentre le disgrazie opprimono. Se poi si rinnovasse questa fatal guerra, il delirio, e le combinazioni del presente secolo non prometterebbero che il solito destino. Il Cielo voglia illuminare appieno chi governa per la vera felicità de’ poveri popoli, e spero che ognuno conoscerà che non si distruggono nazioni, ma che l’uno ha perduto uomini, provincie, tesori, e coraggio, e che a proporzione gli altri che son vincitori non sono gran fatto a buon partito. Le piaghe son grandi dopo una rivoluzione di tal natura. Giova sempre di sperar bene.

 

25 [gennaro 1798]

Il nostro Governo Democratico Monarchico è curiosissimo. Il primo è incertissimo, inquieto, e geloso, il secondo non ha poteri per il civile, e la lingua stessa fa molta confusione. Molti nemici del primo sussurra nell’orecchie, e questa certezza, e questo dubbio di riferte da luogo a dei sospetti, e fa vedere che le passioni cangiano di oggetto, non mai di sostanza.

Gli Uffiziali si mostrano spregiudicatissimi, e alcuni che li suppongono investiti dei loro pregiudizi s’ingannano assai. Il soldato che vede in grande non si commuove alle private dicerie vulgari, vede le cose come devono essere vedute, e non si perde nei dettagli parziali; nelle perdite ancora per minorarne il peso conviene dimostrar qualche volta anche uno spirito che non si ha, o almeno non si dovrebbe forse avere. È necessaria un po’ di arte in questo secolo nelle persone che vedono più in là del naso.

Oggi è terminato il Triduo, e la Nobiltà si è affrettata di comparirvi con molte torcie. Dei pregiudizi puerili fanno ridere, e non apportano cattive conseguenze. Ma il giudizio dovrebbe essere all’ordine del giorno. Ma v’è l’epidemia di sopprimerlo.

Dimani deve arrivar il generale Kray, chi cerca di averlo in casa, chi se ne scansa. Chi vuol fargli pranzo, e illuminar la città. Le piccole brighe ben spesso riescono, e sfumano nell’istessa forma attesa la loro piccolezza. Non abbiamo più uomini, le sole inezie occupano, e gl’interessi reali nissun sà trattarli né conoscerli. Screditare l’uno, soverchiar l’altro, credersi superiori è il difetto ordinario dei paesi piccoli. Il resto se ne va da se, e come a Dio piace.

Gran fatalità che il mondo non presenti che gran rovesci e rari successi, e che il tutto termini in una monotona debolezza.

 

26 [gennaro 1798]

Questa mattina giunse colla sua truppa il generale Kray con bel cavallo, e bardatura turca. Alla porta di casa Scroffa v’erano i quattro deputati degli ordini della città, e tutta la nobiltà in carrozza, e il rinfresco. Ma Kray non volle scendere da cavallo dicendo, come Kray accetterei, ma essendo alla testa delle truppe non mi conviene di farle aspettare. Tutta la nobiltà un po’ confusa si portò invece con gran sfarzo di carozze a casa Thiene tedesca,  dove il generale è di alloggio: questo andò prima al Duomo, poi vi giunse a piedi in mezzo a una moltitudine di popolo. Passo indi al pranzo Porto Barbaran, e questa sera illuminerà le case chi vorrà.

Si sente per il territorio molta inquietudine contro i Giacobini, e la poca truppa Tedesca non basta per acquietarla, ci mandano però dei rinforzi, e quel ch’è peggio ogni Comun deve distribuire in ogni casa.

Tutti sono attoniti: ogni evviva è cessato: la moltiplicità degli alloggi disturba ognuno.

Il Centrale, e la Municipalità sono confermati. Gira la carta invece di danaro. Non v’è un proclama che consoli: con più creanza si pesa quanto i Francesi, e in allora si sperava che le cose non potessero continuare, adesso bisogna starvi. Li discorsi poi sono inquietanti: si dice che Kray abbia dato ordine alla sua Truppa di completarsi, e di star sul piede di guerra. Si vocifera che ciò sia per le ulteriori operazioni dipendenti dal Trattato di Campo Formido, e ciò sarebbe consolante, ma se invece l’altra voce che i Cisalpini fuggiaschi da Roma tentano una sorpresa, che mai si potrà dar intendere stante il consueto non appoggiato segretamente dai Francesi, allora sì che si troveressimo in un gran imbroglio. Siamo stanchi di agitazioni, esausti e dalla neutralità, e dalla guerra, e dalla democrazia, e persino dalla pace, e poco si può fidarsi della fortuna dell’armi austriache. Anche questo siroppo unito al resto non tranquillizza per nulla. Si dice che le Isole del Levante saranno del Re di Napoli, Mantova dell’imperatore, e che il meno delle cose è scritto sul Trattato di pace. Non si parla che di articoli segreti. Se queste tenebre si rischiarassero in bene sarebbe ormai tempo, ma l’oscurità riesce pesante a chi ne ha interesse.

 

27 [gennaro 1798]

Oggi il generale Kray ambindo di alloggiare dove fu Bonaparte ha cangiato da casa Thiene a casa Cordellina. Esso ha ricevuto il Centrale con molta gentilezza; ha detto che l’Imperatore ama tutti, e non fa differenza di spade né di borsini. Ha proibite le maschere intieramente, ma ha ordinato delle feste da ballo in Teatro per divertire i suoi soldati, e che tutti indistintamente debbano intervenirvi senza qualsisia segno di maschera. Questo non piacque alla nobiltà; non obbliga niuno e le feste saranno miserabili.

Richiesto a Venezia il generale in capite Vallis sopra il riattamento delle caserme per alleggerire di un tal peso le case de’ particolari, il generale rispose: Aspettate a fare una una tal spesa, che il Congresso di Rastadt sia terminato, mentre in esso si deve trattar, e concluder delle cose che faranno stupir tutta l’Europa. Sui quali cangiamenti si potrà, allora prender una norma di condotta. V’è chi prendendo la cosa in buon senso spera che i confini imperiali si estenderanno. Altri poi temono di tutto, e non si assicurano di quel che vedono.

I Tedeschi in teatro suonano colle loro eccellenti bande le arie patriotiche.

Lettere di Germania portano (senza crederle) che il Congresso di Rastadt sia terminato, e che sia concluso il scioglimento totale dell’Impero, che il Belgio formerà una Republica indipendente: che Mantova e la Lombardia verranno restituite all’imperatore: che il Co: di Provenza avrà Modena, Bologna e Ferrara, che il Papa si conserverà, e che le Isole del Levante saranno del Re di Napoli.

Furono i deputati dei Sette Comuni a presentarsi a Kray, ed egli li assicurò che mantenendo l’imperatore più di 300 mille uomini, avrà il modo di mantener ancor essi: ch’egli li riguarda come fratelli d’armi. L’ex-Colonello [probabilmente si tratta di Leonardo Bissari] non resta nel suo incarico.

 

28 [gennaro 1798]

I Patrioti avviliti e vilipesi formarono per otto giorni l’argomento noioso di tutti i discorsi. Adesso la Nobiltà ne somministra un altro. I Chiericati, i Luigi Porto, e i Caldogni col loro riscaldo fanno discorrere. I primi accettarono il maggiore Harrac come un Arciduca, ed esso s’annoia, si dimostra spregiudicatissimo, e li deride.

Il Porto volle l’incontro della nobiltà a casa Scroffa dove per la sua cattiva direzione non venne accolta, si sfoggiò abiti, e 46 carrozze, ed esso diede un gran pranzo, per cui il Centrale farà oggi un proclama onde tutti i debitori alla Cassa Nazionale debbano supplire: i Caldogni poi misero una croce aurata chiamandosene Cavalieri, e dicendo di averla avuta sin dai Barbarossa. Il mal sta che i Generali e Ufficiali tedeschi o oppressi dalle perdite o volendo per una volta far i bei spiriti, si dimostrano democratici, vogliono miscuglio di gente alle feste, deridono le cassine o casini di nobiltà, non si curano né di visite, né di conversazioni né di formalità, e li più riscaldati si mostrano avviliti, e il solito partito medio n’esulta, ma d’un riso che non gli passa le perle. Dispiacciono al buon senso tutte queste puerilità di cui le conseguenze non dovrebbero esser cattive. Ma in questi tempi la sola prudenza è utile, e mantiene un’armonia necessaria a scanso di partiti. Vedremo quel che saprà fare i bei spiriti tedeschi, davvero che i Francesi non erano tanto rozzamente spregiudicati.

Si attende il generalissimo Wallis che sarà qui per momenti. Gli alloggi pesano, ma cosa non pesa in tutte le circostanze di questo mondo, massime nell’attual secolo, i di cui strepitosi esempi rendono minori le disgrazie, quando sono accompagnate da quella tranquillità che godiamo.

 

29 [gennaro 1798]

Li fratelli Vicentini hanno presentato una supplica al generale Kray, che inerentemente all’articolo VI essi vogliono passare in Cisalpina. Il generale fece il solo obbietto, che essendo uno dei fratelli in Governo, non anderebbe bene di lasciar l’impiego prima di terminarlo, e render conto della propria amministrazione. Si discorre della festa di domani senza maschere, dell’etichetta di alcuni, e del trionfo degl’invidiosi.

Sono state proibite le armi da foco, e da taglio. Il Guzan si espresse: Così non vedremo più spade. Vicenzo Caldogno ne ricercò il generale il qual disse che la spada non entra in tal proscrizione, stante che essa è il distintivo della nobiltà.

Entro con dispiacere in sì piccoli detagli, ma quando rifletto, che delle così piccole cause hanno ridotto lo spirito publico alle cose grandi che vediamo, niente riesce indifferente.

Wallis non vien mai.

 

30 [gennaro 1798]

La festa di ballo riuscì a meraviglia, ad onta del puntiglio di alcuni fra la nobiltà. Il generale Kray per rompere tal sospensione cominciò stivalato la festa, e proseguì brillantissima sino a ora avvanzata. La chiericata di Camillo, chiamata la Maria Teresa dell’Isola si fece scorgere che dopo tante dimostrazioni di quella famiglia si aggravasse di così poco.

Raccontano alcuni ufficiali che sotto Giuseppe II egli propose il ballo senza maschera, per la qual cosa scossa la nobiltà presentò una supplica a cui rispose Giuseppe: Se io volessi ballare solo coi miei pari, converrebbe ch’io andassi a seppellirmi con essi, perché sulla festa non ve ne sono.

Molti patrioti sperano da vari indizi un governo misto, e un’amabile democratizzazione. Quando si va scalinando si può quasi supporre che l’opinione è cangiata sin nei luoghi ove meno si credeva. Se queste speranze sono utili e non dannose come le passate, non possono esse inquietar niuno. Si vocifera che gli Austriaci passino a Mantova, e a Peschiera. Il Ciel lo voglia, ma sempre coll’acconsentino dei Francesi, mentre altrimenti siam stanchi di calamità. Si va allestindo il Casino de’ nobili in casa del Co: Pietro Caldogno colla speranza che una tal società non debba formar partiti, né riuscir molto fredda al dir de’ Patrioti. Superati questi scogli ognuno può divertirsi a suo piacere.

Tutte le ville sono piene di soldati per la tranquillità, e gli alloggi nelle case di città si sperano presto terminati o colle caserme o colle case d’affittare, di cui vien ordinata la rifferta al governo.

Il Governo Provvisorio sussiste con molti nemici, e si mostra inquieto ad onta dell’alta protezione di venir contramminato. È curioso di vedere che tali individui hanno perduta tutta la sovranità, essendo divenuti tanti agenti, e che vi sieno dei pazzi che non vorrebbero lasciar tranquilla nemmeno una tal miseria, e che con questo gli donano campo di ottennere qualche chimerica preponderanza, che certamente altrimenti non potrebbero avere. I piani fissati non cangiano per una provincia, e il nuovo governo sa ben distinguere di che carattere sono le cose, per non darsi la pena di avvertirlo.

 

31 [gennaro 1798]

è arrivato oggi e si fermò solo un’ora il general Vallis, il quale passa a visitare le nuove piazze: egli asserì che noi saremo ben contenti del regime imperiale.

Si va vivendo, ma generalmente il paese non è contento, molti si lusingavano di veder realizzate le loro chimere, e in sostanza tutti i governi si rassomigliano particolarmente in adesso, sicché buona speranza del futuro, e gran calcolo della tranquillità attuale diventano i perni su cui si fissano tutti i pensieri.

 

Primo [febbraro 1798]

Oggi il generale Kray fece contratto coi Beccai acciò le carni a 22 soldi ch’era si riducesse a 12; provvidenza che rallegrò tutti. Si vuol inferire da ciò che si pensa al ben essere di queste provincie.

Oggi si è riaperta la Bottega de’ nobili, fu Caffè Nazionale. Alcuni che hanno abusato indegnamente della democrazia hanno avuto il coraggio di comparirvi con quell’ardire proprio della birbanteria e d’una nascita oscura..

Si sta facendo le caserme: e si spera vicina un’organizzazione, ma non si sa nulla.

