2. Il Feudo

 

La vicenda del Feudo Bissari si trascinava ormai da oltre cinquant'anni ed era talmente intricata da scoraggiare chiunque.

Ora, l'occhio  di Girolamo scorreva rapido sulle  annotazioni  che suo padre aveva riportato a margine dei  volumi che  riassumevano la storia della famiglia fin  dai  tempi più remoti. Scorrendo  tali note ci si poteva ragguagliare di tutte le  vicissitudini di quel pluridecennale processo. Le brevi frasi scritte a margine di ogni pagina riuscivano ottimamente a riassumerne il contenuto. Ma  un conto   è   leggere delle brevi  note  riassuntive,  un conto   è    studiare tutto l'incartamento. Qui  si trattava di documenti secolari che datavano fin dal 1281. Si  trattava di decifrarli e di capirne bene il significato.

Suo padre aveva fatto tutto questo:  Girolamo ne era ammirato.  La  pergamena  del 1281 ne citava una  precedente, del  1186, dal cui contesto, si evidenziava come già in quel tempo la loro  famiglia fosse tra le più importanti. La prima investitura del feudo della  Costa Fabrica (oggi Costabissara) e Castelnovo datava invece dal 1285.

Loggia sei-settecentesca  della villa Bissari a Costabissara

L''investitura  ufficiale confermava i documenti precedenti:  i Bissari erano già allora molto in vista:  nessun Principe  o Vescovo concede feudi al primo venuto!

[Più recentemente (aprile 2008) al centro di un magnifico manoscritto miniato francese della Morgan Library N.Y. (MMS 222) abbiamo visto uno stemma che ad un primo esame pareva dei Bissari. La curiosità ha costretto ad approfondire la cosa: i blasoni differiscono di poco: tre bande rosse per il Bissari: due sole per il francese. Il colore delle bisce è descritto come verde, anche se l'illustrazione fornita è tutt'altro che verde. L'altro blasone a dx con le bisce azzurre è riportato in una pubblicazione araldica francesi moderna, riferito alla famiglia de Réfuge.

La definizione della foto non è certamente il massimo, ma ingrandendo (con un applicativo di grafica) si riesce a vedere la differenza del numero delle bande. Il manoscritto è del 1460-70. E' il "De consolatione philosophiae" di Severino Boezio. Il blasone francese è appartenuto alla famiglia bretone de Réfuge, dopo i feudatari precedenti i cui nomi, comunque non avevano nulla da spartire colla figura delle bisce. Non è comunque da dimenticare che le due ultime vere (vere per intenzioni) crociate furono condotte dal re di Francia S. Luigi IX e si svolsero fino al 1270. Il vescovo di Vicenza Bartolomeo da Breganze era in relazione ottima con Luigi IX essendo stato con lui in Terrasanta.

[Luigi IX guidò due crociate: la VII 1248-1254 contro l'Egitto ayyubide, durante la quale fu fatto prigioniero, e dove perse il fratello Roberto d'Artois (battaglia di al-Mansourah), per poi essere rilasciato dietro il pagamento di un riscatto; tuttavia, rimase diversi anni in Terrasanta per collaborare con le autorità latine del luogo e per rinforzare le difese del residuo territorio crociato, il cui destino era peraltro segnato (nel 1291 sarebbe caduta San Giovanni d'Acri, e con essa ogni speranza di uno stabile insediamento cristiano in Oltremare). Tragico fu l'esito della VIII nel 1270, condotta contro l'emirato di Tunisi (forse per volere di Carlo d'Angiò, o forse per un errore di prospettiva geo-politica): Luigi morì in quei giorni, non di peste, come comunemente si crede, ma di dissenteria dovuta alla mancanza di acqua potabile. In ogni caso, furono entrambe crociate fallimentari].(Da Wikipedia)

A questa amicizia si deve il dono della S. Spina e il conseguente tempio di S. Corona in Vicenza.

Questo per dire che non è fuori luogo ipotizzare forse una qualche relazione dei Bissari, in quel periodo, con qualche famiglia francese - magari con un matrimonio. Le notizie dei bretoni non risalgono anteriormente al 1350, quelle dei Bissari risalgono al 1180 ca.

Ricerche ulteriori (2010) permettono di chiarire come la relazione coi Bissari è certa.  La descrizione del  manoscritto miniato (222, d. 524) riporta testualmente " Manuscript on vellum, written and illuminated in Northern France in the second half of the 15th century for a member of the Bissari family of Vicenza , Italy. Il Bissari in questione è il Matteo Bissari al seguito del vescovo Pietro Garbo, legato pontificio in Francia, che diventerà poi papa Paolo II.

