8. Le Feste

 

Nella Vicenza del'700 - come altrove, del resto - il Teatro svolgeva un ruolo insostituibile per le relazioni di società. Per gli spettatori era importante ciò che vi si rappresentava, ma fors'era ancor più importante lo stare assieme e lo scambio di opinioni che ne seguiva.

Il Teatro Eretenio, distrutto nel 1944 dai bombardamenti, fu costruito proprio nella seconda metà del secolo XVIII col denaro anticipato dai privati che vi avevano prenotato i palchi. Questi rimanevano proprietà materiale dell'acquirente, morto il quale, andavano agli eredi proprio come le case e i terreni. Si trattava, dunque, né più né meno,di un teatro in condominio, com'era uso comune dappertutto, dato che bene spesso proprio i privati s'erano fatti carico di costruirlo e a loro spese.

Le platee di allora non presentavano file di sedie fisse, ma come in una sala qualsiasi, vi si disponevano i tavolini, attornoai quali sedevano gli spettatori, che gustavano bevande e pasticcini ed assistevano allo spettacolo. Durante le feste, i balli si davano nella platea, sgombrata per l'occasione. Mozart e Cimarosa non erano conosciuti soltanto a Vienna o a Napoli: gli attori e le primedonne percepivano cachets favolosi anche a Vicenza. Nei palchi, in platea,all'uscita dopo lo spettacolo, le serate si prolungavano ed anche nei ritorni in carrozza, stretti stretti, Dame e Cavalieri. Tutti sciamavano commentando le recite, sostavano al Caffè di Piazza o da Pigozzo a bere una cioccolata.

Spesso i Nobili, salivano al loro Casino, in Corso, accanto alla Spezieria (la farmacia al Casino esiste ancora e ne porta ancora il nome) a giocarvi somme talvolta ingenti. Gli ospiti venuti da fuori alloggiavano allo Scudo di Francia, agli Schioppi o ai Due Mori che allora godevano fama di ottimi alberghi.

Non meno importante era le partecipazione alle celebrazioni civili e religiose.

... Il Pontificale del Vescovo, i Canonici in solenne corteo, il Clero tutto coi paramenti delle solennità... la processione... il tuono dell'organo mentre s'usciva di chiesa... il profumo dell'incenso che diffondeva dai turiboli furiosamente agitati da chierichetti, cui non pareva vero esser una volta tanto fra i protagonisti della coreografia...

Alle processioni c'era tutta la Città: i Rappresentanti di Venezia in alta uniforme, i Nobili e le Fraglie, tutto regolato nelle puntigliose precedenze da un minuzioso cerimoniale oggetto spesso di secolari rancori. Il pomeriggio di Festa s'andava tutti in Campo Marzo ove spesso si tenevano le corse. Corse di cavalli o di uomini. Era invalsa anche l'usanza di far correre in gara alcuni servi con la livrea della famiglia nobile di appartenenza: si chiamava la corsa dei lacché.

Le Dame uscivano spesso in portantina. I Nobili si compiacevano di rappresentare sé stessi; i plebei, nel vedere la rappresentazione. La vita stessa, almeno nei giorni di festa, era Teatro. Oggi durante il Carnevale, sfilano talvolta per le strade mostruose e comiche raffigurazioni di cartapesta.

Il giorno del Corpus Domini, a Vicenza, si portava in processione la Rua.

La Rua in una antica incisione

Si trattava di una costruzione simbolica a forma di pinnacolo, con figure allegoriche viventi, realizzata in varie forme nel corso dei secoli, ma portante sempre una ruota da molino collocata a mo' di trofeo. Altissima,quindici metri e più, non si trainava su mezzi a ruote, ma si portava di peso,a piccoli tratti,da un'ottantina di uomini. L'origine di questa tradizione non è del tutto chiarita.

La versione più sensata narrerebbe di una ruota a mo' di trofeo che i Vicentini avrebbero asportato da Padova durante le lotte comunali: più o meno come per la secchia rapita. La Fraglia dei Nodari aveva patrocinato la Rua per secoli ene aveva fatto il suo simbolo. Per inciso, aggiungeremo che dopo un periodo in cui la tradizione della Rua languì perché l'eccessivo costo non era più coperto dai Nodari, essa fu patrocinata proprio dalla famiglia Bissari, tanto che venne chiamata Rua Bissara.

Ai nostri giorni la ragnatela di fili che deturpa il cielo del centro storico cittadino impedisce la reviviscenza di tale tradizione, che costituirebbe -costi e sicurezza delle persone a parte - un'attrattiva storico- turistica non indifferente, specie perché qui non si tratterebbe d'una tradizione fasulla, quanto piuttosto d'una manifestazione realmente effettuata nei secoli passati e smessa solo pochi decenni fa a causa di una disgrazia.

(Sulle Fraglie, o meglio, Confraternite, si dovrebbe aprire un capitolo a parte,data la loro importanza nella vita d'allora, ma ci contenteremo di un cenno. Esse erano le fratellanze delle professioni, arti e mestieri, o corporazioni, ognuna con personalità giuridica, statuto, sede, Cappellano, Santo protettore, iscrizioni e relativi privilegi. A favore delle fraglie furono istituzionalizzati taluni privilegi che del resto spesso ancor oggi permangono ed anzi, si estendono, a favore di ordini professionali ecc. Se dapprima esse avevano favorito l'economia comunale, nel corso dei secoli spesso  si corruppero ostacolando l'avvento di economie su più vasta scala. Proprio come oggi.... Ovviamente i Nodari, Medici, Speziali erano assai più quotati e potenti dei fornari, scarpari o molinari..) Proprio come oggi....

Il Tornieri rivendica la Rua esclusivamente alla fraglia dei Nodari. Nella sua cronaca alla data del 13 Gennaio 1797 :

"...Fu istituita l'anno 1441 dal Collegio dei Nodari come il loro Tabernacolo per onorare la Festa del Corpus Domini. Sino all'anno 1483 la fecero sempre portare. Quell'anno vollero deponerla, ma la Città si oppose : si fece rinunciare il jus di portarla, e da quell'anno in qua la costrusse e la portò sempre a sue spese. Vedi l'Archivio di S.Corona e i manoscritti del Dr. Vigna che si conservano nella pubblica libreria..."

Tornando a noi, è inutile aggiungere che chi godeva di più in queste feste era, forse, soprattutto il popolano, giacché - almeno - in quei giorni non lavorava. E - contrariamente ad oggi - erano davvero molte le feste di precetto!  

Peccato che il Papa nel 1765 ne avesse soppresso ben 20 (tutti i giorni commemorativi degli Apostoli, oltre a varie altre commemorazioni): provvedimento significativo che la dice lunga circa la tempestività dell'adeguamento ecclesiastico alle crescenti necessità produttive d'un mondo che, almeno fuori d' Italia, s'avviava ad un'economia di tipo capitalistico. Per quanto riguarda Vicenza, comunque, tale provvedimento papale seguiva di tre anni l'Editto Vescovile che consentiva di lavorare nei campi in caso di necessità "se soddisfatto il precetto della Messa".

 

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