Si sparge che si vuol fare un Casin Democratico e ciò perché la Nobiltà vuol rimetter il suo. Oh secolo veramente degno d’una pura democrazia! Interesse, passioni private, pregiudizi, cattiveria: ecco tutto quel che si è rimarcato in una così strana rivoluzione.  

 

4 [febbraro 1798]

Si pensa a Casini, a feste da ballo, a mormorar dei alti, e dei bassi; ma il Governo Aulico Centrale sussiste, e gli antichi Patriotti affettano un’aria di trionfo. L’ex-Colonello Bissaro porta la divisa, e in conseguenza avrà gli emolumenti. I Bissari portano la divisa Maltese, i mercanti, anche i più contrassegnati fanno sfarzi e si promettono governi misti, democratizzazione all’austriaca, ed affettano il viso della contentezza. Oh che commedie!

Si dice che l’organizzator Pellegrini sia arrivato a Padova.

Questo nostro paese presenta in ogni incontro un gran buon senso nel generale, ma infiniti pregiudizi, e ridicolaggini nei partiti di alcune classi. Il buono è che se ne dice assai, ma che si fa poco.  

 

3 [febbraro 1798]

Si ha fatta una bella festa di ballo in teatro senza maschera, e l’alta nobiltà s’è lasciata persuadere dalle parole, e dai minuetti del Gen.l  Kray a ballarvi, quantunque si sia impuntigliata la prima volta.

Non si parla che di Casino, e di quel democratico che gl’invidiosi vogliono opponere.

Si parla anco sull’istesso gusto della futura sistemazione di governo, chi vorrebbe conservare i suoi antichi privilegi, chi sospira un governo misto; perciò sospetti, rivalità, viaggi, discorsi, e tutto come se i piani fatti fossero facili a rimuoversi.

Gran scissure nei Centrali. Si dice che la futura settimana verranno cambiati. Ma queste remore sono dannosissime per ogni riguardo, mentre si suscitano gli odi, le inimicizie, e le gelosie.

Gli Austriaci però ci hanno supposti più inquieti e più forti, e vedono in fatto che siamo pecore, e che ogni favoluccia ci diverte. Questo va bene, ma è una compassione il vedere che né l’Aristocrazia, né la Democrazia, né la Monarchia può produrre fra noi un uomo di vaglia, atto alle circostanze, in cui si si ritrova.  

 

4 [febbraro 1798]

Si tien per certo che nella futura settimana si farà un nuovo Provvisorio Governo, il qual sarà un abozzo dell’avvenire. Gl’indizi paiono per un governo misto, altri dicono che si rimetteranno i dieci vecchi Deputati che reggevano avanti la rivoluzione. Si è in sostanza in sommo bisogno, e molta curiosità d’un tal evento. Il Centrale dovrebbe esser sopresso, atteso che i nomi di Piovesan, Chiminello, Guzan, e Acher sono odiosissimi oltre li Bassanesi i quali non san più che fare colla nostra ancor per essi esaurita provincia.

Si pensa ai Teatri, ai Teatrini, e ai Casini, e la gente si va accostumando a prender le cose all’ordine del giorno, sicché tutto viene d’una gran freddezza. Il paese non è montato per il divertimento, quando non è condito da qualche puntiglio.

Il generale Kray si fa veder dapertutto col viso dell’accortezza, e della popolarità. Trova tutto a caro prezzo, e cerca dei provedimenti perché i suoi soldati stieno bene, e si divertano. Egli è però avvicinato da della feccia della nobiltà, figure che sogliono esser sempre le prime a presentarsi ai forastieri. Si dice però ch’egli sul civile non debba influire, e che ricevi senza pensiero quel che gli giova.  

 

5 [febbraro 1798]

Si fece una bella festa di ballo nel Teatrino di Reale [nel palazzo del Cordellina].

Si va invitando per il Casino, e i Centrali vorrebbero avervi un luogo. Si vuol preparar per essi 23 poltrone, come si soleva fare ai Rappresentanti ]del Governo Veneto]. Sono venute delle cassette di sovrane per le truppe. La carta monetata vien presa dai Milani con ribasso. Un giorno sembra che siamo esausti e rovinati, l’altro che l’abbondanza si scopra in tutto, e che la speranza lusinghi d’un avvenire felice.

In fondo nissun sa nulla. Ora Mantova è Tedesca, ora n’è ben lontana. Le truppe chi le crede numerose, chi poche, altri credono che ne vengano in quantità; altri che ritornino in Germania. I Tedeschi si ridono dei Cisalpini, ma dei Francesi non vogliono sentirne a parlare che con stima, e ne divergono il discorso, se si parla al contrario. Restano proibite tutte le drappette della Repubblica Francese, Batava, e Cisalpina. Infine speriamo bene, e non cerchiamo altro.

I patriotti però sono avviliti, non si possono mai dimenticare il tumultuoso e trionfale ingresso dei Tedeschi, volendo ciò attribuire ai complotti, e non a sentimento. Mostrano d’esser contenti delle accoglienze che a loro fanno politamente i generali, i quali per verità hanno sedato quell’orrore che si dimostrava per essi, e si conducono con una direzione ammirabile. Con tutto ciò il riso a loro non passa le perle e sogliono dire con aria accigliata Tutto è incerto, e convien vivere alla giornata.  

 

6 [febbraro 1798]

È venuto un manifesto del generale Wallis dal Quartier generale di Padova in cui esprime delle belle parole dell’Imperatore a nostro riguardo e avvertendoci di sottostare alle decisioni che farà il sig. Pellegrini; onde venga Pellegrini che di udirlo siamo ansiosi.

Si vocifera che vi sia dei sussurri a Brescia, e a Bergamo particolarmente nelle vallate contro il nuovo stil democratico. Tutto è posto in maniera che, che si può veder a stabilir, e a distrugger tutto. Non possiamo più dire di non saper quel che si tratta: l’esperienza di 9 democratici mesi servono d’una scuola per levar l’impressione della quale vi vorrebbe una nuova alterazione di idee per perderne le traccie, ed adescarsi di nuovo. Sicché ogni entusiasta declamatore può tacere, mentre per persuadere non v’è più tempo.

Si va dicendo domani cangeremo governo, e questa espressione disgraziatamente non fa più senso, tanto in due anni si ha giocato ai bossolotti a nostro riguardo.

Abbiamo una cattiva comedia poco frequentata, e quasi tutti gli Uffiziali sono sparsi per il territorio. Restano quei di Fanteria che sono veramente dei patatuchi.

Si parla della spedizione a Roma, essendosi dal diretorio di nuovo dichiarata la guerra. I Cisalpini retrocedono dopo di aver preso molte piazze, mentre i Francesi vogliono soli averne il vanto, e le spoglie.  

 

7 [febbraro 1798]

Si stan facendo le caserme, ma pare espressamente che si voglia far sentire espressamente il peso dei Tedeschi, mentre si fà tutto con lentezza e birbanteria. I Tedeschi sono ancor essi soldati, e fanno delle gran scene, baruffano, schiaffeggiano ed esigono. I poveri Pantaloni più non risorgono per la loro e nostra disgrazia. Questa esclamazione è quasi generale e giusta.

Si dice che la lettera che ordina il cangiamento di governo sia venuta, ma ch’essendo in lingua Tedesca si stia adesso traducendola.

Cinque consiglieri intimi sono stati creati dalle principali famiglie di Venezia. In quel paese si vive allegramente per consuetudine, non per sentimento. Dapertutto si fanno sfarzi, e l’apparenza indica abbondanza, così del resto.

 

8 [febbraro 1798]

Si dice per sicuro che si rimetterà provvisoriamente l’antico governo nella terraferma. Ciò non piace a quelli che si lusingavano d’una estesissima mistura.

Vari della Commission Criminale sono passati a Venezia, e ciò perché si vocifera che sieno appellabili le loro pilatiche sentenze. È curioso di osservare quali persone la componevano: i vizi, la cupidigia, il riscaldo, l’imperizia decidevano la bagatella della vita degli uomini: oh che orrori!

Si dice ancora che si dovrà render conto dell’Amministrazione delle Finanze. I ladri, gl’indolenti, e i protettori tutti tremano, ma già questi sono assai inverificabili e per l’estesa, e per la confusione. Hanno fatto un bel calcolo dei debiti dell’ex-governo veneto, i quali ascendono a cinque millioni di lire tutti verificabili in tante parti[=delibere] del consiglio e ricevute: quelli poi della democrazia ascendono a un millione e 200 mille lire, senza l’incasso, e il giro abusivo, il tutto incalcolabile.

Oh i legislatori moderni sanno dire tutto il criticabile, ma quando s’investono del potere, operano con una birbanteria che supera d’assai quanto sanno dire i tiranni.

Carlo Vicentino fu mercante di terraglie raccontava a Mattiazzi la sua risoluzione di passare nella Cisalpina: Voi fate male, diss’egli, mentre io vi darò un esempio. Io mi serviva di peltri, la moda volle le terraglie; vendei la metà dei miei peltri, comperai tanta terraglia, questa si ruppe, e mi convenne vender il restante dei peltri, e alla perfine rimasi senza peltri e senza terraglia. Guardate ancor voi di non restar senza campi e senza Cisalpina.  

 

9 [febbraro 1798]

Questa sera arrivò l’ordine del cangiamento di governo, cioè di venir ripristinato quello civico ch’esisteva il primo gennaro 1796; il tutto provvisoriamente fino all’organizzazione. I Galantuomini ne godono, ma quelli del Governo misto ne fremono. Infatto i primi passi dei Tedeschi incoraggiavano i nostri sediziosi, mentre pochi riguardi alla nobiltà, molta moderazione, conferma del Governo Centrale, e mille discorsi che si facevano tenere, e che adesso fà vedere ch’erano falsi. Tutto però faceva temere sotto altro aspetto che si avvalorasse le nostre antiche disgrazie; ma i Tedeschi in ciò hanno fatto conoscere che che dovevano politicamente dirigersi in tal guisa. Adesso succede un nuovo cangiamento di scena, ma molto politico, stante che si ha guadagnato varj giorni per scandagliare lo spirito publico.

I Patrioti impiegati [nella pubblica amministrazione], e i geniali sono sbigottiti e avviliti. Desidero però che la moderazione, la probità, fin’ora virtù incognite debbano spiegarsi apertamente in quelli che dopo tante peripezie ricompariscono di nuovo negli affari, e formi un converso grato al galantuomo: oltre di che tutto è incerto in questo mondo, e particolarmente adesso l’incertezza è divenuta un articolo di moda; dunque e per carattere, e per prudenza sono necessarissime tutte le viste, e tutte le virtù.

Queste provvisorietà, tante Truppe, i confini mal stabiliti, le vociferazioni che i Francesi possano ritornare in due mesi, i cambi o risarcimenti più profittevoli fanno temer di tutto anche senza guerra. Pur troppo la politica moderna è stabilita sul maggior interesse, sicché ad onta di tutto è assai prudente di viver alla giornata con sommi riguardi.

Le caserme mai vanno avanti per la birbanteria di chi le dirige. Per i Francesi tutto era in requisizione, e tutto si faceva sul momento. Adesso non è rimasto che il mal genio in eredità, e in tutta quell’attività propria de’ tempi presenti.

Si vuol esagerare i sommi bisogni dei Tedeschi, a loro s’insegna le requisizioni, e adesso si fa calcoli sulla spesa, mentre una volta si rideva di tutto, e si esclamava: Resteremo col solo campo, e avremo abastanza.  

 

10 [febbraro 1798]

Oggi è caduta la grand’Idra, non di cento teste, ma di cento bocche del Governo Democratico. Nissuno avrebbe creduto un annientamento eguale né di magistrati, né di leggi. Un Manifesto di Pellegrini sottodescritto dal generale Wallis abolisce ogni cosa, e pone in attività la reggenza nobile del primo gennaro 1796. Il Popolo, i Galantuomi, e i Nobili esultano. Quei del Governo misto sperano nel futuro, e dicono che Pellegrini abbia detto ch’era un salto troppo grande di passare dalla Democrazia alla Monarchia, e che conveniva salirvi a gradi, e che si rimpiazzerà coi bei talenti che abbiamo di già ben rimarcati nell’ordine medio, l’insufficienza della tanto invidiata Nobiltà. Alcuni dicono che un tal manifesto è un caos che contiene molto fumo e niente di sostanza, che diveniamo provincialissimi, e che i nostri privilegi saltano in aria. Ma la distruzione del mostruoso colosso democratico, le scielte che si devono fare di gente proba, capace, e di reputazione, e la resa de’ conti di qualunque ha finora amministrato, sono tre articoli che han fatto cangiar fisonomia a diversi, e consolato l’uomo onesto. Il tutto dev’essere provvisorio, ciò conforta i rovinati democratici, i quali non si stancano di amar la rovina del proprio paese sotto il manto di tutte le le virtù morali.

Domani ci sarà una superba festa di ballo della nobiltà nel Palazzo del Co: Pietro Caldogno.