Ma torniamo a noi.

Nelle  sanguinose lotte che in quei lontani tempi avevano dilaniato tutta  l'Italia  - pensava Girolamo  - essi  avevano  reso importanti servigi al Vescovo tutelandone gl'interessi,  e ne  erano  stati ricompensati con l'investitura del  feudo citato che si  estendeva per ben oltre quattromila campi  e comprendeva anche  diritto di caccia, pesca, mulini, acque, osteria e giurisdizione civile,  ossia l'amministrazione della giustizia.  Essi  soli  avevano l'onore di  scortare il Vescovo  quando solennemente  prendeva possesso della Sede Episcopale  vicentina;  gli  fornivano una cavalcatura bianca  ricchissimamente  bardata e ne tenevano la briglia durante  tutto il corteo: essi soli erano i Palafrenieri del Vescovo.

Questo dimostrava lungo i secoli,  pubblicamente,  le loro benemerenze antiche. (Sono tuttora conservate le loro numerose  richieste  di  esercitare il privilegio del palafreno).  A  farla  breve,  Girolamo si rese presto conto che  tutto quella sequela di successioni annebbiate dal tempo,  era stato  accuratamente studiato da suo padre,  non  soltanto per desiderio innato di conoscere, ma proprio per necessità. Egli aveva dunque,  con un lavoro immane, sviscerato minutamente l'archivio studiando le successioni, le eredità, i  legati,  le  spartizioni  di oltre quattro  secoli  perché voleva finalmente rendersi conto in prima persona di  come stessero le cose. Solo adesso Girolamo perdonava a suo padre  quegli  atteggiamenti  da letterato, che  a  suo tempo gli erano  sembrati  scostanti.

Quante  volte,  da ragazzo ed anche più  tardi,  lo  aveva giudicato vanitoso e misantropo,  con quel suo eterno isolarsi in biblioteca ove rimaneva ore su ore!

Poi, di tanto in tanto li chiamava, oppure riuniva attorno ad essi anche degli amici di  famiglia e declamava loro  i  versi che aveva composto. Forse la letteratura  era il suo unico, vero, svago.  Si  trattava, secondo l'uso d'allora, di odi in occasione di nozze, carmi di omaggio a qualche autorità, sonetti gentili alle dame; si trattava addirittura  di celebri poemi stranieri tradotti da lui in italiano, e posti in versi ! La  scrittura di suo padre, minuta, regolare, non indulgeva a flessioni e proseguiva diritta, coi chiaroscuri delle iniziali ben marcati. Dava l'idea dell'inesorabile, proprio  come  inesorabile era stata la sua volontà nel perseguire i suoi scopi.

Il  pensiero  di Girolamo ritornava all'argomento  di  cui ora, egli, non suo padre, doveva occuparsi.

Il  Magistrato sopra Feudi nell'occasione di rinnovo  dell'investitura  aveva richiesto tutti i titoli feudali precedenti. I loro documenti erano  sempre stati in  regola;  diversamente  non avrebbero avuto  la continuità  delle  investiture per tutti i secoli passati. In quegli  ultimi decenni, però, la vicenda s'era complicata  oltre  ogni  dire per l'estinzione di  due  delle  quattro  famiglie Bissari esistenti... Ora rimanevano solo essi e i Bissari  di Gualdinello.  Il problema era:   - I  beni delle due linee estintesi,  pochi  o molti che fossero, a chi, e in che misura dovevano succedere ? Ed inoltre:  l'altra famiglia,  era poi proprio legittimo che succedesse? Questi  problemi - lo sapevano tutti a Vicenza e da  molti anni  - erano tuttora insoluti, per quanto si fosse brigato a Venezia dagli avvocati  e dai Santoli  delle due parti. Dicevano  che  non  si poteva decidere  perché c'era  una lacuna nei documenti.

-  Ma le ultime perizie parlano  chiaro  - osservava Girolamo - eccole qui:

-  ...1740,7 aprile A  chiunque  faccio fede... io  perito  dei  caratteri benché antichi... sopra il feudo di Enrico e Singofredo...  figli di Gualdinello  Bissari... 1298... le due postille  sono di mano  di Martin da  Cesena ...  che rogò   il  documento...: ...la  prima nelle  parole  ... Nisi  heredes   masculos  ipsius  Enrici... la seconda  nella parola... alio... 

