7. I Liberi Muratori

 

I Liberi Muratori o Framassoni (Frères Maçons) erano - in segreto, si capisce - fautori del cambiamento delle istituzioni.L'origine della Massoneria come corpo regolare, come organizzazione delle Logge, si pone a Londra nel 1717. E' verosimile porne invece i riferimenti storici nelle corporazioni altomedioevali di muratori; liberi, proprio perché affrancati dalle servitù feudali, dato che l' abilità e la conoscenza dei segreti edificatori conferiva loro la protezione della Chiesa e il privilegio di potersi recare dovunque fosse necessaria la loro opera preziosa.

La forte caratterizzazione religiosa dei riti e simboli in uso nelle logge ha la sua spiegazione in queste origini. Proprio per la libertà di spostamento delle Fratellanze di questa manodopera altamente qualificata noi troviamo disseminate per tutta l’ Europa le imponenti cattedrali gotiche, elevate ovunque con le identiche, raffinate tecniche che stupiscono ancor oggi.

Fanno testo per l'Italia i Collegi dei Maestri Comacini, affrancati già con l'Editto di Rotari del 632.

L'invenzione della stampa secoli dopo, sconvolse poi la tradizione orale dei segreti delle corporazioni, e pertanto, circa il secolo XVI, si fece sempre più raro il vero e proprio "squadrare la pietra", mentre permasero gli indirizzi di comportamento tradizionali: solidarietà, mutuo soccorso, riserbo, spirito cosmopolita, e vennero sempre più accettati nella Fratellanza elementi che aderivano ai codici etico-speculativi pur senza esser del mestiere; finché, col tempo, la Massoneria non fu composta ormai più che da soli Fratelli "Accettati".

Accettazione di un nuovo Libero Muratore

L'intento speculativo - e cioè di pensiero - prevalse su quello tecnico. Lo spirito cosmopolita, l'assoluta parità di diritti e doveri degli affiliati, al di sopra e al di fuori di ogni diversità sociale, economica, razziale, politica, religiosa, non potevano non affascinare le menti più pronte, in una società come quella settecentesca, dove il culto della ragione doveva misurarsi con l'intolleranza, perdurante eredità delle lotte di religione del secolo precedente. Anche a Vicenza tutti i bene informati conoscevano che i Padri di S.Corona - Domenicani - sorvegliavano con zelo l'ortodossia intellettuale.

Due esempi per tutti: Don Stefano Lorenzoni, laureato e docente in Diritto Ecclesiastico, era stato dichiarato eretico e quindi condannato ...prigione a vita... e a portare una veste violetta con croce rossa, a digiunare tutti i venerdì, a fare quattro comunioni all'anno, e altre particolarità.. .

In seguito anche l'Abate Checcozzi ebbe un bel po' di noie, sempre perché accusato di eresia.

Nonostante la paura di tutto questo, proprio durante il Settecento, la Massoneria si diffuse ovunque rapidamente poiché l'impulso razionalistico non poteva tollerare i vincoli del pensiero.

A Venezia come dappertutto, dapprima la Loggia non trovò ostacoli. Ne fecero attiva parte Carlo Goldoni, Giacomo Casanova e Francesco Griselini - un industriale - intelletto particolarmente pronto alle innovazioni tecniche manifatturiere.

Anche in Vicenza la Loggia annoverò molti nomi illustri, nomi che spiegheranno poi abbondantemente le connessioni dell'ideologia libertaria, e quindi democratica, e a suo tempo filofrancese nel nostro Territorio.

Nelle riunioni o riduzioni dei Liberi Muratori si dibattevano in anteprima gli argomenti di riforma della società. Non che tali argomenti fossero nuovi: da decenni in tutta Europa le proposte di riforme sbocciavano qua e là: in Vicenza stessa vi fu chi seriamente aveva studiato il problema e cautamente formulato alla Serenissima ovattate proposte di cambiamenti: tutto inutilmente.I simboli strani, il compasso, la squadra, il grembiulino, i drappi di velluto nero con cui erano addobbate le Logge e gli stessi iniziati, facevano parte della tradizionale coreografia settecentesca, che in questo caso contribuiva a circondar di mistero - e di fascino - e forse serviva per farli scambiare per innocui, arcani alchimisti. Il riserbo e la segretezza erano dunque giustificate dal fatto che la libertà di pensiero costituiva a dir poco un'eresia.

Comunque, i Liberi Muratori

.... Non pensavano minimamente ad organizzare cospirazioni armate o congiure, limitandosi piuttosto a considerare alla luce delle " illuminazioni " tipiche della loro epoca, le ipotesi di compromesso tra il vecchio e il nuovo, nel tentativo di mediare l'esigenza progressista, con la continuità storica in cui i dati stessi della tradizione secolare - Monarchie, aristocrazia, cattolicesimo - sono considerati come suscettibili di assumere significato positivo in una prospettiva riformistica.... (A.Sestini ).