L’ultimo manifesto dei poveri Centrali fu per la permissione delle maschere nel così detto Casino.  

 

11 [febbraro 1798]

Magnifica riuscì la festa nel superbo Palazzo Caldogno. Sembrò che la Nobiltà la facesse espressamente per un ringraziamento. Gli Uffiziali si divertirono molto, e assai ne vennero da Padova e dalle Ville. Si rimarcò molti Gentiluomini di opinione differente che non l’onorarono. Ma il Manifesto di ieri, e la riuscita del Casino loro ha cagionato troppo avvilimento. Si contentarono di chiamarla la festa dei munari, atteso il vestiario delle donne, e le divise bianche dei Tedeschi.

Ma mai più l’allegria, e il decoro non si combinarono meglio, dando a questo molto rissalto il bel locale. L’orchestra non fu ben situata e le maschere in risentimento di democrazia stettero quasi tutte senza maschera. Nella concorrenza di Nobiltà si ha guardato più alle lire che alle oncie.  

 

12 [febbraro 1798]

Nulla si parla di notizie. La spedizione dei Francesi a Roma forma l’oggetto del discorso, e se ne sta attendendo con ansietà li dettagli.

Tutta la Reggenza Nobile del 1796 fa conferenze, e trova tutto in eccidio i luoghi, e le cose.

Non è ancora istallata per averne ricercato la remora.

Nel teatrino di Reale si fece da Carcano una brillante Accademia di Musica.  

 

13 [febbraro 1798]

Lo squadrone di Padova deve cangiarsi con quel di Vicenza, il primo è malcontento dei padovani, l’altro briga per non partir di qui. L’ospitalità vicentina fu ed è gradita tanto dai Francesi, come dai Tedeschi.

Si gode una gran quiete, pagheremo frattanto come il solito, e niente si sa delle nuove del mondo, mentre ognuno se ne fa riguardo.

Oggi si vocifera che Corfù e Mantova saranno dell’Imperatore.  

 

14 [febbraro 1798]

Il generale Kray coi conti conte Anguissola e Bissaro sono andati a Venezia per spiegazioni del manifesto Wallis.

Venezia ha delle belle opere, ma è cangiata d’aspetto, e di umore. Il solo gioco d’azzardo la rianima: essa temeva molto che si facesse il centro del governo a Padova, adesso è confortata di vederla dichiarata provincia e si lusinga sempre di molto, ma niente si sa.

Si continua a dire che Mantova per convenzione sarà imperiale. Tutto il mondo è in curiosità di veder terminato il gioco dei Bossolotti che si fa dell’Italia; fra non molto si dovrebbe svillupar le cose, tantoppiù ch’essa è quasi del tutto spogliata ed esausta.  

 

15 [febbraro 1798]

Questa sera ci fu una brillantissima conversazione a Casino dal Caldogno con maschere pulitissime, e sul tardi vi fu festino. Il locale non può esser più superbo. I Tedeschi non si saziano mai di ballare, e si mostrano contenti assai del loro soggiorno: quei di Padova gl’invidiano e vogliono venir ad approffittar dei nostri balli. A me sembra un sogno tali tante vicende, che ci han ricondotto con molta perdita al stato di prima, con un certo tal qual misterioso avvenire, di cui i pochi passi, che sinora si vede, niente lo fa travvedere. Ad onta di tutto siam condannati pertanto a vivere alla giornata, a sentir le somme estese degl’uni, i massimi orrori dei Patriotti, se le cose tornassero alla democratizzazione com’essi decisamente si lusingano. I soli Galantuomini in ogni tempo vivono, e lasciano vivere, né vorrebbero né la vita, né la roba di alcuno.  

 

16 [febbraro 1798]

L’organizzator signor Pellegrini sentendo l’esultanza generale del Popolo vicentino per l’arrivo dei Tedeschi disse: Ne sono ben sorpreso, mentre la città di Vicenza non era in buona vista presso l’Imperatore: disse ancora che dell’organizzazione futura tutti i Galantuomini ne rimarranno contenti.

Si vocifera che molte Truppe Austriache sieno per arrivare per delle future operazioni. Già si dicono tutti gli affari intesi fra l’Austria, e i Francesi. Certo si sente l’acquisto di Roma, senza che i Tedeschi si muovano, né controperino in nessuna guisa.

La politica del giorno fa rimaner sospesi: non è prudente qualsisia discorso, e non si può formar qualsisia sistema. Il tempo solo ci dirà come convien attenerci, mentre per ora non si può creder nemmen quel che si vede.

Il peso degli alloggi si sente molto, tantoppiù che adesso è almeno permesso di dirlo. In passato conveniva soffrir tutto in silenzio per timor di peggio

 

17 [febbraro 1798]

Cattivo veglione al Teatro. Vi fu una maschera con un alla coda per significare il borsino, e una mescola [=bastone che si usava per mescolar la polenta] al fianco per indicare la spada. Tanto e tanto il Casino supera tutto ed è lo spettacolo magnifico e frequentato. I Galantuomini trionfano da tutti i versi, sino nei loro divertimenti; gli altri aberrati d’opinione e di cattiveria, sono indicibilmente avviliti, conviene però di non lasciarsi dalla compassione per loro tener bei discorsi, che la loro agonia si eletrizza, e vogliono far veder che siamo in mezzo a maggiori mali ad onta che stiamo bene, e quando si vedono impossibilitati a provarlo si lusingano dell’avvenire e ci promettono cortesemente mille orrori. L’Europa pur troppo non è tranquilla, ogni cosa lo comprova, ma il desiderio di taluni di veder tutto in confusione per innalzarsi solo sulle rovine degli altri riesce insopportabile. Ormai tutti si son levata la maschera, e non illudono più coi loro piani morali, e chimerici, se non chi adotta le loro massima per i medesimi principi.  

 

18 [febbraro 1798]

Bella conversazione a Casino, dove i Tedeschi si divertirono assai. Sembra che nei primi momenti abbiano agito accortamente contro la nobiltà, come contro d’un corpo che a loro non mancherà mai, adesso che conoscono il paese, e che non lo vedono diviso che per cinquanta persone che si contano a dito, si abbandonano al piacere d’una buona società.

Venezia se la passa con gran spassi e con gran gioco, colla lusinga di ritornar quei di prima: vociferazione universale; ma io credo che al più gli onori resteranno a Venezia, e il danaro anderà a Vienna. Con tutto ciò niente può dare un’idea dell’avvenire. Tutto è sommosso, e non si sà se una rivoluzione tanto sorprendente prenderà piede, o sfumerà.  

 

19 [febbraro 1798]

Superba festa di ballo al Casino. I Tedeschi si distinsero colla loro tranquilla allegria.

Si sà senz’alcun dettaglio che i Francesi sono entrati in Roma.

Si ha proibito tutti i giochi d’azzardo per causa che Venezia e gli Uffiziali gli han portati all’eccesso.

Quì si teme che abbia a spiegarsi dei partiti attese le opinioni correnti, per me spero che i buoni non ne saranno capaci, e li cattivi non potranno farlo.

Si ha fatto scena per il Casino, il quale ha trionfato, ma in questi tempi la prudenza è la virtù più necessaria: il concorso però ha dimostrato apertamente che il paese non ha che pochi individui di differente opinione. Con tutto ciò al bene della quiete l’uomo ragionevole deve sacrificar sino i suoi piaceri, mentre tutto è incerto in questi tempi, e ogni pretesto serve alla logica rivoluzionaria.  

 

20 [febbraro 1798]

Cattivo corso  per mancanza di legni e cavalli: poche cene, ma bellissimo veglione, non però allegro come gli anni scorsi. Si ha troppo ballato in tutte le guise.

I Tedeschi non finiscono nel dir bene di Vicenza, sembra propriamente che il nostro paese viva più per gli altri che per se stesso, ogni pensiero, ogni avvenimento si dimentica in presenza d’un forestiero; oltre l’ospitalità, e la facilità propria solo di Vicenza v’è un tal trasporto per ogni oggetto nuovo, ch’io credo che se una nazione dopo l’altra, cosa non difficile a giorni nostri, discendesse da noi, non avrebbe che il medesimo accoglimento: tanto l’animo, e la curiosità sono il carattere distintivo dei Vicentini.

In proposito di nuove nulla si sa, tutto è oscuro, e si và sviluppando le cose in quella maniera propria e solita a non confondere che maggiormente le idee. Con tutto ciò noi siamo tranquillissimi, pare che il nostro destino sia più che fissato, guai a chi solo temesse l’andamento infelice di questo secolo.

Si lavora nelle caserme, ma non se ne vede mai il fine. La sorte è gettata per l’oppressione.

I nostri deputati non ritornano mai da Venezia. Si dice che l’organizzator Pellegrini sia assai occupato.  

 

21 [febbraro 1798]

Né corso né cene in questo primo giorno di Quaresima. Domani ci deve esser Consiglio. Non ci son più né panchi né perucche, ma si rifarà tutto.

Si deve prestar in breve il giuramento a Sua Maestà e molti democratici devono per figura delle loro cariche prestarlo. Era Bruto nel cor: sul labbro Augusto.

Il general Vallis ordina per i 25 di questo mese che tutti i patrizi Veneti debbano ritrovarsi nel Palazzo Ducale a formare il loro Maggior Consiglio per eleggere 12 patrizi per prestar il giuramento, ancor questo non è un momento meno calcolabile e amaro per una così celebre Republica!  

 

22 [febbraro 1798]

Si dice che fino all’Oglio tutto sarà Imperiale, ma gli Uffiziali ne temono senza guerra.

Si ha fatto il Consiglio in numero di 104, e si ha preso per acclamazione che i Deputati attuali prestino il giuramento. I Tedeschi han molto riduto dei Perucconi, e altro ornamento. Ma tali forme riescono sempre come mascherate presso i popoli che ne accostumano delle altre.  

 

23 [febbraro 1798]

Questa mattina si ha continuato tre ore a giurare in mano di Kray nella bella casa Cordellina da tutti i corpi di questa città. V’era tutto il bel mondo e non si risparmiò le fischiate ai democratici che per le loro cariche giurarono. Il Vescovo stette sempre smanioso vicino al trono. Molta truppa corredava la casa. Ma il celeberrimo avvocato Cordellina non si avrebbe giammai immaginato che il suo Ottoniano [da Ottone Calderari, architetto del palazzo] Palazzo dovesse servire per le vicende dell’attual guerra al giuramento che viene di sugellare la distruzione della Veneta Republica, di cui era appassionato, e nella quale acquistò tanta gloria.

Tali sono gli eventi umani, di cui fatalmente noi siamo spettatori non indifferenti.

I Democratici credevano che non seguisse la formalità del giuramento, come per prova che le cose erano incerte incertissime. Ora si consolano col dire in varj sensi: Io giurai, ma adesso discorriamola fra noi.

Il Gen.l Kray diede finalmente un pranzo ai suoi Uffiziali, ma lo fece di grasso per non onorare alcun del paese; la sua dolce accortezza lo disimpegna da tutto, e contentando la sua avarizia segue il piano della maggior moderazione. Forse contegno che in questi tempi dovrebbe dar norma.

Della Cavalleria Lobkvich passa a Padova con dolore di lasciar Vicenza.

Non arriva mai l’organizzazione. Non so se sia meglio attesa, che arrivata. Delle nuove pubbliche siamo totalmente ignari, e per il torpore immenso che si va diffondendo, e per esserne vietate le strade.  

 

24 [febbraro 1798]

Oggi sono arrivate le lagrimevoli circostanze dell’ingresso dei Francesi in Roma.

Uno dei prodigi che ha fatto da noi la democrazia fu che in 17 Sicurezze Pubbliche non è stata mai sicura niuna cosa. Le caserme vanno poco avanti. Kray dice che tutti i commissari di guerra si rassomigliano.  

 

25 [febbraro 1798]

Questa mattina vi fu come al solito la solenne processione a Monte[berico]. Il luterano Kray, tutta l’Uffizialità e 1200 uomini sull’armi l’accompagnarono. La bella giornata e il concorso ne fecero un bellissimo spettacolo.  

 

26 [febbraro 1798]

Vi fu una sollevazione procurata dai Francesi in Mantova e in Brescia per aver il pretesto di esiger dei denari per pagar le truppe: in tali incontri gli aristocratici son sempre opportunissimi.

Son vietati tutti i fogli repubblicani. Si va spargendo che insorga del mal umore fra gli Austriaci e i Francesi, se v’è però solida congettura in questi tempi sembra tutto al contrario.

Non si sa più però cosa giudicare: la rottura riuscirebbe fatale, l’accordo porta delle conseguenze ingiuste. Infine convien attenersi solo al mal minore, mentre non v’è più niente di plausibile per contentare la delicatezza delle anime oneste.

A Venezia si son riuniti li ex-sovrani in sala del Scrutinio per ordine Austriaco, e furono più di mille e a votare atteso l’uso della cassazione in più di 900. Riuscì odiosa la radunanza, e luttuoso il giuramento, al quale non intervenne il delegato Bonfadini, e vi andò benché convulso l’ex-Doge Manin, come uno che per la confusione si elesse nei 12 ricercati delegati.