E  poi  quest'altra perizia di  Gio.  Antonio  Gatti  dice chiaro  che il manoscritto   è   del 1281 ed   è   ...esente da erosioni e cancellature...

- È chiaro  che  la successione  deve avvenire  come  al solito!

Girolamo  non ce la faceva proprio più a seguire le  scartoffie. Fior  di ducati erano ormai fluiti da casa  Bissari  nelle mani dei giuristi ;  l'insigne  Dottore Antonio Cappellari continuava ad occuparsi di tutta la pratica. E  dopo tutto quel tempo - e quel denaro  - non si  vedeva  ancora una schiarita all'orizzonte.

La busta dei documenti era lì, aperta,  sul tavolo. Girolamo  si ripromise di tornarci sopra con più calma  in un altro momento, con migliori disposizioni d'animo.

- Papà, papà !

Entrò  Camillino  correndo e si gettò tra le braccia  del padre che lo sollevò in  alto con un sorriso. Uscirono abbracciati dalla biblioteca,  mentre  don Lorenzo,  sollevando  appena gli occhi dal suo paziente  lavoro scosse impercettibilmente la testa in un atteggiamento  di compassione per il padre e per il figlio.....

Gualdinello Bissari, figlio di Ascanio e di  Tarquinia Giustinian, lo abbiamo detto. apparteneva  ad  un  ramo collaterale dei Bissari. La madre proveniva dai Giustinian, trapiantati da tempo da Genova, a Venezia, a Vicenza.

Stemma dei Giustinian

Tarquinia conservava dei Nobili Veneti (N.V.) tutta l'alterigia e la boria della Dominante verso i Sudditi. Nell'opinione comune dei Nobili Vicentini tale boria poteva essere tollerata a Venezia,  ma non si addiceva proprio lungo  il  Bacchiglione,  ove s'era gelosi  della  propria Vicentinità.

- In fondo i Veneziani che altro erano  se non dei trafficanti? Avevano un sacco di ducati, certamente, ma si trattava pur sempre   di  gente  che s'era da sempre occupata  solo  ed esclusivamente di danaro. I veri Nobili vivono della rendita dei campi: s'occupano solo di attività elette e lasciano i  traffici ai  mercanti e agli ebrei.

 Ascanio  Bissari  sposando Tarquinia oltre ad  una  pingue dote  s'era  portato  in casa una buona  dose  di  potere, occulto,  ma  reale,  che gli derivava  dal nome della moglie.

Gualdinello s'era fatto notare da Teresa  Capra Bissari  proprio perché,   forse, agli occhi della  giovane Dama  sembrava  rappresentare più e meglio di Girolamo, l'ideale maschile. Alto, robusto,  massiccio, dimostrava forse, come abbiamo detto, sei o sette anni più dei suoi diciotto. Partecipava   spesso  alle esercitazioni con le  bombarde, fuori del Ponte degli Angeli, sulla riva sinistra del Bacchiglione, al campo dei Torretti. Era  abilissimo a cavalcare e varie volte a  caccia  aveva dimostrato una destrezza  inconsueta che surclassava  Girolamo. Sui  bigliettini cortesi che inviava  - rarissime volte -  a Teresa,  la  sua scrittura non appariva davvero quella  di chi  ha dimestichezza con le lettere. Caratteri angolosi,  con una pressione della penna  esagerata,  frasi goffe, luoghi comuni, insomma proprio l'opposto  della  cortesia  affettata in uso  allora;  proprio l'opposto del formalismo dominante, della creanza. Le sue mani,  forti come quelle di un mungitore non  erano certo in grado di esprimere gentilezza con la penna.

Ma le piaceva.  

Girolamo  aveva manifestato timidamente il suo  disappunto nel  trovarsi Gualdinello troppo spesso per la  casa,  non tanto  perché  ne considerasse la rivalità  - a  torto - quanto  piuttosto  perché non trovava conveniente  che  un esponente degli  "altri Bissari "  gli corteggiasse la  moglie, con tutto quello che bolliva in pentola a causa del feudo.

Quanto al capriccio di Teresa,  via,  non era altro che un capriccio: erano schermaglie innocenti. Sola donna, in una casa così seriosa, di persone tutte ben più anziane di lei,  dopo quello che aveva passato durante le gravidanze,  si poteva pur consentirle un po' di civetteria... Provando  ad immaginare,  ed a dar corpo ad una realtà  di cui conosciamo solo i fatti essenziali...

