6. Il Ceto Medio


Borghese, nella originaria, semplice accezione del termine è l'abitante del Borgo, come il contadino lo è del Contado Il borgo propriamente detto era il complesso di edifici al di fuori della città propriamente detta, ossia al di fuori della cinta muraria.
Già ancor prima del Rinascimento tale parola significava persona benestante, arricchitasi con i traffici o con mestieri fortunati che "tiravano" e permisero le prime forme di imprenditoria. I lanaioli e setaioli, da semplici lavoranti divenivano maestri dell'arte loro, davano lavoro ad altri, e via via aumentavano la loro produttività assieme ai guadagni, che reinvestivano subito. I mercanti più ricchi ampliavano la loro gamma di attività e il loro credito.

Si ripeté ancora nel '700 quanto già accaduto secoli prima, quando l'Italia iniziò il suo decollo economico, con i suoi artigiani, i suoi mercanti, le sue Repubbliche Marinare e nacque la prima Borghesia, la Borghesia dei liberi Comuni.

Pianta del 1649 tratta da "Vicenza Città Bellissima"

Si osservano molto bene attorno alla cinta muraria primitiva quasi circolare i borghi aggiunti successivamente e racchiusi poi anch'essi da cinte murarie. (E' utile sapere che in questa mappa antica il nord è a destra di chi quarda).

Come già avvenuto secoli prima, i figli dei borghesi più fortunati studiavano nei migliori collegi, talvolta nelle Università, fianco a fianco coi cadetti dei Nobili dedicandosi alle medesime discipline: ecco quindi affiancarsi a questi ultimi un piccolo stuolo di notai, medici, avvocati, agrimensori, ragionieri, per usare la nostra terminologia, di estrazione non nobile.

Ciò che contraddistingue - a nostro avviso - la Borghesia veneta e vicentina in particolare - a differenza di altre, in altri luoghi d' Italia e d'Europa - sembra essere il desiderio di affrancamento dalla supremazia della Nobiltà ottenuto, non tanto mediante una doverosa valorizzazione del proprio ruolo, quanto piuttosto appropriandosi col danaro guadagnato nei traffici, delle rendite terriere nobiliari, per poter adire a pieno titolo - col tempo e le benemerenze - alla vera e propria Nobiltà. In parole povere, i Borghesi arricchiti, ancorati alla mentalità feudale, compravano le terre disponibili - quelle dei Nobili indebitati - per crearsi delle rendite che permettessero loro di diventare Nobili - come secoli prima - rinnegando quindi la loro operosa identità.

Tanto è vero che alcuni di questi arricchiti, nell' Ottocento, ottenuto il loro scopo e comperata la loro nobiltà, accantonarono la grinta imprenditoriale dei loro padri per vivere veramente da nobili, ossia sperperando senza lavorare ciò che i loro padri avevano accumulato e... andarono rapidamente in rovina. Molti altri - per fortuna loro - proseguirono nelle loro attività ed abbinarono il successo politico a quello economico. Diversi titoli nobiliari del Regno d'Italia premiarono le scalate di questi neo-nobili, definiti con spregio dai Nobili con la N maiuscola, come parvenus, e nelle sontuose ville passate di mano vediamo spesso ancor oggi il cartello giallo .."Villa Contarini - Camerini"..."Villa Trissino - Marzotto" Accanto al nome Nobile, quello del Borghese che ha comprato la villa e spesso la Nobiltà.

Nel Vicentino, i settori di attività più redditizi erano il laniero ed il serico. I pascoli dei Sette Comuni fornivano lana facilmente reperibile ed a buon mercato ed anche in pianura l'ovino era immensamente più diffuso del bovino, proprio per l'attività tessile indotta. I piccoli contadini tenevano anche delle pecore e capre. In ciò aiutati dal fatto che esisteva giuridicamente la servitù del Pensionatico: cioè  il diritto di pascolo su terre altrui, incolte o dopo il raccolto; diritto sancito da secoli in quanto storicamente un tempo le terre erano state dei Comuni, poi alienate ai privati per necessità varie, ma ferma restante la servitù del diritto suddetto. La qual cosa era anche conveniente per il proprietario in quanto il passaggio delle greggi concimava la terra. Nelle campagne del '700 gli ovini erano enormemente più numerosi dei bovini: a centinaia di migliaia.

Tale situazione favorevole non era destinata a perdurar ancora molto, poiché da un lato le lane estere, dall'altro il cotone, che già s'affacciavano nei nostri mercati, sarebbero presto divenuti determinanti cause di crisi per le tenuissime possibilità di un'industria embrionale come la nostra. A questo si deve aggiungere l'abolizione del pensionatico, in un secondo momento, come diremo poi.

I campi erano tenuti a filari vitati. Gli alberi - molto spesso gelsi - sostenevano viti dalla produzione non eccezionale in qualità, ma apprezzata per la quantità e lo scarso impegno lavorativo. Il gelso era ovviamente preziosissimo fornitore di materia prima per alimentare i bachi da seta (cavalieri). Grazie a quest'albero generoso e robusto, allignante dovunque, il contadino aveva un'altra fonte di lavoro e di reddito, che gli permetteva una vita meno aspra che altrove.

A Vicenza, Thiene, Schio, Valdagno s'erano stabilite da tempo numerose manifatture grandi e piccole di lane e sete, ed i mercanti Vicentini godevano di vasto credito in molte città d'Europa.