Si attende con impazienza in Venezia l’organizzazione, e pare che vi rissorga quella calma ad essa naturale. Gran vicende! pare propriamente che il pensiero non possa sostenere la massa degli eventi che si succedono, e che tutti pare che portino in se stessi un carattere di oppressione, e di viste non limitate, e nuove.  

 

28 [febbraro 1798]

Oggi i Lobkovich sono passati a Padova. Quei di Padova giunsero contenti. Tutti si figuravano Vicenza come un borgo, ma ora tutti ne decantano la delizia, il divertimento, e l’ospitalità. Gran compiacenze per noi!

I Democratici avvilitissimi osservano che i gatti muojono come per un indizio di peste: sentono sempre il cannone, e deplorano gli spettri che sono nel ospital Tedesco. Il loro terrorismo si va modellando a norma degli eventi, ma si osserva che non si può mai parlar con essi senza andar a rischio di perdere la speranza, e la tranquillità.

Son finalmente arrivati i nostri deputati Anguissola e cavalier Bissaro da Venezia portando la conferma dei nostri antichi privilegi. Sospendono però essi molta della loro certezza, atteso che temono che la lingua Tedesca possa aver mal inteso l’espressione della nostra. Non è questo un piccolo imbarazzo in materia d’affari.

Per la sopressione dell’Accademia della Crusca in Firenze, sonetto del conte Vittorio Alfieri:

 

              L’idioma gentil, sonante e puro

         Per cui d’oro le arene Arno vogliea

         Orfano or giace, afflitto e mal sicuro

         Privo di chi il più bel fior ne cogliea

             Boreal scettro, inesorabil duro

         La madre ha spenta, e una matrigna or crea,

         che un dì farallo vilipeso e oscuro

         Quanto chiaro un dì l’altra, e ricco il fea.

             L’antica Madre, è ver d’inezie ingombra

         Avea gran tempo l’arte sue neglette

         Ma per Lei stava del gran nome l’ombra.

             Italia, a quai ti mena infami strette

         L’esser dai Goti ancor non ben disgombra!

         Ti son le ignude voci anco interdette.  

 

28 [febbraro 1798]

Napoli soggiace all’epidemica malattia morale di cui la povera Italia è vittima da quasi due anni.

Si ha cominciato a mandare i soldati nella caserma di San Biagio. I Capitani e i Commissari angariano, e mangiano molto sulla misera truppa.

Si ha fatto Consiglio di guerra e si ha condannato al solito alle bacchette e al bastone.

Si dice che l’inibizione del foglio di Lugano sia stata perché porta esso la notizia che i Cisalpini sono in guerra cogli Austriaci, e che hanno incominciate le ostilità. Tutto si vuol indicare. Chi guerra, chi dilatazione di territorio, ma non è che lo spirito di partito che figuri le cose.

Gran ladri per il territorio attesa anche l’uscita dei prigioni. Non v’è riparo per la lentezza e la lingua. Oggi ha terminato la Commissione Militare, i giudici di pace, e simili altre pilatiche incombenze.

 

P.mo [marzo 1798]

Oggi nel Consiglio si ha detto i Podestà e Vicarj della provincia per rassegnarne la scielta a Wallis. I Democratici non v’intervennero.

La cavalleria venutaci da Padova di Lobkoviich è composta di gran Nobiltà, ma di persone poco sociabili. I nostri Giulay sono passati a Padova.

Si cerca di aver un’Opera buffa nel democratico Teatro Gripia.(? Forse va letto Grazie: teatro alle Grazie. La scrittura è incerta)

 

4 [marzo 1798]

Si parla di Roma, e di Napoli; qui si tace d’ogni cosa, si va solo sperando i confini Austriaci all’Oglio.

Passano alcuni residui di cannonieri francesi, che provengono da Padova, ma questa rogna è quasi terminata.

Gli alloggi continuano, e molestano assai. Le caserme si lavorano con lentezza, e l’organizzazione veneta mai comparisce.

La calma però si fa sentire, e le elezioni fatte dal Consiglio sono di gente proba, e che per nulla puzzano di democrazia.   

 

5 [marzo 1798]

Si vuol far opera in quaresima piccolo scopo democratico.

Vi sono le esperienze [=esperimenti ]fisiche al Casino Caldogno. I Francesi si sono condotte dietro un furore di ragazze, le quali adesso ritornano con egual precipizio a casa.

I Tedeschi vanno fiutando, e corteggiando le loro belle, sagrificano al Dio lontano, molta gara però regna in una tal freddissima galanteria maggiormente nelle nostre più bigotte signore.

Per l’organizzazione di Venezia asserisce il signor Pellegrini che non ancor posto penna in carta. Come organizzar con soddisfazione un paese ex-sovrano, con commercio, con una preponderanza che lo faccia esistere! Pazienza, già il mondo continua il suo giro, e si vive provvisoriamente come stabilmente: a che prò organizzare e sistemare?

Gran massa di cose si offre alla riflessione. Si vede a espilar l’Italia di mano in mano; non si vede che l’abozzo del quadro, e fra noi si va lagnandosi degli alloggi, e della poca precisione delle materie esposte nei proclami. Dio solo può minorare e non accrescere le nostre miserabili lagnanze.  

 

8 [marzo 1798]

Si aspetta un reggimento di cavalleria dal fondo di Vienna, si sospira di estendersi, ma nulla si sa, né si capisce.

I Francesi democratizzano Roma, pare che i loro progressi camminino col solito giro della loro fortuna, né si sa che coll’Imperatore vi sia o un accordo o una indennizzazione stabilita. L’Oglio, l’Oglio tutti sospirano intanto, non vorrei l’aceto vedendo tanta lentezza e silenzio.

Arrivano lettere che vogliono la Lombardia austriaca, le legazioni ancora, porzione dell’Italia a Sardegna, e Napoli tranquillo. Dei Francesi si dice che sloggiano presto, attenendosi alle Alpi, ai Pirenei, al Reno, come s’erano pronunziati sin dapprincipio. Ma lo staremo a vedere è necessario.

Si dice ancora che a Roma i soldati Francesi si sieno ribellati contro le mangerie di Massena, e loro Commissarj, e che aiutati dai Trasteverini li abbiano posti in fuga. Pio VI è arrivato ai 25 di febbraro... in Siena congedato duramente dal suo trono.

Si fanno delle evoluzioni militari in Campo Marzo con una banda funebre. Molti Tedeschi di Padova vengono a galanteggiare a Vicenza.

I soldati vanno popolando le caserme di mano in mano che vengono stabilite. Ma gli Uffiziali favoriscono le case, e sono tutti della medesima pasta quando non si sta bene attenti in ogni riguardo. Le gran Nazioni danno delle gran lezioni alle piccole.  

 

8 [marzo 1798]

Pare che debba arrivar delle Truppe, ma ogni cosa è nel massimo silenzio. Si attende con ansietà qualche scioglimento al caos delle cose che tutto il giorno si vanno scomponendo, e a cui non si vede mai il fine.

Deve arrivar da Venezia la sola sanzione delle elezioni del nostro Consiglio, ma quei politici legislatori non hanno un momento di tempo, e pare che si portino nei spazj immaginarj, mentre in due mesi e più d’indefesso lavoro non hanno pronunziato che l’appiglio al 1796.  

 

9 [marzo 1798]

Molto fermento a Roma, terminato a battere gl’insorgenti Romani.

A Milano gran quantità di Francesi e di forestieri, gran lusso, gran chiasso, gran vessazioni, e persecuzioni contro chi posse [sic] [=possiede ?] solito ritornello rivoluzionario.  

 

10 [marzo 1798]

Nel teatro Berga si ha cominciata l’opera buffa, ma con pochi spettatori.  

 

11 [marzo 1798]

Domani si doveva far dalla Truppa il consueto annuo giuramento con pompa, ma la pioggia impedisce nel Campo Marzo questo spettacolo.  

 

12 [marzo 1798]

A Milano si dice che la Repubblica venne s’est renculeé sino ad essi.

Il giuramento della Truppa si è fatto dal conte Orazio Porto.

L’opera non è frequentata quantunque buona.

Molti Tedeschi vanno e vengono frequentemente a ritrovar le loro belle, ma o sia che queste non abbiano un certo tal qual carattere, o essi non sieno piccanti, il fatto è che niuno ne parla, ben al contrario di alcuni vivaci Francesi, per cui la malignità non cessava di ornar le più piccole apparenze.  

 

13 [marzo 1798]

Mentre si aspettava da Venezia la conferma dei nostri Podestà di Marostica e Lonigo, si ha destinato che sia tale un abitante di quei paesi. Alcuni dicono che lo scritto di Wallis voleva una elezione del nostro Consiglio sulle norma del 96, ma in pieno si osserva che vengono da alcuni contaminate le cose a Venezia, che gli uni vengono subito accolti all’udienza, altri ci stanno una ventina di giorni ad averla, e che il ragiro è proprio dei nostri tempi in tutti i governi. Questa scena dispiace ai buoni e contenta i malcontenti. I mali adesso se non ci vengono dall’esterno si ama di fabbricarseli da se stessi, e l’infelice germe della discordia portatoci dai Francesi si sviluppa in ogni discorso, e in ogni cosa.

Questi Tedeschi sono di piombo, né si vede principio alla dilatazione. Si va dicendo dicendo, ma le cose sono sul piede di prima, e i Francesi intanto agiscono sempre.  

 

14 [marzo 1798]

Si trionfa dagli amanti del Governo a cui per necessità si attendono purché si veda disorganizzazioni della dispiacenza dei deputati e del Consiglio per la elezione del Mattiazzi a Marostica, e del Vandinello Podestà di Lonigo, ma un tal trionfo non passa le perle, mentre il sospiro è di distruggere.

Si si discatena contro l’ex-Commissione criminale, e gli altri giudici che arbitrarono in democrazia. In simili cariche ci vogliono cognizioni, e probità due caratteri di cui si ha fatto l’esperienza d’una somma scarsezza.

Questa è la settimana dei Consigli, e si sballotta a più potere quei che han ballottato bene in democrazia.

Si sostiene che in Camera dei deputati si abbia preso la massima di tener lontani dagli impieghi quei che puzzano di democrazia ossia le menti poco sane.

Frattanto noi siamo in mezzo a quattro mille uomini di truppa bisognosa, e le nostre case di campagna e di città sono divenute tanti quartieri. Quando mai si arriverà a esser padroni della propria casa? La tranquillità se si vuole regna sempre col confronto della democrazia, non mai con quello del buon governo antico, di cui se ne conosce la perdita di giorno in giorno, e l’impossibilità di riavere mai più quella calma e quell’abbondanza, ch’erano i caratteri distintivi della Veneta Repubblica.

Come mai si può godere d’una alterazione totale dei nostri usi, delle nostre leggi, d’una dipendenza assoluta presso della gente che fa un calcolo solo di finanza per ogni governo, che resta essa dietro a noi al meno d’un secolo e di cui non s’intende nemmeno la lingua? Non v’è che il confronto terribile dell’anarchia, che faccia trangugiare una tal pillola in pace. Si vive alla giornata, e non si può aver il coraggio di fissare l’avvenire, tanto tutto è inquietante ed incerto.  

 

15 [marzo 1798]

Oggi corre che avremo un Governo misto, e che l’avvocato veneto Lorenzoni è stato incombenzato dagli aulici di nominargli 40 soggetti atti al civile.

Il terzo stato gode di un tal evento. Ma ha troppo pianto la venuta degli Austriaci perché questo piacere sia completo. Sarà però molto bene la difusione degl’impieghi, e che l’abilità, e la probità sieno valutate in tutti i ceti di persone.

Si dice che possa venire altri 6 battaglioni a felicitarci: Se questi non portassero la lusinga di un dilatamento di territorio saressimo ben imbrogliati.

Oh che scena curiosa presenta il quadro dei nostri paesi una volta tanto felici! Soldati da tutti i versi: le case piene di ospiti, Uffizialità torpida superba, e sospettosa, lingue arabe, facilitazioni somme nei generi per provvederli, inciampi infelici di commercio, silenzio assoluto della permanenza, delle viste, e delle novità strepitose che succedono. Molti legislatori a Venezia imbarazzatissimi dell’organizzazione, fiducia, poca curanza, e diffidenza tutto alla tedesca. Gli uni non san farsi intendere, gli altri non intendono, e si resta così come tante pecore in mezzo alla forza, colla moda di esprimersi per contenti. Si salta, e si giura, e si finisce col dire che in confronto della moderna democrazia dobbiamo stimarci felicissimi. Oh che razza curiosa di felicità presenta i tempi attuali!  

 

16 [marzo 1798]

Si continua a sballottar nel Consiglio a 74 voti contro 11.

Le cose però di Governo non sono soddisfacenti. Vien esatto assai, e non si è mai contenti di nulla.