La Rotonda in un'incisione dell'epoca (da VICENZA CITTA' BELLISSIMA)

Un giorno Teresa volle andare alla Rotonda. Doveva accordarsi,  per andare a Teatro,  con Daria  Maria Scroffa, fresca moglie di suo fratello Marzio, nonché  sua compagna di adolescenziali confidenze al Convento.

Ovviamente si fece accompagnare da Gualdinello. Non trovarono in casa la padrona.   

- Non  ha incrociato la carrozza, Contessa ?

Aspetteremo la Marchesa passeggiando nel parco.  

Il  giovane non seppe mai se la circostanza fosse  davvero  fortuita,  ma  di certo non era lo sprovveduto che si  lasciava sfuggire un'occasione così propizia. Divennero amanti.

Da  quel giorno,  per Teresa,  ciò ch'ella aveva  iniziato come uno scherzo, divenne una passione seria. Nonostante  tutto,  marito, figli, Teresa  Capra  s'era presa quel  Gualdinello  e  voleva  tenerselo. Ma  ora era lei,  presa nel laccio stesso della  sua  passione. E non se ne accorgeva. Gualdinello seppe letteralmente farla stravedere.  In  poco  tempo, quando passavano cinguettanti in  carrozza pel Corso nessuno fece più caso a loro. La vita prevedeva questa consuetudine:  i Cavalieri prima o poi espugnavano la fortezza della Dame, anzi gli assedi non erano poi sempre onerosi. Gualdinello ormai serviva la Contessa Bissari.

 Un  giorno il giovine, a casa Bissari, sul Corso, dovette capitare in biblioteca,  dove  in  quel momento non c'era nessuno. Sullo  scrittoio era aperto il dossier degli antichi titoli  feudali.

 ...In nomine Christi. Amen...

Il  latino di Gualdinello era assai scarso, ma la scrittura era chiara ed il linguaggio facile.

....Anno  millesimo dugentesimo nonagesimo...- milleduecentonovanta  -...Rodolfo...legavit Gualdinello  et Matteo  fratribus suis et Galvano  nepoti  suo,  filio quondam Jacobi Bissario totum potere.....

Rodolfo era il capostipite comune,  uno dei Bissari  delle glorie passate. Le  pergamene crocchiavano mentre furtivamente Gualdinello le voltava. Finalmente gli cadde l'occhio su una  pagina di carta, più recente, inframmezzata  tra la pergamene antiche...

... Nelle  carte qui indicate vi sono molte  informazioni spettanti al feudo della Costa e riguardanti  le successioni del medesimo feudo. Si  legge un'informazione a scrittura del celebre Sig. Dott. Antonio Capellari  a favore delli Sig. Co: Enrico Camillo  Sforza  fratelli Bissari  qu  Camillo  contro Ascanio  Bissari qu Ascanio per la succesione al Feudo della Costa Fabrica e per il Fideicommisso del qu ... pretendendo il qu... Ascanio di succedere per  la metà del Feudo... Su richiesta del Magistrato sopra i Feudi si notifica che  le  carte originali sono andate smarrite...

 - Che cosa ?! .... 

Noi Fratelli Bissari...sicome abbiamo già prodotto tutte le nostre investiture dall'anno 1281  sino al  presente, così l'aversa fortuna non  permette  che possiamo    portare   l'investitura... chiamata   nelle  successive  rinovazioni, essendo stata da nostri antenati smarrita....  

 - Ma bene !

...che  per diligenza  usata e fatta usare nel Vescovado di Vicenza manco s'ha potuto  trovare negli antichi  catastici la sudetta  investitura, registrata  con diverse  di  altri  Feudatarij per esser  corrosa  dal tempo...  

-   Non hanno alcun documento!      

Proprio all'incirca a quella data, Gualdinello aveva sentito   esservi   nebulosità da ambo le parti in  tutta  la questione. Era meglio far leggere quelle carte a persone competenti. Ne  prese alcune,  se le infilò sotto il farsetto  badando che  sulla scrivania tutto fosse in ordine come  prima. Si  diresse con noncuranza verso un'incisione di  soggetto pastorale ch'era appesa alla parete, prese il bastone, il cappello ed uscì con un po' di batticuore. Corse subito da sua madre.  