Ciò, ora, ai nostri occhi è tutt'altro che eversivo: politicamente si trattava infatti soltanto dell'ipotesi di allargare il potere alla nuova borghesia che cominciava a contar sempre di più nella vita economica del Paese; allargamento che lungi dall'esser democratico nel senso in cui oggi s'intende, non comprendeva affatto il popolo, ma soltanto i più abbienti, o meglio, i pochissimi molto abbienti non nobili. In sostanza si trattava di avvicinarsi all'organizzazione sociale inglese, dove la monarchia era divenuta costituzionale e la borghesia faceva sentire la sua voce, né più né meno, della classe nobiliare.

Ma nel 1785 Venezia ebbe coscienza della potenziale pericolosità ideologica di quelle Logge per le proprie istituzioni oligarchiche, e le soppresse d'imperio. Ci precisa un cronista ottocentesco di estrazione ecclesiastica il Dian, che riportiamo, specie per il suo curioso - ai nostri occhi - concetto di uguaglianza:
...varii distinti soggetti di tutte le Classi formavano tale Unione secreta, in cui il secreto medesimo può indicare cosa essi andassero macchinando. Questi socj aveano modi di unirsi e d'intendersi impervii agli altri, aveano pratiche le quali sembravano tendere alla vera superstizione ed in vista di tutto questo hanno già subito gli anatemi della Chiesa colle Bolle Pontificie di Clemente VII nel 1738 e di Benedetto XI nel 1751.Aveano poi per base d'indurre tra sé e fra gli uomini tutti una eguaglianza e fratellanza la quale dovendo sussistere tra persone di diverso culto,tende all'indifferentismo ed è perciò in opposizione diretta colla Religione: Fratellanza che dovendo stabilirsi tra persone di diverso grado è incompatibile con le varie gerarchie civili...

La Loggia di Vicenza, quando fu chiusa, aveva sede in Contrà Carpagnon in una casa di proprietà dei Velo.

I nomi sono riportati da Fabio Mutinelli e li citiamo poiché proprio da essi e partì il nucleo rappresentativo del Giacobinismo vicentino:

Co: Francesco Sangiovanni, Co: Ottavio Monza, Co: Francesco Anguissola, tre di Casa Portinari;Francesco Modena: Girolamo,Antonio,Francesco Co: Thiene; Lionardo Co: Bissaro; il dottor Giovanni Scola; Lodovico Scomazzon; Giovanni Beretta; un prete Della Piazza, di Schio: Andrea Balci; Felice Lioi; un Pietrobelli; Bartolomeo Tormeno; Francesco Saggini e G.Btta Pedrazza di Thiene; Girolamo Festari di Valdagno.

I transfughi delle Logge trovarono spesso luogo ove riunirsi presso le sedi delle Accademie, fiorenti allora in tutt'Italia.

E' forse solo un caso la ripresa delle tornate della stessa Accademia Olimpica - dormiente da moltissimo tempo - o non piuttosto - per alcuni (L. Muratori) - il volersi riunire, in sordina, magari sotto altra veste?.

Nella Repubblica Veneta era in vigore la censura, sia per i libri d'importazione, sia per i libri stampati all'interno, i quali, prima d'esser messi in vendita dovevano munirsi della "Licenza de' Superiori". Naturalmente le idee che potevano turbare l'ordine costituito non erano gradite e le relative pubblicazioni venivano bandite dallo stato, a maggior ragione quando si trattava di idee avversate dalla Religione. Va detto tuttavia che spesso la censura esercitata dal Magistrato preposto allo scopo non sortiva l'effetto voluto, o non si applicava con il dovuto zelo. Sta di fatto che nel Territorio e soprattutto nella Dominante circolava una gran quantità di libri che proprio non avrebbe dovuto circolare.

Il già nominato Giornale Enciclopedico riportava ad esempio traduzioni di opere straniere proibite, apposta - ve lo si diceva esplicitamente - per confutarle alla luce degli insegnamenti di S. Romana Chiesa. Solo che troppo spesso la confutazione riusciva assai meno convincente che la tesi proibita.

       

Il frontespizio ed una tavola dell'Enciclopedia

La presenza dell'Enciclopedia addirittura nelle biblioteche degli ecclesiastici dotti (ri-citiamo G.B.Duso, Arciprete di Bolzano) ci indica a sufficienza il grado di penetrazione delle nuove idee.

 

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