Sembra di già quasi deciso il Governo misto [Nobili e non nobili]. Il dispiacer degli uni, e il trionfo degli altri sono egualmente chimerici. Siamo in tempi difficili, bisogna cangiar tutto sino il dizionario, e convien contentarsi della tranquillità, e non ricordarsi nemmeno il passato.

Devono arrivar delle nuove Truppe, e ciò dispiace. Gli Uffiziali stessi dopo una tal notizia non hanno più buon umore. Alcuni anche dicono signum malum.

Dio faccia che non abbiamo ad ingolfarci di nuovo nelle scorse miserie. Non so vedere che s’abbia ad estendersi, né oso sperare in guerra che si possa vincere. Ma tanta Truppa quantunque sempre esagerata significa molto. Dio ce la mandi buona.  

 

17 [marzo 1798]

I Deputati sono molto imbarazzati colle esagerazione tedesche, non si contentano mai di nulla, dicono di pagare, e non pagano. Vogliono caserme stupende, e vogliono continuare a restar a peso nelle case dei particolari. Sono poi inceppati nel maneggio dei politici affari, bonariamente si sono affidati agli antichi appoggi Veneti, e non han conosciuto l’inganno passato, e la decadenza presente, sicché tutto è andato a favore di chi con raggiri migliori, appoggi, vigilanza, e passione non si stanca di prender in tal guisa vendetta del proprio paese, e una copertelle [sic] per saziare il loro interesse. Ma la venuta di nuove Truppe tedesche; il ritrocedimento in Italia di alcune Divisioni francesi, a quel che si permette di dire, fa restar sospesi più di tutto il resto.

Pare che vi sia buona intelligenza fra esse: ma a chi è dato di calcolare le conseguenze degli avvenimenti di questo secolo! Tutto è possibile purtroppo. Ma che si dovesse di nuovo veder la guerra è un’idea insopportabile: è impossibile che i Tedeschi colla loro lentezza, torpore, indolenza possano mai contare una deffinitiva vittoria sopra di un nemico, il di cui coraggio, viste, avvedutezza, e fortuna formano un tutto che tiene del prodigio.  

 

18 [marzo 1798]

Oggi han terminato i Consigli con 15 sballottazioni sino ai 15 voti. Pare che questa unione si sia formata per prender di mira gli energici passati che davano ombra per dei talenti; questi ad onta d’una vana superiorità ne fremono, perché l’ambizione è il loro scopo principale, come si è veduto, e i diritti dell’uomo non sono per essi che una strada per cui facilmente ingrandirsi. Contuttociò rincresce di vedere tali scassabili esternazioni in dei tempi, in cui i birboni possono tutto sperare, e i galantuomini tutto temere.

Tutti dicono che il Governo misto discende dal Cielo a felicitare il terzo stato, ma ancora niente si sa di preciso. Per me quando c’è quiete, e che i birboni venghino sopravvegliati [=sorvegliati], e non sieno mai assoluti; mi sembrerà giusto che tutti possano aspirare qualche cosa.

Dopo aver sentito che tutti i dazi anderanno per conto regio, cosa inusitata in monarchia, si prende Daziari o Manfrin o altri. Tutti i governi sotto altri termini fanno la rima, e tutto il mondo è fatto come la nostra famiglia dice Arlecchino.  

 

19 [marzo 1798]

Si fa delle perquisizioni sopra i forastieri di qualunque nazione, sopra la loro venuta, permanenza, e partenza. Si sospettò da una dama un generale Francese: il Comandante della piazza con soldati fu a parlar con essa, e si pretende abbia fatto visitar la sua casa. Se questi esami sono puramente per mantenere la tranquillità non c’è male, ma non vorrei che indicassero qualche principio di mal umore.

Gli energici scacciati dal Consiglio fremono per essere essi notati a dito. Sarebbe stato molto bene di sopprimere in quest’anno una formula che non era forse necessaria. Già certa genìa non si cura che delle apparenze, mentre il sentimento universale è ben più palese della ballottazione, ma di questo ad essi non fa spezie, o lo fingono.

L’opera continua ma non viene frequentata per la Quaresima.  

 

20 [marzo 1798]

Oggi si dice per certo che il generale Kray s’abbia espresso che a momenti l’Imperatore avrà Mantova. Non so se queste voci siano tranquillizzanti attesi i movimenti o verità: certo è che tutta la truppa è sul piede di guerra, le provvisioni giunte a Venezia sono immense. Tutti dicono che anderemo all’Oglio. Se questi affari si fanno di buon accordo niente di meglio per questi limitrofi paesi, se altrimenti Dio ce la mandi buona.

Oggi si sono proibiti alla mezza notte tutti i Caffè, e cosi dette Casanze. Questa novità ad onta d’esser stata abozzata dai Francesi non piace alla nostra gioventù.

La sistemazione di Venezia è sotto il torchio, ma ciò si dice da tanto tempo che non è più credibile. Ognuno spera di veder mortificato il partito contrario più del bene che ne potesse risultare a questa in ora disgraziate provincie.

Le case son piene di soldati. Le caserme non si finiscono mai, e tutti sono stanchi ed annoiati.  

 

21 [marzo 1798]

Si parla dei disprezzi, delle negligenze, e dei discorsi dei geniali dell’aristocrazia, e non calcolano gl’imprudenti e i cattivi d’ogni partito. Credo che una persona di giudizio e di probità, qualunque sia la sua opinione, debba scansare qualsisia indizio che possa produrre un irritamento fra qualunque partito, ma tali persone sono rare in ognuno. Le passioni governano il mondo, e per lo più le opinioni sono accidentali, e in fondo pochi sanno a cosa attenersi.

Noi siamo in un caos indecifrabile. Si vede una moltitudine di statue armate, incapaci al riso, tarde negli affari, senza vigor nelle rissorse. Non si sa se tremino o se sperino. Si tiene che Mantova sarà imperiale, ma non si sa se per forza, o per accordo. Infine io credo che si potrebbe rovesciar il mondo intero, che ancora non si riaverebbe una sillaba da questi esseri inanimati. Se questo torpore si comunica, e che i pesi continuino, in verità che passeremo dalla vita alla morte senza accorgersi.

A Venezia si aspetta la sistemazione ad ogni istante, ma molti non la credono tanto vicina. Si regolano ancora colla Commission Democratica divenuta ora Aulica: ma il paese non è più riconoscibile: il cattivo umore e l’avvilimento è universale. Le botteghe non vendono nulla, i miserabili si moltiplicano, e i Tedeschi vi sono in gran numero, e paiono di piombo.

 

22 [marzo 1798]

Gran confusione di cose. I Francesi con una passeggiata han preso Roma. Ai Svizzeri che volevano resistere i Francesi han preso dei Cantoni. Questo è un affar serio, di cui mi sembra impossibile un accordo. L’Imperatore starà con un’armata di osservazione sul circondario della Svizzera. A Rastadt si va trattando le convenienze, comandando sempre, e negoziando. La Turchia è inquietata dai suoi sospetti ribelli, e non se ne può calcolar le conseguenze. La Russia par che prenda seriamente parte negli affari. I Francesi uniti alla Spagna tentano di annettersi il Portogallo. Tutto sembra il moto contro l’Inghilterra, ed essa per difendersi tenta di fare tutte le possibili diversioni. La guerra e la pace sono per queste due nazioni un problema per tutta l’Europa. La Francia si estende e si rinforza ad onta dei suoi rumorosi partiti. La Cisalpina ora pare che si sciolga, ora che maggiormente si stabilisca. Tutte queste bagatelle fanno prescindere alla sistemazione di Venezia, e fanno vivere colla suspizione propria di tante convulsioni, di cui non si può discernere l’estesa e il rimedio.

L’abate Fortis va dicendo che i Francesi stan preparando una spedizione in Egitto, ciò vien stabilita in tal momento una chimera.

Sono stati posti dei viglietti sui cantoni alquanto rivoluzionari.

Le pie persone rimettono a più potere le argenterie nelle chiese per favorire i bisogni istantanei di chi comanda.

Il Paese è tranquillo; i discorsi sono più personale che generali. I piccoli paesi fanno sempre così; adesso l’oggetto cresce, ma i più non sanno quello che si dicono. La tranquillità è il bene più calcolabile, mentre il resto va col solito corso sotto tutti i governi possibili, e particolarmente in questi tempi di mangerie universali: un particolare giudizioso si può però vantare di esser più felice di un sovrano.

Si parla di aver altri conventi per caserme, magazzeni, forni ec.

 

23 [marzo 1798]

I Thienesi riccorsi a Pellegrini ottennero un giudice criminale del paese, sicché e Podestà e Vicarj eletti dal nostro Consiglio cadono e traballano. Si pretende che tra Wallis e Pellegrini regni della discordia, e che per conseguenza gli accorti la fanno veder bella alla gente di buona fede.

La bottega di Gallo non piace a Tedeschi, vi è andato il Comandante di piazza ad osservarla.

Si dice che vi sieno dei clubs. In pieno però regna la tranquillità, la noia, l’incertezza, i discorsi prò e contro, ma di chiaro nulla si vede.

 

24 [marzo 1798]

Il comun di Recoaro inquieto perché venghi prestata la resa dei conti della democrazia, voleva venire in 300 uomini, però senz’armi a Vicenza, un piccolo distaccamento tedesco li fece ritornar indietro all’amichevole.

Le caserme vanno popolandosi con indolenza. I particolari non ne possono più d’Uffiziali.

Si dice che domani sortirà la gran sistemazione veneta. Oggi corrono 13 nomi de’ principali ex-patrizi come capi della nuova commissione.

I nostri deputati hanno la fatica, la noia, e la spesa di tutto: ma in materia di fumo decidono molto, veggono a loro piedi gli ex-patrizi a supplicarli, e molte altre onorifiche comparse più aeree che di fatto. Oh l’intrinseco è perduto in ogni senso!  

 

25 [marzo 1798]

Bellissimo corso [=passeggiata] a San Lazaro. Tutti rimarcano che dopo tante vicende Vicenza sola può contare d’esser stata meno rovinata delle città contigue. L’ospitalità, il buon senso universale, Joubert stesso in questo degno per noi di memoria per la sua probità e prudenza. Le potestà costituite ad onta di alcuni pessimi soggetti e di molta maldicenza contribuirono però in pieno al meno male del paese. Il giro di avvenimenti tanto strani avrebbero imbarazzato chiunque, e non si può negare che non siamo stati dei fortunati.

Ma per la verità la quantità dei mali fa che non si distinguano le cose, e in grazia dell’opinione si mette a mazzo il galantuomo col birbante.  

 

26 [marzo 1798]

I dazi vengono rimessi a conto regio coi Manfrin, Savorgnan, etc. a quello che si dice, ma io credo al solito.

La sistemazione nostra non comparisce mai, si crede che salve le rendite regie del resto si fa poco caso, o almeno si dimostra che le cose sieno incerte, lo che dà del pensiero.

Gran soldati e molti s’aspettano senza prevederne l’oggetto, la sola dilazione non lo comporterebbe. Ogni giorno il territorio si va sottraendo alla Città la qual rimarrà colla sua coltura. I dottori maneggiano solo per se stessi, e la Città ingannata non comprese il suo interesse di unirsi sul momento col Territorio, stante anche l’avvilimento in cui esso in allora si trovava: Il divide et impera [sic] non è più all’ordine del giorno.  

 

27 [marzo 1798]

Alcuni Veneziani portano che Pellegrini abbia asserito che il baron di Thugut non gli dia mai risposta precisa nel proposito dell’organizzazione veneta: ch’egli riguarda Venezia piuttosto per una città di peso che d’interesse per Sua Maestà che l’educazione, il bisogno, il ristauramento dell’Arsenale, l’inviamento d’una zecca di nome, assorbirebbero quel che mai il paese potrebbe contribuire. Quali calcoli! se ciò è vero!

Le voci in Tirolo sono che la Baviera verrà data all’Imperatore, e che noi diventeremo Cisalpini. Il tutto è possibile è la sentenza dei tempi nostri, e non si scorge né impegno, né sollecitudine, né riguardi, che comprovino altrimenti. Le rendite vanno al mare, ma i vantaggi del buon governo nemmeno si traveggono. Hanno levato in terraferma il governo democratico più per i reclami, e per ricavarne di più, che per altri oggetti. Venezia continua colla sua aborrita Democratica Aulica commissione. Quel paese però è avvilito, e i suoi antichi padroni non hanno che il disperato conforto di confrontarsi coi Svizzeri dicendo: la Svizzera era naturalmente e neutralmente armata, poteva disponer di 80: mille uomini; contuttociò in 15 giorni ad onta della sua valida posizione, e del suo vantato coraggio, ha dovuto cedere ai Francesi, noi almeno abbiamo durato qualche mese di più, e le rovine non son state sanguinose.  

 

28 [marzo 1798]

Il conte Oliviero di Wallis comandante in capite venne questa sera a sentir un’opera con una dama Padovana, e ripartì nella notte. Chi ha affari se li tenga, che fra l’oscura politica, il divertimento, e l’indolenza, non v’è maniera di venir a termine di nulla in questi tempi.