Qualche  giorno dopo la  Giustinian fu  vista  uscire dallo  studio del suo legale con l'aria  più raggiante che mai. Tempo  dopo, - che importa quanto ? - il Magistrato  sopra Feudi  sentenziava  che non  potendosi   produrre  uno  dei documenti originali, la successione spettava ad entrambi i rami  Bissari in egual misura,  non solo,  ma tutti i beni presenti andavano divisi tra le due linee Bissari.

La sentenza definitiva  è  in data 31 agosto 1759.

In  breve  tempo tutta la  vicentinità  dei  pettegolezzi conobbe i particolari della vicenda. Cominciarono  gli scritturali dell'avvocato della  Giustinian a bisbigliare che una sera ella aveva prodotto  documenti decisivi... Poi i servi di Gualdinello confermarono sottovoce...  Quelli  di Girolamo sospirarono che sì,  forse Gualdinello era stato visto non si sa da chi, varie volte in biblioteca... Poi..poi...poi...  Voci  di  questo  tipo, in una città come  la  Vicenza  del settecento, quando ancora  imperavano  come dovunque la  civiltà della parola e il piacere della conversazione - purtroppo scacciati dall'odierna civiltà dell'immagine - giunsero  presto anche alle orecchie più coinvolte. Inchiesta tra la servitù di casa di Girolamo... Le piccole tessere del mosaico accostate con pazienza   rivelarono presto il disegno incredibile.

Scritturali, serve, chiacchiere,... Chiacchiere  vere e  false... invidia ed ironia... boria  ed ipocrisia... falsi  amici  di  famiglia... Dame annoiate  e cavalieri  farfalloni... Giovanetti  innocenti e  mogli  avide... la tresca truffaldina piuttosto che  passionale... il  tutto condito dal furto dei documenti...

Per carattere Girolamo non sarebbe stato tipo da lasciar correre facilmente sgarbi del genere, anche se l'età e l'educazione - e le leggi - l'avevano fatto riflessivo: i duelli ormai non s'usavano più da lungo tempo.
Il fatto era piuttosto - e lui lo sapeva molto bene - che a Venezia, il nome Bissari stava scritto sul libro nero fin dal 1404, fin dall'epoca della cosiddetta donazione, quando essi erano stati l'anima dell' opposizione a Venezia.
In seguito, nei secoli successivi, altri episodi avevano ribadito i contrasti tra i Nostri e la Dominante, tanto che ormai era consolidata la loro incompatibilità.
Non per nulla, raramente qualcuno di loro assurgeva a cariche veramente importanti nel Governo della Città.

Girolamo stesso, non aveva ricoperto altro che qualche incarico squisitamente di secondo piano. Faceva parte della piccola commissione che s'occupava del nuovo assetto da dare al Campo Marzo.
Non che gli dispiacesse, anzi.
La dimestichezza con Ottone Calderari che s'occupava del progetto dal punto di vista urbanistico, gli permetteva di imparare tante cose interessanti
Così si sarebbe dato da fare del suo meglio, ora che c'era da spianare la collina subito al di sotto della villa Volpe e da restaurare o demolire - non s'era ancora deciso - la Casara nel bei mezzo del grande spazio.
Certo, certo era un'attività gratificante, ma dal punto di vista del vero potere - quel poco lasciato da Venezia ai maggiorenti locali - chi teneva il bastone in mano e contava di più politicamente non si chiamava certo Bissari.

Ora poi... la causa feudale contro gli altri Bissari... con tutto quel chiasso... La vedova di Ascanio... Quanto aveva giocato il cognome Giustinian nella sentenza definitiva?...
E Teresa...

Girolamo dovette suo malgrado far buon viso a cattiva fortuna e si propose di dissimulare. Non una smorfia, non un gesto, tradivano in pubblico le sue emozioni. Riusciva a continuare la sua vita come se nulla fosse.
Fu eletto ancora Deputato al Consiglio della Città e prestò la sua opera obbligatoria e gratuita con tutto l'impegno di cui era capace. In fondo - pensava - lo spirito dei Bissari aleggiava anche in lui: non tirarsi mai indietro.

Non possediamo dati per sapere con certezza quel che avvenne in casa Bissari in quel periodo.