Gli archivi conservano ancora dei curiosi bigliettini (curiosi per noi) con firme estremamente arzigogolate: s'intuisce da essi come gli svolazzi e i ghirigori che divennero nell '800 vezzi calligrafici codificati dal corsivo commerciale, fossero in origine marchio di riconoscimento, firme, difficilmente imitabili. Circolavano infatti vere e proprie lettere di credito su Colonia, Amburgo, Parigi presso i vari corrispondenti residenti in loco...Erano cambiali, assegni :

... Pagate al Co: Luigi Porto ....ducati .....

Era il prestito a chi viaggia, al mercante, naturalmente dietro interesse. Il Borghese svolgeva all'occorrenza anche attività bancaria.Anche a Vicenza come in molte città il prestito di danaro era stato da secoli istituzionalizzato con la creazione del Sacro Monte di Pietà, che in origine aveva scopo umanitario: il prestito su pegni era praticato al Tasso del 4 % o 4,5%.Tassi superiori eran considerati usura e non potevano esser praticati dai cristiani. Infatti li praticavano gli Ebrei, i quali non potendo per definizione possedere terre, disponevano per contro dell'unica ricchezza che si può, in caso di necessità, facilmente portare con sé: il contante, l'oro, i preziosi.

Ma non solo gli ebrei trafficavano denaro. I Conventi più ricchi - le stesse Badesse dell'Araceli - investivano le loro rendite in prestiti al solito interesse del 4,5% e talvolta anche al 5%.A maggior ragione divenne logico quindi che anche il prestar danaro rientrasse nella sfera di attività della borghesia capitalistica nascente.

C'era più che mai bisogno di contabili. Per giunta, in ordinamenti giuridici e consuetudini di quel tipo, come abbiamo avuto agio di osservare a proposito del feudo Bissari, le cause civili non erano di poco conto, specie per l'intrecciarsi delle parentele, e le contese legali tra famiglie d'uno stesso casato e non, ben di sovente si prospettavano asperrime.

C'era più che mai bisogno d'avvocati. Gli ordinamenti feudali, pesantissimo retaggio medievale ancor perdurante, hanno creato, nutrito, impinguato generazioni di avvocati, maestri nell'arte di dividere il capello in quattro.

Distinguo sottilissimi, - veri figli della Scolastica che li aveva nutriti - casistiche conosciute a menadito, perizie e controperizie; fiumi d'inchiostro e maree di parole hanno ricoperto montagne di ottima carta ...Brutta copia, poi ancora brutta copia, poi una bella copia con qualche correzione ed infine decine e decine di pagine in bella, scritte così bene da parere a stampa, con le brave citazioni latine a margine ed i riferimenti in grassetto, magari con sottolineature a sanguigna: questi i lavori degli avvocati!I Bissari avevano collezionato oltre seimila atti. Tutto si faceva col notaio e l'avvocato.

Ma prosperavano anche il medico, lo speziale, l'agrimensore: tutti costoro, i professionisti, i figli dei borghesi, assieme alla Nobiltà più illuminata, assieme agli Ecclesiastici meno fanatici, costituivano una sorta di sodalizio del pensiero che costituiva il nucleo attivo della Borghesia intellettuale di allora. Chi esercitava una professione che presupponeva una cultura, inevitabilmente leggeva libri e gazzette e si trovava quindi a far parte di una élite selezionata. Molti sono i nomi che corrono in mente a proposito degli intellettuali: tentare di citarne alcuni non ha alcun senso, e perché s'incorrerebbe in grossolane dimenticanze e perché non avrebbe scopo fare un nome senza accompagnarlo da un cenno; in entrambi i casi saremmo più prolissi di quanto necessario e non vogliamo chiedere maggior sforzo al lettore. E' doveroso tuttavia non dimenticare uno di questi nomi, soprattutto perché si tratta d'una donna e nobile, per giunta.

Elisabetta Caminer, nobildonna veneziana, moglie del Turra medico, naturalista, nonché editore. Già a Venezia essa animava due periodici: l'Europa letteraria e la Nuova Gazzetta Veneta. Lo stesso Giovanni Scola, vicentino, grazie alla sua collaborazione, poté dare alle stampe il suo " Giornale Enciclopedico " che fu, citiamo il Berengo: ...l'unica voce risoluta nella battaglia Illuministica contro la superstizione ed il fanatismo nelle province della Repubblica ...

Trasferitasi a Vicenza Elisabetta  continuò la pubblicazione  col nome di Nuovo Giornale Enciclopedico

    

Il Nuovo Giornale Enciclopedico e il volume di Bertrand, stampati da Turra: gioielli della Caminer.

Per le edizioni Turra ad esempio, usciva nel 1780 il pregevole volume di Bertrand (di cui diamo il frontespizio), tradotto dal francese dal titolo "Elementi di Agricoltura", ove in una sobria quanto bella veste tipografica, il chiaro sottotitolo - Principi fisici dell’agricoltura... - ci indica, se ce ne fosse bisogno - lo scopo utilitario di quelle pubblicazioni ormai sempre più numerose. Elisabetta era in contatto coi più bei nomi dell'intellettualità di allora e fu tra le poche voci che diffusero la cultura estera tra noi. Ella ebbe certamente parte non infima nel preparare, almeno indirettamente, le menti più aperte ad una, ancora nebulosa, ipotesi di rinnovamento del mondo politico e sociale.

La Villa Fracanzani di Orgiano

Proprio nella villa dei Fracanzani di Orgiano infatti, ov'ella era di casa; sufficientemente lontana e sufficientemente vicina da Vicenza e da Padova. Lontano dagli sguardi troppo indiscreti infatti, si radunava spesso un gruppo di individui che venivano chiamati Liberi Muratori.

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