I Dazi, Manfrin etc. son rimessi. Non si ricerca nemmeno più dell’organizzazione veneta: il ritardo di questa, il vedere che niun Arciduca viene in questi paesi, il piede di guerra in cui sono le truppe, la venuta di molte altre, fa creder tutto. V’è chi dice che lo Stato Veneto deve servir di pegno fino alla morte dell’Elettor Bavaro, i di cui stati sono ceduti per pegno di discordia interna all’Imperatore. Tutto è probabile nella morale dei tempi che corrono, ma è ben tutto doloroso per noi e ancor questo è cosa che par convenuta.  

 

31 [marzo 1798]

Si è fatto Nobile dal Consiglio il Baretta da Schio. Dopo tanta Democrazia si è trovato il fumo, e l’arrosto di 4000 ducati. In 300 persone di simil fatta si sconterebbe un poco del pubblico deficit.

I Democratici ridono di tutto, fremono delle sballottazioni, e tengono per certo che non giunga per adesso l’organizzazione veneta, e che Thugut osservi su ciò tutto il silenzio.

I Nobili poi vedono attraversate tutte le loro idee, parte dal destino, e parte da delle cattive direzioni.

I soldati vanno a poco a poco nelle bellissime caserme, ma già tutto è un nulla per essi. Gli Ufficiali tormentano nelle case, e il piede di guerra lo sopporta solo i sudditi.

Il Vescovo non vuol intendere il cerimoniale coi Deputati, i quali vorrebbero un poco erigersi, e li ha trattati con mali modi. Ciò va male in questi tempi in cui l’essenziale dovrebbe premere, ma le teste sono eguali in tutti i tempi, e la paura fa far qualche volta delle buone figure, ma momentanee.

 

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2  [Aprile 1798]

Ai 31 di Marzo è sortita l’organizzazione Veneta: questa è un caos che si andrà decifrando s’è possibile. Mi sembra Venezia posta a scuola. Oh memorie passate! Veramente l’uomo ha da conoscere più l’umiliazione che la gloria.

Frattanto si organizza, la Truppa si moltiplica, né niente si vede di consolante. Dio voglia almeno accordarci nelle nostre disgrazie il bene della calma, e la lusinga d’una pace stabile che a me sembra impossibile.

 

3  [Aprile 1798]

L’organizzazione Veneta pare una miserabile provvisorietà, salve le rendite regie, le quali premono soprattutto. Non si vede per nulla il genio, né l’intenzione di favorir questi paesi, anzi sembrano un pegno sull’incerto, al quale si da quel pensiero che non si può far a meno, esaurindone le sostanze.

Così le cose non possono stare a detto dei ragionevoli, ma il dilatamento non par probabile coll’ingrandimento dei Francesi colla Svizzera, Roma, e forse Napoli. La guerra par inevitabile ad onta d’una Pace tanto solennizzata. Non vorrei ancora che venissimo giocati al ballone come il nostro solito. Staremo a vedere.

 

4  [Aprile 1798]

L’organizzazione Veneta riguarda soltanto la Giudicatura Civile e Criminale, e la Pulizia [=polizia]  della Città sulle norme del 1796. In ottobre poi saran sistemate le Finanze, e altre cose, così misteriosamente dicono quelli che si vantano di saper tutto.

Si dicono arrivati a Verona altri 10 mille Tedeschi, molti ancora sono per viaggio; cosa debba succedere niuno può prevvederlo.

Noi intanto scarseggiamo di generi e si va sentindo il peso della guerra, e delle armate, cosa invero che la nostra passata abbondanza non ci ha fatto scorgere durante due anni di disgrazie.

I Tedeschi sono tranquillissimi, e non si sa che vi sia truppa per romori militari; pensano a pulirsi, a dormire, e a spenderne pochi. Sembrano veramente fatti di legno.

Si van riducendo delle Caserme con tutti i comodi possibili, e la delicatezza militare supera i privati. Pare alle volte che desiderebbero di fare di tutta la Città una sola Caserma; tanto vorrebbero sempre dilatarsi senza fatica.

Con tutto ciò il buon umore del paese continua. Vi sono dei partiti, ma in pieno c’è molto buon senso, e moderazione. Non è così nelle nostre Città vicine; oh il paragone dei loro mali passati e presenti rendono di molto inferiori i nostri!

 

5  [Aprile 1798]

A Verona si prepara gran alloggi per la venuta di molta truppa.

Le nostre funzioni della settimana Santa camminano con molta freddezza: il non aversi composto il Cerimoniale col Vescovo e la Città, i tedeschi che non amano la Chiesa fa sì che il Popolo che ai Francesi non osservava ne và perdendo l’ammirazione. Le apparenze almeno sono sempre utili e in Religione, e in Politica.

 

6  [Aprile 1798]

Si dubita sempre del nostro destino. Le novità che si sentono non collimano che a maggiormente inquietarci: i Francesi vanno avanti, i Tedeschi son di piombo, non v’è il cielo che possa ajutare per una conclusione.

Quì sembra che non vi sia nemmen Truppa tanto il Tamburo, le voci, e gli uomini dormono. I romori militari mi sembrano creati dalla natura per i tedeschi, tanto abbisognano di essere scossi, ma la bisogna va altrimenti.

 

7  [Aprile 1798]

Oggi si ha condotto in Città 6 capi ladri, di cui tutto il nostro Territorio è infestato.

 

8  [Aprile 1798]

Il Vescovo ha invitato il Generale, e lo Stato Maggiore alle funzioni del Duomo, ed ha dimostrato di amar piuttosto di dar la Pace ai Protestanti che ai Cattolici. Questa scena colla Città irrita il Paese. Si vedono delle gran faccie nuove, l’anderivieni di questa gente è sospetta.

Per  verità la Guerra attuale non à che fare colle passate, e per conseguenza la Pace non può esser equabile come le altre, mentre l’eloquenza, il raggiro, e l’inganno sono le armi che vengono adoperate più delle altre in questa lotta straordinaria.

Quando il francese arriva a persuadervi, siete certamente burlati: e ciò si è veduto nella rivoluzion Veneta, e nel maneggio stesso di ogni rivoluzione, quando si arrivava alle loro suggerite energie, loro stessi erano i primi a reprimerle, tale è il zergo.

Non si sa bene lo spirito della Veneta sistemazione. Si vuole che vi sarà della mistura, massime nella toga. Certa genìa di gente che pone la gloria solo nell’interesse non può mai esser utile. Ma tutto è destinato perché il mondo debba cangiar assolutamente di massime.

 

9  [Aprile 1798]

Oggi sono partiti per la Cisalpina Crosara, Baldissaroto, Fincato venuti senza passaporti in mezzo a della Truppa Tedesca. Il Popolo fece evviva e reciprocamente s’insultarono.

Tutto è mistero, ora si agisce con vigore, ora con temenza, cosa debba succedere non si sa.

In pieno i tedeschi non s’affezionano a noi, anzi ci dimostrano tutta la diffidenza, e apprendono il danno del nostro clima. Oh che razza di nazioni ha suscitate la Provvidenza! Il povero Italiano vien soverchiato dagli uni, ed umiliato dagli altri, oh che bestie vivaci, e torpide.

 

10  [Aprile 1798]

A Venezia non c’è buon umore, e per verità in niun Paese del nuovo acquisto. L’esaurimento, la permanenza di molta truppa, l’incertezza del nostro destino, il cangiamento totale del nostro Governo, e dei nostri usi fà sì che quì si vive alla giornata, non s’interessa più a nulla e non si è tranquilli che nei castelli in aria.

 

11  [Aprile 1798]

I Francesi, e i Cisalpini dicono che fra due mesi ci renderanno liberi: i Tedeschi dicono che fra due mesi avranno la Lombardia: dunque patta. Vedremo però come questo imbroglio si decifrerà.

Gran rigori per i passaporti. Sembra che non si sdegni, né si tema che i deboli Cisalpini. Verona è un oggetto di compassione, quasi unico in Italia, la ripartizione del suo Territorio [ricordiamo che il confine era all'Adige, quindi Verona era tagliata in due], la prossimità, l’inquietudine interna, le perdite passate, e il danno attuale formano tanti oggetti, onde deplorar la sua posizione.

Mille imbarazzi sull’organizzazione Veneta. Non si vuol capire la Lettera, e si vuol forse congetturar lo spirito che non ha. I Dottori ragirano miseramente tutto. Qualcuno fa l’Ambasciatore, ma l’Ambasciator non porta pena, né nissuna nuova. Oh che miseria di cose e di uomini. in Aristocrazia, in Democrazia, e in Monarchia! Tutti sanno tutto, e si regolano con dei piccioli oggetti, e con delle mire private che fanno pietà: intanto gli accorti approfittano di tutto, e fanno vedere il fattibile. Povera Patria!

 

12  [Aprile 1798]

Le lettere di Germania portano la morte dell’imperatore, ma i Generali nulla dicono.

Si fa ogni giorno gli esercizi in Campo Marzo. Lo spettacolo non può esser più bello. Tanta bella gente, così ben montata, e disciplinata sorprenderebbe, se le disgrazie non l’avessero troppo umiliata nelle nostre idee. Non v’è né Tamburi, né Bande, quantunque le anime di questi soldati avrebbero necessità di esser scossi. La loro ferocia vien contaminata dall’arte.

Sempreppiù si moltiplica insensibilmente la Truppa, e per quanto le Caserme venghino popolate le Case dei particolari non lasciano d’esserne ripiene.

Gran imbrogli per il provvedimento delle carni: le cabale che vengono fatte ci minacciano una Quaresima. La carne porcina venuta da Trieste solleva col suo prezzo alla carezza dei viveri che si fa sempreppiù sentire.

Per il Politico i dottori imbrogliano le faccende, attraggono tutto a se, e il buon senso del Paese è ributtato.

 

13  [Aprile 1798]

Oggi da delle Dame si ottenne la grazia  d’un soldato che doveva esser fucilato per ladrerie. Il Colonnello Postvooski fece ciò insinuare per salvarselo.

Gran Truppe tutto sul piede di guerra, e si crede che a Rastadt le cose non caminino bene. Dopo di aver perduta la man sinistra del Reno, non si sa come salvar la destra. In Germania si vive male, malcontenti del Gabinetto, dei Generali, e Uffiziali, si vive male per i danni passati, si soffre attualmente dalle Truppe, e si teme di nuovo la guerra.

 

15  [Aprile 1798]

Arrivata a Venezia qual quadro mi ha offerto una capitale una volta il centro della libertà, della gloria, e della politica! Qual avvilimento ne’ più sensati! qual squallore nell’universale. Il nuovo Governo va sistemandosi, ma niente non piace.  Il malcontento, la disperazione s’incontra a ogni passo. Gli angioli stessi se discendessero dal Cielo durerebbero fatica a contentar gli ambiziosi, a saziar la miseria, e a far trovar buona la servitù in chi comandava.

Le nuove di Vienna attesa la bandiera Francese sfoggiata impensatam.e dal Ministro Bernadotte in piena pace, fa temere di una nuova rottura. Qual disgrazia!

 

28  [Aprile 1798]

Mentre a Venezia si tien per certa la guerra, quì a Vicenza al contrario, non solo si si lusinga, ma anzi si crede che si starà tranquilli. La Truppa non indica alcun movimento. Kray è andato però a veder Verona, Legnago e tutti i posti delle passate battaglie, ma si dice per sua curiosità.

 

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P.mo [Maggio 1798]

Kray fu a vedere i luoghi delle battaglie e confessa che fu un castigo di Dio tante perdite; dice che se succede la guerra andranno certamente a Parigi; che gli Ungaresi, e i Transilvani non sono Tedeschi; che il Nord è deciso se nasce novità, di appoggiare per il proprio interesse; dice poi che la necessità esige a una dichiarazione di guerra di deportar tutti i Giacobini in Germania, acciò non facilitino delle nuove sommosse e tradimenti. Intanto noi siam qui in mezzo, e temiamo sin l’acqua fredda.

 

2  [Maggio 1798]

Oggi si sparge che l’armata Austriaca attesa la Pace definitiva conclusa a Rastadt, il di cui congresso è di già sciolto, vadi ad impossessarsi in esecuzione degli articoli segreti di tutti i  Paesi sino all’Adda, si vuol però che Mantova non vi sia compresa.

Alcuni Ufficiali di Stato Maggiore parlando col nostro incaricato alle Caserme da farsi in Territorio hanno detto che si vadi adagio in tal spesa, mentre non solo queste saranno inutili, ma verremo anzi alleggeriti di molta truppa.

Altri poi dicono ch’è rotto intieramente il commercio co’ Cisalpini, e che girano in gran quantità le medesime figure sospette che giravano nel Maggio 1796.