Un documento - restituzione di dote a Teresa Capra - potrebbe anche far pensare ad una separazione tra i due, poiché la sua data è posteriore di pochi mesi ai fatti narrati.
Il caso Teresa-GualdineIlo era infatti assai più che una faccenda tra Dama e Cavalier Servente. Non si trattava solo di beffe. C'era un danno. E che razza di danno!
C'erano abbondanti motivi per giustificare una bella causa di separazione anche allora.
D'altro canto la abbastanza recente morte del vecchio Enrico, la conseguente divisione ereditaria ed infine la perdita della causa feudale, spiegano abbondantemente: separare gli effetti dotali di Teresa dai beni soggetti a successione e/o divisione.

Troviamo più che logica la seconda ragione anche perché poi i due si riappacificarono.

Non siamo comunque lontani dal vero nell'immaginarci un Girolamo amareggiato nel suo cruccio, chiuso nel suo livore, ed una Teresa afflitta da sensi di colpa, ma ancor più, di rabbia, nel sapersi ignobilmente truffata da Gualdinello proprio nella sua femminilità.

I pochissimi dati che ci restano di Teresa nei tempi successivi ci consentono di osservarne il comportamento, diciamo piuttosto spregiudicato, anche per quell'epoca.
Non vorremmo dar di lei l'immagine di una donna solo al negativo, anche se un suo quasi contemporaneo - Giovanni da Schio - lo ha fatto. Sappiamo troppo poco di lei ne abbiamo il diritto di giudicare più che tante il senso morale di quei tempi con quello dei nostri... Ci limiteremo a dire che Teresa ci appare come una donna dal sangue caldo Dopo Camillo, ella ebbe alftri sette figli, tutti maschi. E fin qui nulla di particolare.

Più interessante è invece sapere che appena qualche anno dopo l'inganno di Gualdinello con le conseguenze che conosciamo, ella si prese un altro Cavalier servente, che a dirla col nominato cronista Giovanni da Schio

... fu Vincenzo Scroffa... (fratello della cognata, il quale, n.d.r.)... le pose in casa un figlio che fu argomento di sussurro e di discordia agli altri fìgli suoi...

Ora poiché il figlio in questione si chiama Francesco e nasce nel 1768, Teresa contava allora - se son giuste le date - trentaquattr'anni. Proprio l'età del massimo splendore per una donna.

Non conosciamo l'aspetto fisico di Teresa: non c'è rimasto purtroppo nessun ritratto di lei, o almeno, non siamo riusciti a trovarlo. Dagli eventi che visse, possiamo solo immaginare che debba esser stata una donna desiderata e desiderosa. Il sangue dei Capra che circolava nelle sue vene spiegò ai contemporanei la "vivacità" femminile di lei.

Comunque, i Bissari dovettero ascrivere soltanto a lei, come madre di otto maschi il merito di veder sviata almeno per il momento l'estinzione del loro nome.

Infatti la nascita del suo ultimo figlio, Giovanni, avvenuta nel 1778, non fu una gran festa, poiché il bimbo era nato storpio: evento questo che dai contemporanei bigotti e dalle beghine pettegole, dev'esser stato visto in chiave di giusta punizione mandata dal cielo ad espiazione dei trascorsi peccaminosi della donna. ***
Espiazione di una quindicina d'anni, poiché le tracce di Teresa si perdono all'incirca alla fine degli anni '80.

Girolamo non ebbe acciacchi di sorta fino al 1786, quando un ictus lo colse mentre conversava col Veneto Rappresentante Zaccaria Morosini, del quale, l'Arnaldi citato, afferma fosse molto amico. Lo trasportarono nel suo letto. Dopo qualche ora, assolutamente inerte, riprendendo coscienza ed accorgendosi della sua situazione irripetibile, fu almeno soddisfatto di non dover provocare lungo incomodo ai suoi cari che lo attorniavano in quel frangente improvviso, cosa del resto molto frequente tra i sanguigni Bissari.

Rivide in una panoramica rapidissima la sua curiosa vicenda di capo famiglia, assolutamente insospettata in gioventù, e sorridendo con la mente ancor lucidissima agli scherzi giocatigli dal Destino, se ne andò senza clamore, in silenzio, con una piccola lacrima all'angolo dell'occhio sinistro - unica testimonianza fisica della sua coscienza (soltanto per lui) - mentre pensava un'estrema volta a Teresa.

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*** (Nell'aprile 2008, troviamo che Lorenzo Tornieri - nel 1781- indirizzò a lei un opuscolo di sonetti riguardanti la Rua, appunto intitolato: (La Ruota- Stanze dedicate a Teresa Capra Bissari - Vicenza - Modena).

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