Noi siamo alla vigilia o d’una gran guerra, o d’una pace sufficiente. In pieno niun è contento dell’attual situazione. Paesi Veneti accostumati a un sistema felice sono ridotti a vedere con una strada o con l’altra l’impoverimento totale de’ propri paesi, rifondendo tutto a Vienna, senza ritrar mai nulla. La lingua, le fisonomie, la tardanza, l’avidità, la miseria, riescono argomenti di massimo avvilimento.  Dall’altro canto poi il regime Democratico proprio de’ nostri tempi corrotti, portato da una Nazione superba, l’incoraggiamento di tutti i birbanti diventa un altro quadro di orrore. Si può dire con verità che  il buon tempo è finito per chi riflette.

 

3  [Maggio 1798]

Oggi le nuove sono cattive. Gli Uffiziali si mostrano di mal umore, e tengono che vi sarà guerra. Si dice che abbiano disegnati i Campi su tutte le linee. Dalla Germania tutte le notizie sono di guerra. I torpidi Tedeschi fanno l’esercizio tutti i giorni. La Truppa è molta, e si moltiplica. Con tutto ciò niuna certezza autentica da Vienna. Ma tanti apparati, l’affar di Bernadotte, gl’inganni fanno temer di tutto a chi è documentato dall’esperienza.

La Rivoluzione Francese è d’un carattere che mai si è contradetto, il qual deve sottometter tutti i Troni, o venir sottomessa: tutto il resto non è ch’episodi, e riempitivi: il Tempo è il Dio de’ Francesi, il grand’oggetto fu ed è, di esser, o non essere. Gran fatalità il trovarci nel dibattimento d’una tal massima, cioè a dire di venir schiacciati da delle montagne così grandi.

 

4  [Maggio 1798]

I Forni, e le Caserme solidamente formati farebbero congetturar bene, ma tali spese, e tali apparenze nulla significano nel militare de’ nostri giorni.

Si spera, si spera, ma non si sa mai nulla. Il Governo stesso del Paese non può avere sì nel politico, che nelle aderenze, alcuna notizia. Qui si suol dire che le nuove di Tiene, di Lonigo, e di Montebello son sempre le vere, mentre in tali luoghi risiede il filo della comunicazione Francese. In fatto per verità non può esser che dagli iniziati al mistero che possano spargere le cose avanti o subito che arrivano, e che appuntino si verificano.

Qual miseria e qual orrore è l’incertezza delle cose, situazione resa continua da questa guerra. Si è sempre alla vigilia di veder dissipate e le sostanze, e la sicurezza stessa della vita: contuttociò bisogna mostrarsi indifferenti e simulare con chi di cuore desidera ogni male. Vi son però nei due partiti dei gran storditi, e dei cattivi, ma il sistema corrente alla perfine assicura a tutti, il buon ordine, le sostanze, e la vita, lo che diventa incerto nel sistema rivoluzionario. La pura Democrazia è ben bella, ma posta in esecuzione è ben difficile e chimerica massime nella corruzione decisa di questo secolo, in cui vien vantata per pretesto.

 

10   [Maggio 1798]

Le cose sono sull’istesso piede, cioè a dire totalmente incerte. Pare però che la voce della Pace sia universale. Si ha sostituito a Vienna altro Ministro a Bernadotte, e altro console a Trieste.  Si vocifera che Thugut  sia stato deposto, e passi ad amministrar Venezia, e  che Cobenzel sia eletto Ministro in suo luogo a Vienna.

I nostri Democratici però si lusingano del flagello della guerra, e c’invidiano l’unico bene che abbiamo della tranquillità.

Niente si dice di bene né di Pellegrini né alcuna cosa di Ottinger. Si spera del bene, ma esso è tardo a comparire in questi sciagurati tempi.

A momenti si tiene che si svilupperanno decisamente le cose. Dio lo voglia, ma siamo troppo avvezzi a tremare, e a viver male per lusingarci assai in nostro vantaggio.

 

11  [Maggio 1798]

Oggi corre la Pace, e ottime nuove da Vienna che si pretendono ministeriali al Generale Kray. Con tutto ciò sono ordinate varie Carrette che devono trasportar dei Cannoni, e delle munizioni che vengono da Venezia: si potrebbe anche supporre che ne forniscono solamente le Piazze sprovviste.

A Legnago non si fa gran lavori, e si decantano solo i Fortini fattivi dai francesi.

Il Governo va sistemandosi con una gran confusione: oggi si vuole, domani si contraria, sempre sospetti, dubbiezze, incapacità, diffidenze, e contradizioni. Non v’è che la Birbocrazia passata  che renda meno amaro il presente.

Ogni giorno si sente qualche arresto della Polizia, vengono volute le stampe d’emblemi democratici; con tutto ciò si vede le gran faccie nuove, le porte sono guardate, ma il Tedesco non sa né parlar, né veder bene. Poi vengono i sospetti, e per lo più lo stordito vien arrestato, e l’uomo pericoloso gira, osserva, ed è trionfante.

Quando mai terminerà l’inquietudine, la babilonia delle leggi, delle opinioni, e l’incerta nostra situazione. Si vede alle volte qualche raggio, ma non suol durare un giorno intero.

 

13   [Maggio 1798]

Si vuole che Vallis abbia detto che Bernadotte viene degradato e chiamato alla sbarra: che Treillard lo rimpiazzerà nell’ambasciata a Vienna: che Tougut vien deposto per istigazione Francese, e mandato Governatore a Venezia, come una volta Firmian a Milano, e che Cobenzel sarà Primo Ministro: che la Pace è perfettamente stabilita col concorso delle Potenze del Nord a tal effetto: circa l’Italia la Cisalpina sarà dichiarata conquista Francese, e però Mantova, Brescia, Bergamo, Crema, Ferrara, e Bologna all’Imperatore: Milano al Re di Sardegna,: Genova, la Svizzera, e le fortezze del Piemonte alla Francia: il Mantovan vecchio al Duca di Parma: Modena al suo antico Duca: Roma al Papa.

Si vuol che Laudon abbia divulgato ai Deputati di Verona l’Itinerario dell’armata Austriaca per tal dilatazione. In generale Kray dice di non saper nulla, ma che spera bene. I Democratici che prima giubilavano della guerra, ora cangiano linguaggio, non si sa se per istruzioni o altro. Tra pochi giorni si saprà. Sono arrivati dei gran Cannoni. Dio voglia per provvedere le nuove Piazze: di mali, d’incertezze non se ne può più, sarebbe ore di venirne al termine.

 

14  [Maggio 1798]

Essendo stato inavvertitamente gettate dalla casa Marchesini un vaso d’acqua sull’abito del Generale Kray, mentre andava alla Messa Ongarese; il Generale fece un gran sussurro, come giustamente doveva; mise in arresto il servo, ne minacciò i Padroni di Casa; ma il buon Tedesco  terminò la cosa col mandar la Polizza del Sarto, non rimandando la divisa, e sorprendendo un Paese non solito a tali piccolezze. I discorsi lo costrinsero a dar tal summa a poveri.

Oggi le nuove patiscono la solita terzana, la speranza è di restar domani senza febbre.

L’umor dei Democratici fa sperar bene. Questo non inganna mai; le faccie lunghe, dice Augerau, sono un gran termometro.

 

15  [Maggio 1798]

Si discorre molto dell’elevazione del Dazier Braghetta alle Finanze, e del Senettini alla camera delle  riscossioni dai Democratici che giubilano d’una minorazione di potere nella Nobiltà. Con ciò fanno vedere la loro passione, e il desiderio che hanno di metter torbidi, e far che le persone si mostrino a vicenda malcontente del nuovo Governo. Ma la gente di buon senso ha conosciuto troppo bene i bei giorni di Democrazia ch’essi ci han fatto soffrire l’anno scorso, per non sopportare qualunque disposizione, e discerner chiaramente che qualunque figura comparisca in scena non avrà mai essa il poter d’un Acher, e di un Chiminello.

Le buone nuove di cui si lusingano i amici dell’ordine, non sembrano confirmarsi. Con tutto ciò la Pace par sicura: se vediamo terminato il regno dei birbanti, qualunque cosa sarà buona.

È veramente una cosa inquietante il vedere che dopo una così strepitosa, e trista esperienza, si ami ancora d’ingannar e stessi, e desiderar come prima un tanto male alla  Società. La prova del rimorso è che qualunque spera alla perfine un tal esito, non osa dirlo apertamente, ma in mezzo a mille garbugli vantano di vedere la sola verificazione della propria opinione per il piacer anche d’inquietar l’anima del partito opposto. Non c’è però né gran virtù, né gran vizj, mentre in fondo non succede gran disordini.

I Tedeschi ogni due mesi cangiano dalla Città alle Campagna. I alloggi continuano, si paga un carantano al giorno alle case, e si suol dire che in tal guisa l’unica cosa a buon prezzo sono gli alloggi.

Parma vien chiamata l’arca di Noè, mentre in mezzo al diluvio Democratico  essa si conserva illesa.

 

16  [Maggio 1798]

Noi siamo nel solito bivio; per verità si spera del bene, ma niuna cosa lo comprova.

Quando mai cesserà una così dolorosa incertezza.

I Democratici stan zitti, si pretende che Kray che si tenne in politica sin adesso s’abbia espresso molto decisam.e contro di essi, con tutto ciò mostrano le solite speranze.

I Tedeschi sono in collera contro il promulgatore dell’itinerario, che faceva avanzare l’armata Austriaca. Qualche cosa si deve però vedere; i Patani però non si turbano di nulla, non amano di saper notizie, né di darne, non leggono fogli, si sorprendono dell’altrui curiosità, e sono veramente delle statue in carne ed ossa.

Dei Cisalpini non si sa nulla, e detratti i raggiratori, in generale niuno può parlare, e vive assai male.

 

20  [Maggio 1798]

Non scrivo tutti i giorni, mentre le nuove son sempre contradditorie, e basta il saggio che si è sin qui veduto, quantunque le vociferazioni sieno qui ancora  maggiori.

Ora sono venute lettere che ordinano di non più progredire alle spese delle caserme. Ciò vien preso per un ottimo indizio. Già tutto verrà supplito com’è di ragione dalla Cassa Regia.

Le lettere di Germania portano la Pace, il Luchesini deposto sta in Prussia. Thugut a Vienna. Cobenzel promosso è andato a Rastadt dove deve giunger Bonaparte per dar gloriosamente l’ultima mano alle negoziazioni. Se ciò fosse non v’è luogo a rotture.

Né i fatti, né le fisonomie Tedesche non indicano nulla, anzi essi si maravigliano come si sfaccendiamo tanto per saper le cose, e si contentano di lagnarsi del  nostro clima ora freddo, ora caldo, e dei prezzi dei generi.

 

24  [Maggio 1798]

È indescrivibile l’incertezza in cui siamo. Un giorno si tiene per sicura la Pace; l’altro si attende l’avanzamento delle truppe. Ma dalla Germania oggi le nuove sono di guerra. Non si parla che di triplici, quadruple, e ottiplici alleanze. Il congresso di Rastadt lusinga della Pace, ma v’è chi lo tiene per una Comedia. Infine i dubbj, i sospetti, le angustie, e il timore di non aver più riposo, né tranquillità sono sempre nel medesimo grado. Si dice arrestato in Arzignano l’Abate Fortis il quale volendosi giustificare al Kray disse: Ah Generale se vedeste il mio cuore! Io non vedo il vostro cuore, ma conosco bensì la vostra mano: esso gli rispose: io non scrivo che colla saputa di Pellegrini: al che Kray rispose: Pellegrini è un onesto uomo, il quale ha avuto la disgrazia di venir circondato da dei birbanti, ma in adesso egli ha la fortuna di conoscerli di mano in mano, e di smascherarli.

Un soldato tedesco ubriacco si pose colla sciabla alla mano alle 9 della sera a sciabolare chiunque passava; una Dama incorse grave pericolo, e sul ricorso venne bastonato. Se non ci fosse del rigore dicono gli Uffiziali medesimi, che non si si potrebbe salvare in niun conto, e v’è fra d’essi e i Francesi quella differenza che passa  fra gli uomini, e le bestie.

Tutti i giorni si fanno esercizi in Campo Marzo. Il colpo d’occhio è bello, ma sia l’infausta prevenzione, o il timor naturale per l’avvenire, non si può formar su di essi gran lusinga. Sembrano stucchi, muraglie, e piuttosto una pittura ben esatta, che una Truppa vivace, pronta, e agile secondo la tattica moderna.

Il Governo va caminando, ma si ha da combattere le abitudini, le opinioni, e una certa avvedutezza, e prontezza propria degli Italiani, e particolarmente Veneti, che mal combinano con qualsisia straniero.

Tutto è a caro prezzo. I Ladri infestano il Territorio in Città però non c’è male, e si vive tranquilli, sempre però alla giornata stante il destino corrente.

Un barcaiolo veneziano avendo perduto il remo della Gondola mentre dormiva fu sgridato da un Patrizio aspramente.  Qual meraviglia rispose egli ch’io abbia perduto il remo mentre dormivo, se Vostre Eccellenze cogli occhi aperti  hanno perduto tutto il loro Stato. Infelice Venezia qual destino!

 

27  [Maggio 1798]

Le cose sono in un alto silenzio, si spera però Pace. Qual vita!

A Venezia sono malissimo contenti del nuovo Governo. La Terra Ferma non ha che la dispiacenza della novità, e non il sacrifizio di vecchia Sovranità. Con tutto ciò tante nuove Leggi non precisate, non acconcie, formano il soggetto continuo del discorso.

Continuano gli alloggi nelle case, e appena si si accorge dell’erezione delle Caserme. Gran peso!

V’è una quantità di Ladri pel Territorio, e non viene preso quelle misure che si dovrebbe in tal emergente. I Tedeschi non conoscono gl’Italiani, e Kray ama di farsi amare dai suoi soldati.

Si fa da Carcano 12 recite dell’Ero e Leandro nel Teatrino di Reale.

Si vive tranquilli in mezzo alla confusione, e al vortice delle cose.

 

30  [Maggio 1798]

Siamo in un tal arenamento di nuove, che da vari giorni più non se ne ricerca, cosa insolita da due anni.

Kray ha avuto lettere da Vienna, in cui si tien per certa la Pace. I Patriotti che dapprima giubilavano della speranza della guerra, ora sono atterriti, e si contentano di dire: quanti Trattati di Pace, han durato men d’un anno! contuttociò fanno i prudenti, perché oltre di essere notati a dito, temono che le Polizia se ne framischi.

I Geniali Tedeschi sperano la quiete a qualunque costo: ma li fanatici di questo partito passano a Mantova, in Lombardia, e quasi calcolano la Francia annientata con una sciocchezza incomparabile. L’attual guerra, più quasi di politica che di armi non ha ancora insegnato agli Aristocratici come devono contenersi; e tutto giorno si vedono dei Leoni che diventano pecore un’ora dopo. Non so se ciò provenga dal destino, dai pochi talenti, o dalla poca istruzione. L’esperienza è un gran maestro, ma a pochi serve di guida.

I Tedeschi lavorano a Legnago, a Verona, e fanno una strada per acconciare il transito sino a Verona.

Si dice che arriverà 4000 Tedeschi in questa settimana.

Il Governo attuale è imbarazzante, non si sà a che Leggi attenersi in niuna cosa, e particolarmente nel Foro; ma in sostanza a poco a poco si andrà dilucidando e sistemando; e si starà molto più bene degl’infelici Cisalpini, i quali sono in culla per le Leggi, esausti da continue contribuzioni, e inquietati da una truppa indisciplinata e rivoluzionaria, e da tutti i disordini che ne vengono in conseguenza. Locché noi si troviamo tutto all’opposto, e infondo dobbiamo giubilare del nostro essere, tantoppiù che i cattivi colle loro cavillazioni ne mostrano tutta la rabbia e l’invidia.

 

31  [Maggio 1798]

Kray ha avute nuove che sia arrivato il Conclusum da Rastadt, che niente si penetra, ma che si tien per certa la Pace. Gli vien scritto ancora che si sta negoziando quella d’Inghilterra, la qual sagrifica le sue conquiste, e anche il Capo di Buona Speranza, se i Francesi rinunziano il Belgio.

Qualche buona nuova ci deve esser certo, mentre i Patriotti son di mal umore, e fanno la cera onesta, e dolcificano l’opinione. 

 

 

 

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P.mo  [Giugno 1798]

Non si parla che di ladri nel Territorio e in Città. Delle Truppe di 16. Persone svaliggiano le Case in pieno giorno. Tutti i prigionieri fuggiti in tempo  della Libertà, i Galioti, i Spadacini, il poco lavoro, e la carezza di viveri n’ è il motivo: Oltre l’inveterato uso di questi paesi, argomento di cui i Tedeschi rimangono sorpresi, e non sanno trovarvi rimedio. Questo disordine proviene anche per l’attual demarcazione, mentre è facile il tragitto reciproco dei delinquenti. 

Passa delle Truppa ma in poca quantità.  Si vede gran cedule, e si ha calato il prezzo delle monete, già monopolio mercantile, per cui colerà tutto l’oro in Germania.

Gran discorsi sul Foro, e sul resto della sistemazione; tutto secondo la parzialità dell’opinione, ma in pieno si osserva della malcontentezza.

 

4  [Giugno 1798]

Ieri andò in scena una Bellissima Opera Buffa. Rafanelli, Strina ec. bel spettacolo, e gran Teatro.

Le nuove sono di Pace, ma colla solita oscurità. Con tuttociò par che adesso si possa lusingarsi più dell’ordinario, mentre non si framischia mai cattive notizie, come fu sempre per il passato.

 

6  [Giugno 1798]

Si fece scena per aver due Farse, piuttosto che una. Dodeci sussurroni vollero tal puerilità; già è il destino di questo secolo che pochi storditi d’un Paese mettino a soquadro il resto.

Ci sono proclami per la tranquillità di domani in cui invece di esclamar Viva Casa Bissaro si deve dire Viva Francesco II. Non vi sarà Pallio perché non si può combinar il cerimoniale, e per ischivar i sussurri d’un dopo pranzo.

Si torna a temer la guerra: non si sa qual destino agiti le menti umane, certo tutto combina a rovinar qualunque piano e lusinga.

Non v’è dopo la mezza notte che il solo Caffè  di Pigozzo che sia aperto.

 

7  [Giugno 1798]

La Rua camminò placidamente sino alle due molto popolo, poco brio e niun disordine.

Il Corso è  stato bellissimo in Campo Marzo, colla banda militare, che vi suona tutte le feste.

Superba festa in Casa Caldogno, in cui ballando le ragazze a uso Tedesco la resero maggiormente brillante.

Bellissimo Teatro dove si fece le due Farse. In questa giornata si scordò le combustioni d’Europa, in una placida gioja, e in una qualche pompa che denota che i Francesi al dir dei Giacobini han lasciato qualche cosa, e che se la Pace corona l’opera, noi avremo ancora i consueti nostri passatempi.

Vi fu qualche Veneziano il quale porta in fronte l’avvilimento, e la mala contentezza.  Essi han perduto più della misera Terraferma, la quale abituata ai mali trova bene qualunque picciola cosa.

 

12  [Giugno 1798]

Quando si credeva che il Congresso di Rastadt fosse terminato si vocifera che vien trasportato a Seltz per l’opportunità del Direttorio Francese, il quale non può sortire dalla Republica durante la sua reggenza. Qual debba esser l’esito di tante negoziazioni, e di tante innovazioni che di mano in mano accadono, non è a portata di chi si dirige con basi, e principj.  Tutto è  nuovo in questo secolo, morale, politica, società, quieto vivere, e affari, dunque staremo a vedere il risultato. Gran caos, e gran voragine! qui siamo sul piede di guerra: molti soldati: si fortifica Legnago, e Verona; si fa strade provvisorie; si rovina stabilmente, e si studia il Geografico di queste infelici contrade. Il Governo va zoppicando nei suoi labirinti, e si sistema con lentezza: le intenzioni son buone, i mezzi scarsi, ma pare che i cattivi alla lunga non avranno voga, e ciò non  è un piccolo conforto dopo tante disgraziate esperienze.

Si fa opere quì, a Padova, e a Verona; ci si diverte provvisoriamente.

I Veneziani sono avviliti. I Democratici non san più dove abbiano la testa, gli altri garrulano, e sperano.

Il Vescovo va chiamando i Preti democratici, di consenso del Governo, e questi che non mancano di ciance raccontano i dialoghi avuti, e vivono al solito.

Si pensa alle Carni, e al buon prezzo dei viveri, ma il secolo della miseria va incamminandosi, e la bella eloquenza non è buona a rimediare alle  disgrazie reali.

Se i bei manifesti fossero dei fatti, oh che Governi! Oh che felicità! oh che abbondanza! Ma il fatto è che si esaurisce e si distrugge tutto, e non si edifica mai niente di bene.

 

14  [Giugno 1798]

Gran Generali che vanno e vengono per la Billington, e per visitar Vallis.

Quì non si sa nulla, e sono inutili le ricerche, si gode però la più bella Opera del mondo. Raffanelli di cui si fece una statua a Parigi per la sua comica, canta  eh che la vada come la pol andar. La Strinasacchi gorgheggia furiosamente  evviva il buon tempo fin che dura.

 

18  [Giugno 1798]

Le nuove son sempre incerte. In Germania si tien per certa la Guerra; quì si si lusinga della Pace, per il bene non c’è fondamento; per il male i preparativi dinotano molto. Rastadt e Seltz tengono in sospensione tutta l’Europa.

Si vocifera che vi sieno delle novità in Piemonte. Un mese tranquillo è sempre foriere d’una nuova rivoluzione particolarmente in Italia.

Il nostro Governo si va sistemando sempre provvisoriamente, e sempre alla vigilia di una nuova organizzazione. In fondo non si sa a che Legge attenersi, e si vive provvisoriamente tranquilli.

Gran abbondanza di Ladri nella nostra Provincia, anche attesa la poco rigida disciplina del nostro Generale Kray. Il piano in questo articolo si sta aspettando, e non vorrei che fosse sul gusto della Guerra, di cui si progetta la Pace, quando è perduto tutto.

I Veneziani avviliti e malcontenti scorrono pochissimo la Terraferma.

Abbiamo un altro Generale detto Morcin, che  ha una moglie curiosa e strana.

Gli Uffiziali frequentano poco il Teatro; non imparano mai la lingua, non trovano buone le nostre società, ed hanno il prurito di dir male delle Case dove alloggiano. Gran scena comica, e seccante per noi; ma attesa la fatalità dei tempi convien stimarci felici anche di questo.

 

20  [Giugno 1798] 

Il Generale Vallis scrisse che verrebbe per tempo a Vicenza, e Kray si lusingò che venisse a veder le Caserme, di cui esso ne mostra di andar superbo. Ma Vallis pensa alle Belle, pensa alle opere, e giunse tardissimo colla sua Dama. Pranzò da Kray, fu sul Corso, e s’illuminò il Teatro. Il Paese è ben sortato di aver un’opera Buffa che richiami almeno queste secondarie Divinità.

Si parla di Russi, di Prussiani, di Austriaci in marcia, si progetta alloggi per il circondario di 4. miglia della Città. Sarebbe ben funesto, che dopo tante negoziazioni pacifiche, dopo tante lusinghe di Pace, di avvanzamenti si vedessimo tutto ad un tratto nel tristo fornimento d’una nuova Guerra, di cui il passato, il presente, l’immaginazione, e la ragione non possono presentire niuna lusinga favorevole all’armata anti-democratica. Si vuol sperare però, che l’Italia sia una regione inutile ai Francesi, e ch’essi la destinino ai compensi.

Ciò si vedrà fra non molto.

Il Teatro fu superbo, ma i Patriotti poco brillanti, Wallis partì subito dopo l’Opera.

 

23  [Giugno 1798]

Fu quì di passaggio Laudon colla sua sposa. È arrivato pure il Principe Reuss, il quale dice battuta la flotta Francese dagl’Inglesi; e cge non c’è più dubbio per la pace, e che questa sarà molto gloriosa per l’Imperatore.

Oggi la Città ha aperta una pubblica Beccaria per smascherare le birbanterie dei Beccari, e per sollevare il popolo.

Il Consiglio nostro per ragiro dei dottori fece podestà l’Anguissola con una sola balla di più in favore, venne intromessa la parte per un parente ec. Con tali scene si rovina anco quel poco di credito che ci resta.

I Patriotti sperano nella guerra, e nella Flotta francese, vivono da disperati, e sul male altrui o civico, o futuro.

L’ambizione attraversata, e la cupidigia è la sostanza di quel che decantano per opinione. Veramente gli uomini sono cattivi!

 

26  [Giugno 1798]

I fogli, e le lettere di Germania fanno temere la guerra. Qual rovina sarebbe per noi! Non c’è che la esistenza delle negoziazioni che ci faccia sperare.

Ma tutte le voci e i preparativi sono eguali all’anno scorso.

 

3[0]  [Giugno 1798]

Si dice presa Malta dai Francesi. Fin che dura le negoziazioni la Svizzera, Roma, e Malta sono rivoluzionarie. Qual mistero! Ogni giorno si teme la guerra, poi si si conforta colla lusinga che tutte queste bagatelle siano affari intesi. Ma niente si sa, e tutto si teme. La Francia ha un ascendente che stordisce. Se noi la portiamo fuori almeno di non divenir pazzi in mezzo a tante e così interessanti novità, non sarà poco, mentre tutto il giorno si troviamo alla tortura. I Tedeschi sono indietro rispetto a noi di cent’anni, i Francesi ne sono avanti di altri cento, e noi siamo in mezzo, e viviamo molto male. Pieni di soldati, pieni di carta monetata calante, pieni di sospetti, di dubbiezze e d’incertezze. Qual presentimento di non aver più bene! Tutto sembra provvisorio, e non s’ha il coraggio di far nulla. Oh secolo indiavolato!

 

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